Il miniaturista che il mondo ci invidia

Iader Bagnoli e le sue piccole grandi creazioni

Non tutti a Correggio sanno che tra i nostri concittadini vi è uno tra i cinque miniaturisti di motori d’epoca dell’intera nazione! Molti di voi lo avranno incontrato in fiera (normalmente quella di San Luca), con il suo tavolo su cui espone queste miniature di motori d’auto, di moto, di trattori, di aerei e chi più ne ha più ne metta. Vedendoli, sarete rimasti affascinati dalla precisione e dal loro impeccabile funzionamento, ma vi garantisco che alla fine di questo articolo rimarrete scioccati dalle capacità manuali di questo fenomeno della meccanica: il suo nome è Iader Bagnoli.

 

Come nasce questa passione?
«Beh, la passione per la meccanica l’ho sempre avuta. Ho iniziato a lavorare in officina da mio zio come meccanico e lì sono stato per 10 anni, ma ho sempre “trafficato” coi motori. Un giorno con degli amici ho cominciato a correre con le macchine radiocomandate, prima in velocità su strada e su pista, poi sui fuoristrada. Ho fatto campionati italiani, europei e perfino i mondiali vincendo molti premi – e in effetti l’anticamera dell’officina è piena di trofei! – mi sono sempre divertito, poi però per cause famigliari ho dovuto smettere nel 1986. Tutte le macchine con cui ho corso erano elaborate da me, mie creazioni».

 

C’è un premio a cui sei più affezionato?
«Certo. É questo: una biella ed un pistone (in miniatura) interamente d’oro che sono stati coniati in pochissimi esemplari, ed io ne ho uno! L’ho vinto a Maranello, il giorno di ferragosto dell’85, ad una gara con le macchine radiocomandate. Il secondo è questa statua col cavallo rampante, che non è quello della Ferrari, ma è quello del Cav. Baracca, infatti la coda non è alzata e le zampe sono allineate. Questo era il riconoscimento per un secondo posto, ho faticato molto per averlo!».

 

Tornando alla tua passione per la creazione di motori d’epoca in miniatura, raccontami come è iniziata…
«La passione per la costruzione dei motori l’ha suscitata mio cugino: lui ha modificato un compressore creando un motorino ed io, pensando a quanto era stato bravo, ho deciso di provare. Mi sono messo a cercare qualcosa per costruire questi motori: con un amico andai ad una fiera di settore e lì conobbi una persona che mi vendette i primi pezzi per costruirli, da quel momento mi si è aperto un mondo; poi con degli amici nel 2005 andammo in Germania ad una fiera di materia, dove c’erano miniature di livello altissimo che per me sono state d’esempio. Sono andato a quella fiera per tredici anni. Negli ultimi anni in cui partecipavo erano gli amici tedeschi che venivano a vedere cosa avevo prodotto io di nuovo. É stata un’enorme soddisfazione!».

 

Da allievo a maestro… Hai delle preferenze sui motori?
«No. Sono repliche, non sono motori inventati, solo che i miei motori sono in scala ridotta».

 

Ricordo che un giorno mi dicesti che tu produci ogni singolo pezzo.
«Tranne i bulloni, che compro in Germania, e le candele, in America, perché in Italia non esistono in miniatura; il resto lo costruisco io».

 

Quando parte il processo creativo, ti rifai a dei progetti?
«Sì, in internet cerco i progetti che mi interessano, poi c’è anche lo scambio tra amici, i quali magari hanno già fatto quel motore quindi ci scambiamo le fusioni. Altrimenti c’è un’altra opzione: comprare un motore originale e rifarlo in piccolo copiandolo dal vivo. In questo modo ho costruito un Lombardini. Per quanto riguarda motori Fiat di progetti in giro se ne trovano tanti. Ho costruito anche un Caterpillar ma è stata dura. Io ho contattato la ditta, la quale mi ha gentilmente mandato un libretto con l’elenco dei pezzi di ricambio, però non c’erano le misure, solo le forme. Fortunatamente, on line, ho trovato in Australia un disegno che mi mostrava trasformata già in millimetri dai pollici il retro della macchina. In quel modo ho creato la scala riducendo di otto volte le misure reali».

 

Ma vedo che non abbiamo solo il motore ricostruito in scala ridotta, c’è anche proprio tutta la carrozzeria, fai anche quella?
«Sì ed è la parte più difficile per me. Tribolo meno costruendo un motore che facendo tutta la carrozzeria intorno!».

 

Quante ore di lavoro servono mediamente per costruire un motore?
«Intorno alle duemila, duemilacinquecento ore di lavoro perché l’estetica si vede ed è importante ma il vero lavoro è quello all’interno del motore: pistoni, bielle, segmenti, valvole, alberi a camme, alberi a motore, bronzine…».

 

Qual è quello che ti ha fatto tribolare di più nella sua realizzazione?
«Tutti e nessuno, perché sono molto paziente e cerco sempre di risolvere il problema. Quando si costruisce in grande ci sono sempre meno problemi di quando lo si fa in miniatura, anche perché i miei motori funzionano tutti perfettamente come quelli veri non sono solo riproduzioni statiche!».

Iader ha mostrato le sue creazioni anche presso molti istituti tecnici ed università dove, partendo dai progetti, dai modellini in legno e dalle fusioni, ha mostrato come si realizzano i motori. Ma uno dei più grossi meriti di Iader è stato anche quello di collaborare nella realizzazione da zero di pezzi della Zedel HP del Museo dell’Automobile di San Martino in Rio e dell’Aquila Italiana di Gianni Zagni, esposta anch’essa presso il Museo. Due esemplari rarissimi per la storia dell’Automobile! Iader è anche un radioamatore: la stazione che si è costruito è imponente così come la sua antenna retrattile che, quando è estesa per tutta la sua lunghezza, misura 11 metri! Con quella stazione radio dialoga con tutte le parti del mondo, cosa con cui si diletta quotidianamente. Le creazioni di Iader sono visibili on line al sito www.iadermotoridepoca.it ed ha aperto anche un canale youtube dove poter “gustare” il rombo di queste opere d’arte della meccanica.

A buon diritto considero quest’uomo come una delle eccellenze della nostra Città ed un modello di quella sapienza artigianale e di quella intelligenza operosa che contraddistingue la nostra terra e che ci ha resi famosi e prosperi negli anni.

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