Il mondo? Una mappa fantastica, credetemi

Francesca Baraldi, mestiere cartografa

Francesca Baraldi, in arte Baerald, nasce nella primavera del 1982 a Modena. Oggi vive a San Martino in Rio.
È un’artista e cartografa conosciuta per i suoi lavori su libri, giochi e videogiochi, come Dungeons and Dragons, il Trono di Spade e molti altri. Lavora a livello internazionale per aziende come Square Enix, Blizzard, Harper Collins e Wizards of the Coast. Nel suo studio in campagna ogni giorno disegna illustrazioni ed esplora mappe fantastiche, sempre alla ricerca di nuovi e avvincenti progetti.


“Cartografia”. Cosa significa?
«Romanzi fantasy, giochi da tavolo e videogame hanno in comune la cartografia. In ognuno di essi si possono trovare mappe, ma non come quelle a cui siamo abituati per orientarci in strada.
Sono mappe di mondi fantastici, mappe di guerra, cartine spaziali, edifici, città, castelli e sotterranei da esplorare.
Il gioco e la lettura sono fucine di fantasia: il ruolo del cartografo è fondamentale per trasformare luoghi immaginari in paesaggi reali e plausibili.
È fantastico viaggiare per nuovi incredibili mondi, immedesimarsi in essi, dare il massimo per renderli vivi e lasciare che lettori e giocatori vi si immergano!».

Come ti sei avvicinata alla cartografia? È stato un percorso lineare oppure hai considerato anche altri ruoli nell’ambito dell’illustrazione?
«Non sapevo che la cartografia potesse diventare un lavoro quotidiano. La mia speranza era quella di trovare commissioni come artista e illustratrice per giochi e libri. L’opportunità di disegnare la mia prima mappa arrivò quasi per caso mentre lavoravo su alcune illustrazioni per un gioco: da allora tutto è cambiato. Amo creare illustrazioni e mappe allo stesso modo, oggi sono grata di poter fare entrambe le cose».

Quanto ha influenzato il tuo percorso da artista la Scuola Internazionale di Comics?
«Dopo il Liceo Scientifico, ho lavorato otto anni come magazziniera. Ho sempre avuto un animo artistico (prima con la musica, poi col disegno), ma non ho mai avuto l’opportunità di studiare Belle Arti. Così, non appena ho saputo dell’esistenza della Scuola Internazionale Comics di Reggio Emilia, ho deciso di seguire la mia passione. Ho quindi iniziato a frequentare il corso serale triennale di Illustrazione, dove ho imparato moltissimo su questo mondo, non solo a livello tecnico».

Quando hai capito che saresti diventata artista per mestiere e non solo per hobby?
«Dopo tre mesi di corso serale ho capito che quello era il mio mestiere. Così ho lasciato il lavoro, ho investito su me stessa e ho concentrato tutti i miei sforzi per trarre il massimo dagli studi. Non sapevo se sarei riuscita a farlo diventare davvero il mio lavoro a tempo pieno, ma senza dare il massimo di sicuro non l’avrei mai scoperto. E ad ogni modo stavo facendo quello che amavo: disegnare».

Il mercato dei giochi da tavolo offre più opportunità in Italia o all’estero?
«Sicuramente all’estero. Quando ho iniziato la mia carriera, ho presentato il mio portfolio a numerosi editori italiani: non erano interessati ad investire su di me, a parte piccole eccezioni, soprattutto perché lavoro con tecniche tradizionali (acquerello, inchiostri e acrilico) invece che dipingere in digitale. È stato dall’estero che ho ricevuto il primo vero interesse. A tutt’oggi lavoro prevalentemente con l’estero: molto spesso i miei lavori arrivano in Italia perché vengono distribuiti e tradotti dall’estero, come è successo ad esempio per Dungeons & Dragons o per il libro “L’ascesa del drago” di George R.R. Martin».

C’è un progetto a cui sei particolarmente legata?
«Rimango spesso legata a tutti i progetti su cui lavoro. Ho molta fantasia e tendo ad immedesimarmi in ciò che creo, quindi vivo attivamente i mondi fantastici e la loro creazione senza “subirne” passivamente la loro bellezza. Crescendo tra gli anni ’80 e ‘90, sicuramente i generi fantasy, fantascienza ed avventura sono stati di gran importanza nella mia formazione. Videogames come Diablo hanno rappresentato molto durante la mia adolescenza: aver avuto l’opportunità di creare la mappa per l’Edizione da Collezione di Diablo IV, in uscita a breve, è sicuramente stato uno dei momenti più importanti e felici della mia carriera».
Quali sono le figure professionali con cui ti rapporti maggiormente?
«Lavoro principalmente con Art Director e Editori. Sono loro che forniscono le informazioni basilari per la realizzazione di opere su commissione. Sono sempre loro che, una volta inviati i disegni preliminari, mi fanno sapere le eventuali modifiche da fare: lavoriamo assieme per ottenere un’illustrazione il più vicina possibile alle loro necessità. Se sono al lavoro su opere per romanzi, a volte ho anche il piacere di avere a che fare con gli scrittori stessi, che mi danno indicazioni e suggerimenti».

Pensi che la nuova frontiera dell’Intelligenza Artificiale (IA), come Midjourney, possa rappresentare un ostacolo per il tuo lavoro, o addirittura sostituirlo?
«Recentemente la Corte degli Stati Uniti ha stabilito un precedente, sancendo che ciò che viene prodotto tramite programmi di IA non può considerarsi protetto da copyright. Questo perché le immagini che il programma elabora e da cui parte per ottenerne di nuove è arte preesistente, protetta da copyright e usata in database senza il permesso degli autori. Per questo molte grandi case editrici stanno sempre più prendendo le distanze dall’uso di immagini di IA, visto che potrebbero essere citate in giudizio per plagio. L’IA di per sé non è da demonizzare a mio avviso. Forse un giorno potrà essere d’aiuto, sostituendo i lavori basilari e dando così più tempo agli artisti per essere creativi, ma finché produrrà immagini in modo non etico, non potrà rappresentare un passo in avanti».

Se ti dico “Correggio” qual è la prima cosa a cui pensi?
«Ricordo ancora la prima volta che ho percorso le vie di Correggio, quasi vent’anni fa, poco prima di trasferirmi a San Martino in Rio. Mi sono trovata a passeggiare per la zona del teatro, qualcuno mi ha sorriso e ho avuto una percezione piacevole di accoglienza e tranquillità. Mi sono sentita a casa anche se via da casa. Ancora oggi, quando vado a Correggio, provo questa sensazione».

Cosa diresti ad un giovane che si vuole approcciare al mondo dell’arte?
«Lo scopo primario di disegnare non dev’essere farlo diventare un lavoro: fatelo perché non potete farne a meno. Ho intrapreso un percorso artistico non perché volevo che diventasse la mia carriera, ma perché volevo prima di tutto imparare a disegnare.Poi è ovvio che ho fatto il possibile per farlo diventare anche il mio lavoro, ma se non ci fosse stata questa passione alla base dei miei pensieri, che mi diceva di farlo anche se non arrivavano i riconoscimenti, non sarei mai riuscita a superare i momenti più difficili. Vivere di arte è molto difficile, vivere per l’arte è tutta un’altra cosa. Credeteci fino in fondo, anche quando la strada è in salita!».

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