Il cuore li ha portati in Brasile per aiutare i bambini

Sabrina e Ivan aiutano i ninos di Eunàpolis

“Abbracciateli questi bambini, qui non ci sono abbastanza braccia per abbracciarli tutti”. Ecco cosa si sentirono rispondere quindici anni fa Sabrina Scaltriti e Ivan Cristiani. Arrivati in Brasile al Centro Sos Vida di Eunàpolis, che aiuta bambine e bambini malnutriti, chiesero a suor Terezinha Blasi: “Che cosa dobbiamo fare?”. Abbracciateli. E tanto per cominciare, si misero ad abbracciarli.

Malnutrizione, ma anche fame di affetto: in questi anni i due coniugi, insieme a Cristina Storchi e tanti amici e supporter, sono stati di grande aiuto per contrastare queste due emergenze. Ivan e Sabrina, correggesi, sono impegnati per lavoro in campo proto acustic, con un’attività affermata, Otoacustic, nei due centri di Correggio e Reggio Emilia. Con Cristina sono tornati anche di recente, tra l’uno e il diciotto gennaio scorsi, in Brasile. Rispetto agli inizi, ora i problemi più gravi sono le disabilità infantili e la mancanza di una famiglia a cui tornare.

La pioniera di questa importante esperienza è stata Sabrina. «Fin da piccola avevo la passione per l’Africa e il Terzo mondo: volevo salvare tutte le creature». Una passione che è diventata un’urgenza nel 2004, quando partì per fare volontariato in Brasile e, nella sua ricerca, ha conosciuto suor Terezinha. Prima lei, poi Ivan ed infine Cristina sono rimasti conquistati.

«Eunàpolis è una città di centocinquantamila abitanti che sorge lungo la più grande arteria camionabile del Brasile: quando Terezinha vi arrivò, quarant’anni fa, era una città senza nome, né scuole, né elettricità, niente». Un luogo in cui, attorno alla logistica e alla coltivazione di eucaliptus, sono cresciuti anche povertà, disagio, fame, il narcotraffico, la criminalità, l’alcolismo e la violenza. Suor Terezinha, infermiera, e i suoi volontari erano l’unico presidio sanitario. «La peggior malattia del mondo è la fame», suole dire la religiosa. La svolta arrivò ventinove anni fa: il vescovo di Malta, padre Jorge Grima, finanziò il Centro contro la malnutrizione per bimbi fino ai sei anni, divenuto oggi punto di riferimento per tutto lo Stato di Bahia.

La povertà continua a manifestarsi sia nella salute dei bambini, sia nel disagio o nell’assenza delle famiglie.
«A lungo il problema principale è stata la malnutrizione, che porta danni tremendi – racconta Sabrina – ma oggi l’emergenza sono i bambini ammalati o disabili gravi che non hanno le necessarie cure: qui trovano una prima risposta sanitaria. Poi ci sono i problemi delle famiglie, molto numerose e povere o persino completamente assenti. Ci sono bambini che il Tribunale allontana da contesti di violenza per affidarli a Terezinha».

Ad oggi il Centro è riuscito a salvare tremila bambine e bambini da tutte queste infermità. Ciò che ha convinto Sabrina, Ivan e Cristina è stata la cura con cui vengono seguiti. «La filosofia è tutta incentrata sul benessere dei bambini ed è assolutamente gratuita per le famiglie» spiega Ivan. Più che un “Sos Vita”, la filosofia di Terezinha è un “Viva la Vita”, aggiunge Sabrina. Cura significa, oltre agli abbracci e al trascorrere il tempo con i bambini, che il personale è assunto, aspetto che dà stabilità nella cura e nelle relazioni. Gli spazi sono puliti, ben curati e mantenuti. La presa in carico è interdisciplinare: ci sono medici, infermieri e personale volontario, con fisioterapista, psicologa, nutrizionista, assistenti sociali, la cuoca e la maestra. I bambini non vengono mai lasciati soli, nemmeno se ricoverati in ospedale. «È possibile dare risposte di grande qualità alla povertà», dice Sabrina.

Durante l’anno Ivan, Sabrina e Cristina lanciano campagne di raccolta fondi secondo i bisogni espressi dal
Centro: ogni volta spediscono pacchi e partono con valigie stracariche. Negli anni hanno fatto arrivare di tutto, dal latte in polvere ai lettini ospedalieri, medicinali, pomate e siringhe da insulina. «A gennaio abbiamo portato in valigia due materassi per bambini e due cuscini antidecubito, confezionati sottovuoto» dice Sabrina. Mi mostrano un video ricevuto dal Brasile con Joan Pedro:
un bel bambino, infermo, che riceve l’attesa carrozzina a rotelle nuova. Dalla gioia passa ad un pianto di commozione che stringe il cuore. «Documentiamo l’impiego delle risorse che raccogliamo e condividiamo il materiale con i sostenitori in un gruppo privato Whatsapp. I social, in questo caso, sono preziosi e ci consentono di mantenere un filo diretto». La raccolta fondi avviene tramite iniziative benefiche: cene, donazioni regolari o una tantum, la vendita di punte di Parmigiano Reggiano di Carpineti e di prodotti di artigianato, dipinti e realizzati delle mamme o dagli indios di Eunàpolis.

La cerchia di donatori e sostenitori nel tempo si è allargata e fidelizzata. «Viaggiamo sempre a nostre spese: tutte le risorse vanno a Sos Vida». A gennaio è stato possibile consegnare anche quattromila euro, equivalenti ad un mese di stipendio del personale. La raccolta continua anche ora, la prossima iniziativa si terrà a giugno.

Sos Vida è un’oasi di pace, ma fuori dai cancelli la realtà è sempre difficile e richiede di essere attrezzati: all’interno ci sono bambini sotto protezione e beni che possono interessare a disperati senza scrupoli. Terezinha, 84 anni, è cattolica: il Centro, intitolato a Nostra Signora di Amparo, è un ente laico con un direttivo di cittadini, che sono il braccio organizzativo. Non ci sono sostegni dalla Chiesa cattolica né dallo Stato, tranne la raccolta di scontrini per la lotta all’evasione che consente di recuperare risorse: ciò ha permesso di apportare alcune migliorie, anche recentemente.

Prima di Terezinha un’altra Teresa ha segnato la vita di Ivan e Sabrina: parliamo di Teresa Strada, moglie di Gino. «Li avevamo conosciuti tramite Rosi Fantuzzi, moglie di Augusto Daolio. Siamo stati tra i primi volontari di Emergency». Poi c’è stata Amref con Giobbe Covatta e ora questa esperienza molto coinvolgente con Sos Vida. Ma Ivan e Sabrina non mancano di partecipare anche a iniziative benefiche di altri. Non tutti capiscono, a volte la gente è strana. Sabrina mi dice: «il mio cuore mi ha portato in Brasile. A chi mi dice anche qui c’è molto da fare”, rispondo: “e tu cosa fai?”».

Per contribuire alla campagna si può consultare il profilo Facebook “Sos Vida Italia”, aggiornato con le ultime notizie. E non dimenticate di mandare abbracci.

Condividi:

Leggi anche

Newsletter

Torna in alto