Il dono di Casa di Fausta, per bambini malati

Filippo Semellini, tra medicina e volontariato

Filippo Semellini nasce a Reggio Emilia l’11 agosto 1995. Vive a San Martino in Rio da sempre. Dopo essersi diplomato al Liceo Rinaldo Corso, ha intrapreso gli studi in Giurisprudenza, che ha poi interrotto. A luglio 2023 si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Modena e Reggio e ora svolge il mestiere che ha sempre desiderato:
il medico. Semellini è consigliere comunale a San Martino in Rio ed è molto attivo nel volontariato locale, soprattutto in ambito sportivo e sanitario.

Primo Piano è venuto a conoscenza di una storia che ha riguardato il sammartinese Filippo Semellini. In occasione della sua laurea in medicina, Semellini ha riunito familiari e amici per fare una donazione alla Casa di Fausta, una realtà che accoglie, tra gli altri, bambini pazienti di Oncoematologia. Abbiamo incontrato Semellini per parlare del valore di questa scelta e conoscere meglio Casa di Fausta.

Come e quando è nato il desiderio di intraprendere gli studi in Medicina?
«Ho sempre avuto grande stima e ammirazione verso chi lavora al servizio delle persone. Avevo iniziato Giurisprudenza e durante quel periodo ho capito quale fosse realmente la mia strada. Sentivo in cuor mio che il percorso che avevo inizialmente scelto non mi apparteneva fino in fondo. Questo vuole essere anche un monito ai tanti giovani che iniziano un percorso e hanno paura di ricredersi e mettersi in discussione. Sento e incontro tanti indecisi, che vedono in Medicina un cammino troppo impegnativo. Non arrendetevi e non abbiate paura che sia troppo tardi per sceglierla. Se sentite che è la vostra strada, perseguitela con voglia e coraggio.»

La Casa di Fausta: di cosa si tratta?
«È una struttura di accoglienza per famiglie e pazienti che si sono trovati ad affrontare un ricovero ospedaliero nel Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. Purtroppo, spesso si tratta di bambini pazienti dell’Oncoematologia pediatrica. La struttura offre dodici appartamenti indipendenti, spazi ludici interni, una sala giochi per i più piccoli, una lavanderia e spazi comuni per eventi e occasioni d’incontro. Dalla sua nascita, ha ospitato più di duecento famiglie.»

Perché viene definita “casa lontano da casa”?
«“Casa lontano da casa” è una descrizione che coglie bene lo scopo della struttura. Nasce per fornire a pazienti e famiglie in cura presso l’ospedale una casa fruibile. Questo per diminuire il peso logistico, emotivo e psicologico di un percorso di cura pesante come quello oncologico. Spesso qui sono ospitate famiglie di tutta Italia.»

Per il conseguimento della tua laurea non hai chiesto regali ma una eventuale donazione ad Aseop, l’Associazione di cui fa parte La Casa di Fausta. Perché?
«Il mio percorso di studi mi ha permesso di frequentare il reparto di Oncoematologia Pediatrica. Ho capito da vicino quanto una patologia oncologica impatti non solo sul paziente pediatrico, ma anche sulla sua famiglia e i suoi affetti. È lì che ho conosciuto la realtà di ASEOP (Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pediatrica) e Casa di Fausta e ho maturato questo desiderio

«Non si tratta di un mero gesto di altruismo, ma di un piccolo aiuto a sostegno di un progetto bellissimo. Non ho voluto regali materiali a me stesso, ma ho indirizzato il tutto verso una donazione a chi penso abbia davvero bisogno. A volte chi fa questo genere di scelte viene accusato di spettacolarizzare la beneficenza. Io credo solo nell’effetto domino: da un’idea ne possono nascere altre simili e da un desiderio comune si possono ottenere grandi e inaspettati risultati. Serve l’aiuto di tutti, o perlomeno di tanti. Casa Fausta ne è un esempio.»

Il tuo invito è stato ben accetto dai tuoi amici e dalle realtà sportive in cui operi. Era successa una cosa simile già nel 2020 con la pandemia, giusto?
«Durante il primo periodo Covid del 2020, con la società sportiva Galli Sandroni, di cui sono presidente, abbiamo fatto una donazione alla Terapia Intensiva dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Da quel piccolo gesto, è nata una catena di solidarietà e donazioni da parte di tutte le società sportive e gruppi di amici di San Martino in Rio. Il sindaco, Paolo Fuccio, aveva creato una rubrica denominata “#CoseBelle”, per mostrare che, anche in un periodo così doloroso, quando le persone si mettono insieme per una nobile causa ne escono vittoriose. Questo per dire che da cosa nasce cosa, grazie anche all’utilizzo positivo dei social network e alla voglia di fare del bene da parte di tante persone. Spero che possa accadere lo stesso anche in questo caso.»

Sei consigliere comunale a San Martino in Rio e da tempo metti le tue competenze sanitarie al servizio della comunità attraverso serate di formazione su vari temi. Oggi regna un individualismo che porta a voler sempre competere; cosa ti fa amare invece il contesto del gruppo e della comunità?
«Ci stiamo abituando a vivere in un mondo sempre più veloce e competitivo. In tutto questo, a perderci sono le fasce più fragili della popolazione, che rischiano di rimanere emarginate e isolate in una continua lotta al successo personale. Fare comunità significa limare le differenze presenti in ogni contesto sociale e valorizzare e integrare al meglio quelle che di solito chiamiamo fragilità. Penso, ad esempio, al valore immenso che potrebbero avere la terza età, le nostre radici, i nostri nonni. Ho sempre sposato le politiche che investono sulle fragilità, perché penso che un mondo più giusto, in cui tutti abbiano la possibilità di esprimere sé stessi, sia un mondo più felice e meno ostile.»

«Aiutando non si fa bene solo all’altro che è in difficoltà, ma si fa bene a sé stessi. Sento che il benessere degli altri sia strettamente correlato al mio. Forse è proprio da questa presa di coscienza che ho deciso di intraprendere Medicina anche quando sembrava troppo tardi.»

Il gruppo sportivo Galli Sandroni

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