Il consorzio cooperativo on the road

La transcoop ha compiuto quarant’anni

Avrei voluto incontrare Edo Ferrari e Livio Pallicelli, rispettivamente Presidente e Direttore generale di TRANSCOOP, nella sede di Gavassa, fronte Autostrada del Sole. Ma in questi giorni di epidemia ci siamo visti costretti a realizzare questa intervista a debita distanza.

 

Edo Ferrari è un correggese purosangue, per la precisione di Lemizzone, e da sempre affezionato a Primo Piano. Dunque Edo, avete da poco festeggiato al Teatro Valli i primi 40 anni della vita di Transcoop. Tu sei stato tra i fondatori: com’è andata?
«Ho iniziato a lavorare a 15 anni e a poco più di venti facevo il camionista con mio fratello, che aveva qualche anno più di me. Con grandi sacrifici avevamo acquistato un bilico Lancia, un camion allora modernissimo, ed eravamo diventati soci della CAR, la Cooperativa Autotrasporti di Reggio Emilia. In provincia esistevano diverse altre cooperative di camionisti e ragionando insieme, con la regia di Legacoop, si ritenne più efficace affrontare il mercato, allora in forte espansione, attraverso una struttura più grande e robusta. Così, dalla loro unificazione, a fine 1979 nacque Transcoop, con 270 soci e 300 automezzi. In breve tempo aderirono alla cooperativa anche autotrasportatori provenienti da altre regioni italiane».

 

Livio Pallicelli ha trascorso buona parte della sua vita professionale in Transcoop, prima come direttore amministrativo poi come direttore generale. Come si svolge l’attività aziendale del Consorzio?
«Transcoop è un consorzio a Statuto Cooperativo, una testa equivale ad un voto. I soci devono essere imprese artigiane iscritte all’Albo degli Autotrasportatori ed i componenti del Consiglio di Amministrazione devono essere tutti soci. Transcoop svolge la funzione commerciale operando direttamente sul mercato per reperire commesse, che vengono poi assegnate alle imprese socie. Inoltre, viene svolto un servizio verso i soci relativamente a tutti gli obblighi contabili ed adempimenti fiscali delle loro imprese; non solo, abbiamo un ufficio finanziario che li assiste nelle pratiche di acquisto dei mezzi e nella ricerca dei finanziamenti. Transcoop trattiene una quota di servizio, approvata annualmente in sede di assemblea di budget, che serve per pagare la sua struttura; poi, se c’è un avanzo di gestione, viene riconosciuto un ristorno a favore dei soci che va ad aumentare la loro quota sociale. Il Capitale Sociale della Transcoop è di circa 5,4 milioni di euro, in gran parte derivati dai ristorni dati nei vari anni, ma la gestione dell’azienda nel tempo ha accumulato anche fondi di riserva per circa 25 milioni di euro: questo “tesoretto” consente una buona liquidità, la puntualità dei pagamenti delle fatture delle imprese socie e soprattutto la garanzia che qualsiasi insolvenza sui crediti da parte dei clienti rimanga a carico di Transcoop. In un’attività a bassa marginalità come il trasporto, non avere il rischio del credito è la miglior tutela che il socio può avere. Infine i soci hanno a disposizione il Centro Servizi di Gavassa, dove vengono erogati oltre 14 milioni di litri di gasolio annui, con piste di lavaggio e aree di parcheggio».

 

Edo, chi sono i soci di Transcoop?
«I Soci sono 280 imprese artigiane, il 60% con un solo camion, i cosiddetti padroncini; le altre sono pluriveicolari, la più grande arriva a quasi 100 camion. Il totale della flotta è oggi pari a circa 900 mezzi. Il fatturato di Transcoop, di solo trasporto, è di oltre 110 milioni, svolto per l’86% dalle imprese pluriveicolari. Questo dato, più di tutti, rappresenta il mutamento avvenuto nel mondo dei trasporti. Transcoop è nata associando dei camionisti singoli che rappresentavano il 100% della flotta e del fatturato, ma il mercato e i tempi hanno completamente modificato le origini iniziali. Oggi riuscire a tenere insieme queste diversità, con discussioni vivaci ma sempre rivolte a risolvere e mai a distruggere, è uno dei segreti del successo di Transcoop».

 

Livio, come si formano in azienda le strategie di sviluppo? Come avvengono la scelta delle combinazioni di prodotto/mercato e le decisioni di investimento che riguardano le imprese socie?
«Attraverso la propria Struttura Commerciale, Transcoop legge le dinamiche dei mercati e individua le necessità, sia in termini di attività che in termini di investimenti in automezzi. I soci si propongono ed un’apposita commissione decide a quale socio assegnare il servizio. Anche questo è un passaggio fondamentale in Transcoop, perché consente di indirizzare gli investimenti delle Imprese Socie ed evitare a loro, per quanto possibile, di fare investimenti sbagliati. Negli ultimi dieci anni le linee di sviluppo sono state dirette alla diversificazione delle attività, anche attraverso acquisizioni o partecipazioni di aziende di trasporto industriale nel distretto ceramico, della Logistica e del Magazzinaggio. Attualmente le attività in espansione sono nel segmento del “refrigerato”, nel settore del trasporto industriale, nei servizi ambientali. Transcoop ha da sempre curato i trasporti completi, poiché oggi deve offrire un servizio a 360 gradi: dal singolo bancale, al carico parziale fino al carico completo in tutta Italia, con tempi di trasporto brevissimi. Per far questo stiamo investendo in strutture e attrezzature, affinché il singolo socio sia messo in grado di essere competitivo coi principali autotrasportatori Italiani».

 

Edo, considerato l’alto livello di disoccupazione giovanile consiglieresti a un giovane di intraprendere questa attività?
«É un mestiere di sacrifici e che comporta grossi investimenti. Gli autisti del Terzo Millenio in Italia, soprattutto i giovani, sono per il 50% stranieri e per l’altra metà del Meridione. La Transcoop, tuttavia, può rappresentare un’ottima opportunità, perché consente al singolo imprenditore artigiano di cogliere opportunità che da solo non sarà mai in grado di cogliere».

 

Livio, perché avete dato grande risalto alla trasparenza e alla legalità, selezionando i soci e richiedendo loro stringenti obblighi amministrativi?
«Abbiamo investito risorse in legalità. Anche con vivaci discussioni, in un mondo dove spesso si usa l’evasione fiscale e contributiva per fare concorrenza. Queste sono le nostre regole: obbligo di tenuta della contabilità in Transcoop di ogni impresa associata, pena la esclusione da socio; per divenire socio bisogna essere liberi da pendenze fiscali e, qualora capitassero in un secondo momento, il loro perdurare senza che si faccia nulla per eliminarle comporta l’esclusione automatica. É una questione etica, ma anche di qualità del servizio»

 

Edo, per finire: cosa è successo con l’esplosione dell’epidemia del Coronavirus?
«Per quanto riguarda la struttura dipendente, come in tantissime altre aziende, sono partite azioni di contenimento dell’epidemia. Non abbiamo assistito, per ora, ad un calo drastico del lavoro. Permettimi di dire, da cittadino, che si smetta di considerare la sanità come un bancomat perché tanto non porta voti. La sanità pubblica, la giustizia e la scuola sono beni primari, da tutelare. Concludo dicendo con orgoglio che Transcoop farà una donazione di 30.000 € all’AUSL di Reggio Emilia per combattere il Coronavirus».

 

É bene che si sappia che il camionista, a cui vengono date tante colpe nel traffico stradale, ha un cuore grande, ed è sempre pronto ad aiutare il prossimo.

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