Il diserbo chimico ha i giorni contati

Il diserbo chimico in agricoltura ha fatto il suo tempo. Questo già in anni non sospetti, vale a dire precedenti al periodo nel quale l’opinione pubblica ha concentrato le sue attenzioni sul “glifosate”. Oggi viene sempre più comunemente definito “glifosato” ma chi lo conosce da sempre, fine anni ’70, identifica in “glifosate” il nome del principio attivo di questo erbicida. Addirittura si è arrivati a dire che glifosato sia il dispregiativo di glifosate.  Certo è che in un erbicida, sia esso il più utilizzato nel mondo e che dal 1974 ad oggi abbia permesso all’agricoltura mondiale di raggiungere obiettivi importanti, non ci può essere tanta positività. Questo anche nel momento in cui questo principio attivo, che fin dalla sua origine era considerato non tossico per l’uomo e per gli animali e non inquinante per il terreno e per l’acqua, è stato momentaneamente prosciolto dalle accuse circa la sua pericolosità. La pericolosità di una sostanza chimica in effetti purtroppo dipende dalla capacità della strumentazione di analisi del momento: oggi certi fattori possono non essere rilevabili o non noti nella loro pericolosità. Fra 20 anni le precisione e le conoscenze potrebbero essere molto diverse. È anche per questo che non è il caso di attribuire colpe, soprattutto agli agricoltori che sono stati i primi ad aver avuto timore di questo prodotto di impiego difficile. Difficile perché non essendo selettivo è in grado di portare alla morte totale qualsiasi parte verde di una pianta che lo assorba per via fogliare, traslocando poi il principio attivo, glifosato o glifosate che dir si voglia, fino alle radici. Molto più facile l’impiego di questo erbicida in ambienti extra-agricoli dove la necessità di eliminare le erba infestanti non era assolutamente influenzata dalle esigenze o dai limiti di impiego imposti dalle colture in atto. I produttori agricoli d’altro canto devono sempre rendere conto con appositi registri di impiego di come, dove e quando hanno utilizzato i loro agrofarmaci ed in che dosaggio. Il glifosate però è stato anche ampiamente utilizzato per diserbo di ferrovie, parcheggi, aree industriali o strade. Magari da personale non adeguatamente specializzato ed in luoghi dove anche i dosaggi non hanno mai necessitato di quella precisione di utilizzo richiesta in ambito agricolo.

 

PURTROPPO È SEMPRE COLPA DEGLI AGRICOLTORI

Nella vicenda “Glifosato” il mondo agricolo si è ritrovato accusato ancora una volta, era successo anche con l’Atrazina, un diserbante di uso agricolo che residuava in modo analogo a quello dei detersivi, ingiustamente accusato di essere una delle principali fonte di inquinamento dell’ambiente. E questo nonostante l’agricoltore di fatto sia il più attivo ed importante custode del territorio e stia adeguando ed affinando le tecniche di coltivazione a favore di pratiche sempre meno impattanti e rispettose dell’ambiente. Questo mentre le multinazionali della chimica sono prese a scannarsi fra di loro per la scadenza del brevetto di un principio attivo, al glifosate è successo nel 2001, ed al conseguente crollo del suo prezzo. Poi ci sono le operazioni di compravendita fra queste società/colosso che ben difficilmente ci aiuteranno a capire da che parte sta la ragione e quale sia il reale motivo dello scandalo. Nel mentre però, purtroppo, passano in secondo piano gli sforzi che gli agricoltori stanno facendo a favore dell’eliminazione delle pratiche di diserbo per un’agricoltura sempre più sostenibile, grazie anche ad una meccanizzazione sempre più d’avanguardia e con la complicità dei cambiamenti climatici che impongono la riscoperta delle lavorazioni per la salvaguardia delle risorse idriche del terreno. È soprattutto per questo che sul nostro territorio la pratica del diserbo ha sempre più i giorni contati.

Condividi:

Rubriche

Torna in alto