Il futuro non è solo online

Una riflessione realista sul mondo della comunicazione

Con l’avvento di internet, i media hanno raggiunto una pervasività senza precedenti: possiamo acquisire informazioni in qualsiasi momento, da ogni angolo del globo, con un piccolo gesto delle dita. Non è però tutto oro quel che luccica: la difficoltà di certificare la veridicità delle notizie ha creato preoccupanti distorsioni nella trasmissione del sapere, come le ormai arcinote “fake news”, la sfiducia verso gli organi tradizionali di informazione, il complottismo da bar e un preoccupante impoverimento del linguaggio, aspetti facilmente riscontrabili consultando Facebook durante la pandemia (e non solo).

Per cercare di capire meglio la direzione presente e futura della comunicazione mi sono rivolto a Marco Magnanini di Studio il Granello”, storico partner di Primo Piano: con mio grande piacere impone subito al dialogo un pragmatismo tipicamente emiliano, per evitare di restituire ai lettori l’immagine stereotipata del guru, tipica di certi “galletti” del suo settore che spesso si rivelano tutto fumo e niente arrosto.

Partiamo dallo smart working: come vi siete organizzati? La consideri un’opzione perseguibile anche in futuro, per scelta e non per necessità?

«Abbiamo attivato lo smart working fin dalla prima metà di marzo, quando sono arrivate le prime indicazioni che lo suggerivano: per diverse delle nostre attività (anche se non tutte) è un’opzione che abbiamo attivato abbastanza semplicemente, almeno dal punto di vista tecnologico, ma nelle settimane successive abbiamo toccato con mano le tante fatiche – soprattutto nella comunicazione tra di noi – che mi fanno pensare che non siamo ancora pronti ad una modalità di lavoro di questo tipo, almeno in forma stabile. Diciamo che faccio ancora fatica a definirlo “smart working”, perché ho l’impressione che sia ancora troppo macchinoso e frammentato, almeno per una realtà come la nostra che ha sempre considerato la relazione tra colleghi uno dei punti centrali della mission.

Sicuramente ci possono essere spazi e momenti in cui lavorare da casa è più fruttuoso (a partire dal riconsiderare spazi e tempi che il lavoro in ufficio, almeno personalmente, mi aveva fatto dimenticare), ma credo che il contatto diretto coi colleghi, il “sentire” l’umore e lo stato d’animo del nostro open-space, siano un’altra cosa…».

 

Mai come in questo periodo si è rivelato fondamentale il ruolo dell’informazione e della comunicazione: avete vissuto settimane particolarmente intense?

«Ho vissuto in prima persona – credo come tantissimi altri – la “dipendenza” dagli aggiornamenti quotidiani di dati e informazioni sull’andamento della pandemia e mi sono reso conto in modo più evidente di quanto la comunicazione (soprattutto sul web) possa influenzare i nostri pensieri, anche in modo non corretto. In questa situazione generale anche i nostri servizi di comunicazione e web marketing sono stati sollecitati a rispondere a tante esigenze di clienti storici (che in tanti casi hanno dovuto adattare il loro modello di business per sopravvivere) e di nuovi clienti che ci hanno contattato per avviare una vendita online, promuovere le consegne a domicilio o sviluppare attività digitali di vario tipo. Non so sinceramente se questacorsa all’e-commerceporterà frutti nel medio-lungo periodo, soprattutto per piccoli produttori o rivenditori, ma sicuramente abbiamo visto uno scatto in avanti verso la digitalizzazione di tante persone e aziende, che penso rimarrà».

 

Primo Piano ha colto l’occasione del lockdown per aumentare la sua presenza digitale, grazie al vostro prezioso supporto: è stata una necessità comune per i vostri clienti?

«Con Primo Piano abbiamo realizzato alcuni eventi in diretta sul web, che ad oggi hanno dato riscontri ottimi. Sinceramente mi sono chiesto se – a fronte della fin troppo ampia offerta di contenuti digitali di questo periodo – proporre conferenze sul web avrebbe avuto successo o meno: a posteriori devo dire che la qualità dei contenuti e il desiderio di fare cultura (anche con strumenti che spesso promuovono contenuti non-culturali) sono elementi che fanno la differenza in positivo.

Abbiamo dato supporto ad altri clienti in iniziative del genere, anche su pubblici e modalità diverse (dai consulti on-line, alla presentazione di nuovi progetti completamente “digitalizzata”): anche in questo caso credo che abbiamo semplicemente “attivato” strumenti che già c’erano, senza inventare nulla, ma semplicemente trovando l’idea giusta insieme ai nostri clienti. E credo che anche questo possa rimanere come asset per il futuro».

 

Credi che il futuro sia esclusivamente virtuale o ci sarà ancora spazio per i supporti fisici e le attività in presenza?

«Come dicevo prima, credo che le esperienze “virtuali” fatte in questi mesi possano continuare e rimanere come un elemento stabile nel sistema di comunicazione di aziende, enti o associazioni. Ma credo che – soprattutto per gli eventi sociali e culturali – sia indispensabile un ritorno progressivo alle attività in presenza, anche eventualmente affiancate dalla comunicazione digitale che addirittura potrebbe potenzialmente ampliare la platea di riferimento, superando i classici limiti della distanza fisica e soprattutto della pigrizia a spostarsi da casa per qualcosa di “impegnativo” come una conferenza o un evento culturale».

 

In questi mesi abbiamo assistito ad una rapida sterzata del linguaggio pubblicitario, spesso declinato sullo stile ottimista di “andrà tutto bene”. Cosa ne pensi? Avete ricevuto richieste simili?

«Diciamo che dopo poche settimane #andràtuttobene è diventato – almeno secondo me – il classico mantra italiano che richiama i valori di positività, solidarietà e voglia di guardare avanti, oltre il momento sicuramente tragico. Ma, senza scendere in considerazioni sociologiche che non mi competono, credo che dal punto di vista comunicativo non sia sufficiente trasmettere un senso di apparente positività, a fronte di una situazione molto seria come quella attuale.

Abbiamo sperimentato – con alcuni clienti che producono anche sistemi di protezione individuale – che si può progettare la comunicazione e la promozione di questi prodotti in modo molto responsabile e serio: dalla cura dei minimi dettagli grafici degli esempi di utilizzo, dal pesare ogni singola parola che si usa per una newsletter o per una campagna di advertising, può emergere in modo chiaro che è indispensabile comunicare correttamente tutto ciò che riguarda la sicurezza e la salute di dipendenti, clienti e di tutti noi».

 

Un coro unanime di osservatori immagina un mondo del lavoro radicalmente diverso dopo il Covid-19: credi sarà così anche nel vostro settore?

«Sarà sicuramente diverso. Credo che non ci siamo ancora resi conto di cosa succederà nei prossimo mesi… e – spero di sbagliarmi – temo che non saranno per niente semplici.

Anche una realtà dinamica e flessibile come la nostra dovrà sapersi adattare e reinventare, ma credo anche che la nostra attenzione alla valorizzazione delle potenzialità di chi lavora con noi ci aiuterà a farlo bene!».

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