Il bilancio di otto anni insieme

Le parole di Ilenia Malavasi dopo le dimissioni

Ilenia Malavasi, sindaco di Correggio al secondo mandato, ha presentato le proprie dimissioni dalla carica di primo cittadino per poter accettare la proposta di candidatura per la lista presentata dal Partito Democratico alle elezioni politiche, che si svolgeranno il prossimo 25 settembre. Malavasi è candidata nel collegio uninominale di Reggio Emilia per la Camera dei Deputati. L’abbiamo raggiunta per fare un bilancio sui due mandati da sindaco e riflettere sulla sua candidatura.

Quali sono le cose che hai imparato, da un punto di vista professionale e personale, nel corso dei tuoi due mandati da Sindaca?
«I miei anni da Sindaca non sono facilmente riassumibili. Faticherei ad elencare le cose che ho appreso, perché ho vissuto i mandati in modo molto intenso, dedicando tutta me stessa alle necessità del Comune e dei cittadini. “Fare il sindaco” non è una professione, ma un “modo di vivere”, perché sono talmente tanti gli argomenti, i problemi e le necessità cui ci si trova quotidianamente a dovere far fronte che creatività, flessibilità ed un certo eclettismo entrano sicuramente a far parte di te. Non è passato un solo giorno in cui non sia capitato qualcosa di imprevisto. Basterebbe scorrere le cronache di questi anni per cogliere gli innumerevoli ambiti con cui io e i miei collaboratori ci siamo trovati ad avere a che fare, da quelli prettamente amministrativi a quelli emergenziali e sanitari.
Dal punto di vista personale, ho capito che in una realtà come quella correggese il Sindaco è un punto di riferimento e, per essere all’altezza delle aspettative e delle richieste dei cittadini, così come per guidare un Ente strutturato come il Comune, occorre non smettere mai di studiare, di aggiornarsi e di prepararsi, non dare mai nulla per scontato, non sottovalutare niente ed essere pronti all’ascolto di tutti, ma al tempo stesso capaci di prendere le decisioni necessarie».

Se potessi tornare indietro nel tempo, c’è qualcosa che cambieresti?
«Nulla. Ognuno di noi – ogni persona – ha un proprio cammino, personale e professionale, e io credo che già essere stata la prima Sindaca donna della storia della nostra città sia un traguardo meraviglioso, che ho idealmente condiviso con tutte le altre donne che mi hanno preceduto sulla strada della conquista dei diritti. Dal punto di vista professionale non ho alcun rimpianto e penso che l’opportunità di guidare la nostra meravigliosa Correggio mi sia capitata al momento giusto, quando avevo maturato la giusta esperienza e le necessarie conoscenze per non deludere i tanti cittadini che mi avevano affidato questo incarico, prendendo per mano la città nel momento più difficile della sua storia».

Qual è stato l’aspetto più difficile di questi anni? Come lo hai superato?
«Questa è una domanda alla quale potrei rispondere con un sorriso. Quando ci siamo insediati nel 2014, abbiamo trovato una comunità fortemente delusa e amareggiata dalla vicenda EnCor, con un tessuto sociale lacerato. Poco dopo sono giunte le varie sentenze ed erano moltissimi quelli che ritenevano che non ce l’avremmo mai fatta e che avremmo consegnato la città al dissesto. Invece non abbiamo mai mollato. Abbiamo studiato e ne siamo venuti fuori, mantenendo tutte le promesse fatte ai correggesi al momento della nostra elezione, facendo scelte, dandoci la priorità di mantenere i servizi, senza aumentare tasse e tariffe locali. Forse la cosa più dolorosa è stata la vicenda della Casa Protetta, che ha richiamato la nostra attenzione sulla qualità dei servizi agli anziani, sui requisiti di accreditamento delle strutture, sulla formazione degli operatori e sull’importanza di avere personale non solo adeguatamente formato, ma dedito alla cura delle persone. EnCor ci ha messo di fronte a problemi economici, i fatti della casa protetta invece alla fragilità della vita e alla necessità di garantire una vita dignitosa sempre, fino all’ultimo giorno. È stata una ferita dolorosa, dal punto di vista umano e morale, che mi ha fatto molto male. Subito dopo, all’inizio del nostro secondo mandato, siamo piombati nel bel mezzo di una pandemia globale, con uno stato di emergenza fatto di decreti, DPCM, restrizioni da gestire e organizzare. Non ne eravamo ancora usciti, che lo sconsiderato attacco all’Ucraina ci ha messi di fronte a una nuova emergenza, questa volta umanitaria. Insomma, da questo punto di vista non sono stati certo due mandati tranquilli. Eppure abbiamo sempre affrontato tutto, grazie all’unità delle persone che mi hanno accompagnato in questo percorso: gli assessori della mia Giunta, i gruppi consiliari che mi hanno sostenuto, i dipendenti del Comune, i tanti volontari sui quali può contare Correggio. Tra tutti loro ho trovato persone che hanno sempre saputo mettere al primo posto il bene comune, sacrificando tempo e impegni personali per la città e per i cittadini».



E quali sono stati i momenti più belli?
«Uno l’ho appena citato: nei momenti più brutti, ho potuto toccare con mano la bellezza delle persone con cui ho avuto a che fare. Tra gli altri momenti belli, inoltre, vorrei citare qui i tanti incontri fatti nelle scuole e con i bambini che mi sono venuti a trovare in questi anni in Municipio. Ho una grande bacheca – che ho sistemato nel corridoio davanti al mio ufficio – che negli anni si è riempita di loro pensieri, disegni, auguri, riflessioni, sempre splendidi. Per loro sono stata “la sindaca” o semplicemente “Ile”. E tutti loro li ho un po’ sentiti come “miei” bambini. Poi ci sono sicuramente i tanti atti di generosità cui ho personalmente potuto assistere. Come esempio, vi lascio solo immaginare le mie sensazioni la prima volta che ho incontrato i coniugi Brenno e Artenice Bertani, la splendida coppia che mi veniva a comunicare che avrebbero donato alla città l’ex caserma dei Carabinieri. Sono momenti incredibili, che lasciano il segno anche a livello umano e personale».

Quali sono state le differenze tra il primo e il secondo mandato da sindaco?
«Il primo mandato si è giocato molto, ovviamente, sulle questioni relative alla vicenda EnCor, con le sentenze, il pagamento dei debiti e il recupero di tutti i crediti. Nonostante le emergenze di cui abbiamo parlato, il secondo mandato, invece, si caratterizza per le progettualità sul futuro della città e i tanti cantieri avviati o in fase di definizione lo testimoniano. Lasciamo in eredità un Comune sano, con tanti progetti già finanziati tramite i bandi PNRR che, grazie a un eccezionale lavoro condotto dai nostri uffici, siamo riusciti a ottenere. Questa per me è una grande soddisfazione».

Quando hai maturato l’idea di candidarti in Parlamento? E quali sono le ragioni che ti hanno spinta a farlo?
«Non ho maturato l’idea. Anzi, quando il Partito Democratico mi ha fatto questa proposta, sono rimasta molto sorpresa. Credo che aver fatto cadere il governo guidato da Mario Draghi, nel bel mezzo di una situazione internazionale a dir poco complicata e a fronte dei risultati che faticosamente si stavano raggiungendo, sia stata una scelta irresponsabile, condotta da forze politiche che hanno anteposto il proprio tornaconto immediato al bene del Paese. Di conseguenza, tutto è accaduto molto in fretta, con tempi davvero stretti. Basti pensare che ho avuto solo sette giorni per decidere se accettare o meno questa proposta, cui ho aderito con grande umiltà, ma anche la consapevolezza che in un momento del genere le figure dei sindaci sono tra le più riconoscibili e apprezzate nei singoli territori e che ognuno di noi, secondo le proprie possibilità, è chiamato a fare la propria parte per difendere un paese democratico e antifascista».

Pensi che i correggesi abbiano compreso questa scelta?
«Ero consapevole che questa scelta avrebbe suscitato molti commenti e anche qualche preoccupazione. Da quest’ultimo punto di vista sono molto tranquilla perché, come ho detto anche prima, lascio un Comune efficiente e solido, ben organizzato e senza debiti, con tanti progetti avviati che devono solo essere portati a compimento e che sarò contenta di veder realizzati nei prossimi anni. Ovviamente, chi adesso critica questa scelta avrebbe criticato le tante inaugurazioni che avremmo fatto nel prossimo anno. Chi mi conosce e conosce la mia storia – e per fortuna sono in molti – sa benissimo che per me la politica è sostanzialmente un servizio. Sorrido a chi mi parla di “carriera”, considerato che ho lasciato una situazione tranquilla per la quale avevo lavorato tanto per candidarmi in una competizione in un contesto molto difficile e per niente scontato. Penso che i correggesi, in questi anni, abbiano apprezzato il lavoro svolto e i risultati raggiunti e penso di poter contare sulla loro stima, al di là delle varie opinioni politiche».

Quali sono i valori e i temi che hai intenzione di portare con te da Correggio a Roma?
«In primo luogo – nel caso di elezione – porterei la mia esperienza da Sindaca. Il che significa la necessità di ascolto e confronto continuo con i cittadini, cosa che una certa politica, che si è affermata in questi anni, tende a dimenticare o a risolvere con qualche click sui social.
Inoltre vorrei portare anche ciò che ho imparato come vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia, con tutto il lavoro svolto sui temi della scuola, della formazione e del lavoro. Molte volte si pensa ai “giovani” parlando dei trentenni. Ma “giovane” è anche chi di anni ne ha venti o poco più, chi ha appena terminato il proprio ciclo di studi e si interroga su quali possibilità può avere nel nostro Paese. Noi non possiamo continuare a disperdere questo patrimonio di generazioni e di conoscenze sulle quali, peraltro, abbiamo investito come formazione e sviluppo. Ecco, questi sono i temi sui quali ho lavorato in questi anni e sui quali vorrei spendere anche in altri contesti le esperienze che ho maturato. Chi amministra e chi fa politica deve pensare non al presente, ma a costruire futuro, anche facendo scelte impopolari, ma che garantiscano buoni progetti di vita e buone garanzie per i nostri giovani che ho sempre apprezzato per i talenti e le intelligenze che riescono a mettere in campo».

L’ultima domanda è un salto avanti nel tempo. Immagina di camminare per Correggio tra dieci anni: come speri di ritrovare la tua città?
«Il futuro lo si scrive insieme. Il patrimonio più importante che abbiamo è quello che la nostra comunità ha saputo conquistare con la lotta di Liberazione e poi difendere negli anni successivi. È un patrimonio fatto di valori, accoglienza, generosità, coraggio, impegno, sguardo rivolto al futuro. Soprattutto vorrei che Correggio, tra dieci anni, non avesse paura. La paura è il nemico che occorre sconfiggere, l’elemento dal quale nascono tutti i vari populismi. Non è questa la nostra storia. La storia di Correggio e dei correggesi è una storia di coraggio e di altruismo e occorre impegnarsi perché anche in futuro continui a essere tale».

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