Il distretto Emilia, qui a Correggio, ha i suoi vantaggi

Le Officine Pollastri compiono quarant’anni

La prime cose che colpiscono entrando nella sala riunioni sono alcune piccole sculture in acciaio inox, perfettamente tagliate e sagomate, che rappresentano elefanti in corsa verso il futuro. Fatte qui, in officina, sono la prova che anche il materiale più freddo può diventare un esclusivo oggetto d’arte.
Siamo nella sede correggese della società Officine Pollastri S.r.l., in via Costituzione. L’azienda è specializzata nella carpenteria metallica e in particolare nel taglio laser di acciai di diversi spessori, nella piegatura e saldatura robotizzata, nello stampaggio lamiera e in altre diverse lavorazioni meccaniche come la tornitura e la punzonatura.
I fratelli Massimo e Giuliano Pollastri sono i fondatori della società ed ancora ne reggono le redini, anche se in azienda sono presenti altri componenti della famiglia che ricoprono importanti funzioni.

Poche settimane fa avete festeggiato i primi 40 anni di attività. È una storia importante che merita di essere raccontata, no?
«Abbiamo iniziato in un piccolo locale di una casa colonica a Carpi, facendo parti di macchinari per la lavorazione del legno. In quel periodo Carpi era un importante centro produttivo di questi macchinari e per noi è stata una esperienza fondamentale che ci ha permesso di conoscere a fondo tecnologie e organizzazione» racconta Giuliano. Giuliano è il fratello maggiore che trascinò con sé in quell’avventura anche Massimo, di tredici anni più giovane, allora appena ventunenne. «Il lavoro cresceva velocemente, trainato da un forte sviluppo industriale soprattutto in settori nuovi e per stare al passo era necessario ampliare gli spazi. A Carpi, intorno al 1977 – 1978, era praticamente impossibile trovare capannoni industriali a causa della forte presenza del tessile-abbigliamento e così decidemmo di trasferirci a Correggio nella zona industriale. E da allora siamo qui, anche se abbiamo cambiato diverse sedi nel corso degli anni, per adeguare gli spazi alla crescita dell’attività. La nostra è una attività su commessa – spiega Massimo – rivolta soprattutto ai settori “automotive”, macchine movimento terra, autospazzatrici, smontagomme, provafreni, provafari.»

Voi vi definite “uomini del fare”. In che senso?
«Per la passione che mettiamo nello svolgere il nostro lavoro – risponde Massimo – nel rispondere efficacemente alle richieste del cliente, nel garantire un prodotto di alta qualità. In questo mestiere il punto di forza è la tempestività. La tempestività si ottiene solo attraverso un costante aggiornamento e l’adozione di tecnologie all’avanguardia rivolte alla automazione dei processi, al risparmio energetico attraverso l’utilizzo, per esempio, di macchine di taglio laser di ultima generazione ad alta velocità, quindi con minori tempi di produzione e minori consumi. Per questo è necessario investire di continuo, frequentare fiere ed esposizioni; l’ultima in ordine di tempo è stata quella di Hannover, per selezionare le macchine e gli impianti più adeguati e flessibili. Inoltre, attraverso la certificazione, è stato intrapreso un nuovo percorso per il costante miglioramento della qualità del prodotto rivolto all’ambizioso obiettivo “difetti zero”.»

Da diversi anni è in uso la pratica della “delocalizzazione” da parte delle aziende italiane verso territori che offrono vari vantaggi; l’avete presa in considerazione?
«Siamo stati invitati a valutare – dice Giuliano – un investimento in Slovacchia dove erano già presenti alcune imprese italiane con marchi piuttosto noti. Siamo andati a visitare i luoghi e verificare se effettivamente rappresentassero delle opportunità. Rispetto al nostro business, la carenza di infrastrutture stradali e logistiche e la mancanza soprattutto di una rete di subfornitori che potessero garantire in breve tempo il reperimento di materie prime, semilavorati e prodotti finiti necessari alla nostra attività ci ha fatto velocemente rinunciare alla proposta; l’unico vantaggio era il basso costo del lavoro. Questa esperienza ci ha fatto apprezzare il “valore del Distretto Emilia” dove effettivamente nel raggio di pochi chilometri puoi trovare ogni tipo di fornitura inerente alla nostra attività e le infrastrutture che rendono il lavorare “qui e ora” estremamente efficiente; a pochi metri infatti troviamo uno stabilimento di verniciatura, uno di zincatura, uno di foresi, una azienda di trasporti. Anche con il sistema finanziario – aggiunge Massimo – i rapporti fino ad ora sono stati buoni; le banche hanno sempre sostenuto i nostri progetti di investimento, con le forme di finanziamento più idonee.»

Quali ostacoli limitano lo sviluppo della vostra attività?
«Ve ne sono alcuni crediamo comuni a tutte le imprese – dice Giuliano – come la burocrazia, le imposte e le tasse troppo elevate, il costo dell’energia: cose che riducono la competitività del prodotto italiano. Per noi uno dei maggiori ostacoli è rappresentato dalla difficoltà di reperimento di lavoratori specializzati. Anzi sembra che più nessuno voglia lavorare in una officina meccanica, anche se ora le officine sono ambienti puliti, luminosi e soprattutto sicuri. I lavori manuali faticosi e ripetitivi sono ormai una rarità. Offriamo ai giovani che escono dalle scuole professionali degli stage formativi remunerati, ma si presentano in pochissimi e quasi mai rimangono. Alla fine, dei circa 35 addetti che sono attualmente in forza qui con noi, il 50% sono lavoratori extracomunitari; ma sono a bassissima scolarizzazione e gli inserimenti sono piuttosto lenti e laboriosi. Anche trovare diplomati e ingegneri non è cosa semplice.»

Vi sono stati momenti di crisi durante il corso dei vostri primi quarant’anni?
«Si, il momento più difficile si è verificato nel 2008-2009 quando improvvisamente gli ordinativi si ridussero della metà e di conseguenza il fatturato diminuì del 50% e crollò intorno ai 2,5 milioni», spiega Massimo. «Gradualmente negli anni successivi l’attività lentamente riprese e la società oggi realizza un giro d’affari intorno ai 5,5 milioni di euro. Certo che anche oggi i segnali di crisi non mancano: dazi doganali che limitano i commerci, la solita concorrenza cinese ed in più i paesi che partecipano all’Europa sempre più litigiosi e incapaci di concordare una politica fiscale comune, che paradossalmente finisce per agevolare le multinazionali a discapito delle piccole-medie aziende che le tasse le hanno sempre pagate.»

Qualche settimana fa avete festeggiato i quarant’ anni di attività con i fuochi d’artificio. Come è andata?
I due fratelli rispondo in coro. «Bene. E’ stata una bella giornata e un riconoscimento del duro lavoro svolto in questi anni. Hanno partecipato molti di coloro che hanno collaborato con noi e hanno contribuito a rendere l’azienda una solida realtà industriale. Non tutti gli invitati sono intervenuti ma abbiamo avuto il piacere della presenza del sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri, del presidente di Confindustria Reggio Emilia, il nostro amico cav. Fabio Storchi e della parlamentare on. Benedetta Fiorini.»
Salutiamo cordialmente i fratelli Pollastri, complimentandoci per il traguardo … e perdonando loro, scherzosamente s’intende, l’origine carpigiana. Usciamo in via Costituzione (proprio quella fondata sul lavoro, qui certamente di casa!) al centro di un “Distretto Emilia” di cui Correggio è protagonista primario. La giornata di sole novembrino fa ben sperare nel futuro.

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