Il nuovo Futurismo di Dario Brevi a Palazzo Principi

Una riflessione giocosa sul mondo dell’infanzia

Dario Brevi è nato a Limbiate, in provincia di Monza e Brianza, nel 1955. Laureatosi in Architettura al Politecnico di Milano, negli anni Ottanta entra a far parte del movimento artistico “Nuovo Futurismo”, teorizzato dal critico bolognese Renato Barilli.
Nella mostra di Correggio, intitolata “Animali e altre storie”, sono esposte 24 opere: realizzate in MDF (legno artificiale in pannelli), i lavori di Brevi sono verniciati con smalti, acrilici e tinture industriali e presentano colori brillanti, che richiamano in modo giocoso, ma anche critico e riflessivo, il mondo dell’infanzia.
«L’intento giocoso, ludico e illustrativo sembra sbizzarrirsi nello snodarsi del tema di ogni opera, esplicitato in didascalie accattivanti. Ed è proprio da queste che si può partire per meglio comprendere il lavoro dell’artista, se si vuole andare al di là di un primo impatto», si legge nella presentazione della curatrice Elena Giampietri.
Ho rivolto all’artista alcune domande, per comprendere meglio l’intento che lo muove e l’elaborazione che sta alla base della mostra di Correggio.

Come si situa nel tuo percorso artistico la mostra di Correggio?
«Ho accettato molto volentieri di esporre al Museo Il Correggio perché è un luogo pieno di significati storici e artistici. Antonio Allegri è uno dei più importanti artisti del ‘500 ed essere presente con le mie opere in questo spazio è un onore. I musei, quando danno spazio alle esperienze artistiche contemporanee, rendono più interessante e leggibile l’incontro con l’arte di ogni tempo: antico e moderno dialogano tra loro».

Quali sono i tuoi punti di riferimento artistici e culturali?
«È difficile dire quali siano i riferimenti perché sono molteplici. La conoscenza della storia dell’arte, le esperienze personali, le letture, la musica, gli incontri. In una parola, la vita. Tutto ciò fa parte del bagaglio che poi si esplicita nelle storie, nelle forme e nei colori che utilizzo. Ho capito che l’arte visiva era parte della mia vita quando, da bambino, ho visto la Cappella Scrovegni di Giotto a Padova: ero immerso nella pittura e in un mondo fantastico dove ogni cosa era resa possibile».

Oltre al Futurismo e alla Pop Art, si nota una predilezione per il linguaggio e l’immaginario dell’infanzia. Da dove nasce questo interesse?
«In diversi lavori pongo l’attenzione a temi sociali, l’accattivante stupore iniziale dei lavori lascia lo spazio alla riflessione. Ho iniziato una serie di lavori con i bambini quando l’immigrazione e la guerra in Siria ha provocato una serie di drammi inaccettabili. I bambini sono le vittime più fragili delle scelte sbagliate degli adulti. Naturalmente il mio modo di raccontare la realtà è filtrato dall’arte e dalla poesia, cerco con leggerezza di porre delle riflessioni mentre il racconto dei drammi tramite immagini spetta alla fotografia e alla cronaca. Il linguaggio che utilizzo è vicino alla grafica contemporanea e al fumetto, questo rende più interessante e apprezzati i lavori anche ai più piccoli».

Qual è, a tuo parere, il ruolo che l’arte può ricoprire oggi nella formazione dei ragazzi?
«Mi sono chiesto più volte quale sia il senso del mio lavoro in una quotidianità che ci pone di fronte alle immagini drammatiche di guerra, terrorismo, separazioni di popoli. Credo che ci sia ancora spazio per migliorare le cose e l’arte, che mette l’accento sulla bellezza, rende visibile un mondo possibile. Ci vuole qualcuno che sappia parlare ancora di utopia e che sappia far riflettere sulle cose. Gli artisti non hanno risposte ma fanno domande e pongono l’accento su ciò che di positivo e bello ci circonda. Questo è l’atteggiamento di curiosità che normalmente dovrebbe accompagnare la vita dei giovani. L’arte può aiutare a non rassegnarsi. L’arte deve essere per tutti ed aiutare a rendere più diffusa la sensibilità e l’empatia e tutto ciò non può che far bene alla società».

La mostra, organizzata dal Comune di Correggio in collaborazione con la Galleria Centro Steccata di Parma, sarà visitabile fino al 7 ottobre a Palazzo Principi.

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