Il Bar del tempo perduto

Le interviste improbabili del nostro inviato.
Nessuno sa se siano frutto di immaginazione dell’autore o incredibili realtà.
Al lettore il tentativo di scoprirlo…

 

D – Sono qui al bar a fare un sondaggio per Primo Piano. Vorrei avere la vostra opinione sull’immagine di Correggio, liberamente, senza far politica

R1– Buon per te che non c’entri con la politica, perché la politica è una brutta bestia.
La vera democrazia, come dice il Grillo, è la voce del popolo: basta mettere le conversazioni del bar in rete e si fa a meno della politica.

(tra i tavolini passa Giacobbe, il bastardino che dopo la visita alle Carni Bianche ogni mattina fa continuamente la spola tra i bar di Correggio: dicono che sia la reincarnazione del vecchio carrettiere di una volta).

R2 – A proposito di bestie, lo sapete che il cane di Renzi ha morsicato un dentista di Scandicci?
Di questo passo dovremo tenere le mani in tasca, per non essere derubati dai politici e per non essere azzannati dai loro amici che stanno sempre a quattro zampe!

R3 – Hai capito male, Desnòm. Era un dentista di Scandicci che ha addentato il cane di Renzi. 

R2 Ma va là, Stalin, tu pensa a smacchiare il giaguaro.
Io voglio vedere il pedigree del cane, è sicuramente un pastore tedesco che glielo ha regalato la Merkel e il povero dentista è
stato azzannato perché non poteva pagare le tasse.

R1– Sono sempre i nostri soldi che vogliono!

D – Capisco. Ma Correggio come vi sembra? È una città attraente?

(tra i tavoli scivola, sacrificata in una breve gonna a tubo nero, la barista che sul seno prorompente distende la maglietta su cui ha stampato TUTTO NATURALE, una vera e propria autocertificazione).

R1 – Lo sarebbe se non ci fossero orde di zingari che assaltano le nostre case salendo come scimmie per le gronde e terrorizzando le vecchiette.

D – Veramente mi risulta che nella zona di Correggio insistano non più di dodici, tredici nomadi: pochi per costituire un’orda 

R2 – Nomadi un accidente: sono fissi, dentro a delle roulotte che non si muovono da decenni, non hanno nemmeno più le ruote!
Sotto ci crescono i reperti archeologici.
E mi sai dire di cosa potranno mai vivere visto che non esercitano nessun mestiere?
Almeno la domenica passano il tempo a fare la questua, ma gli altri giorni? 

R1 – Poi ci stupiamo se compiono qualche furtarello per mantenersi in esercizio.
E intanto paga Pantalone!

R3 Cambia poco se sono zingari o altri.
La verità è
che il maresciallo di prima quello che sapeva tenere l’ordine!

D – Ho preso nota. Nomadi sedentari e nullafacenti.
Ma Correggio ha tante risorse: il teatro, il parco, i portici…

(lungo il portico transita di gran carriera il triciclo pavesato da bandiere e peluche del vecchio Raimondo, tifoso del Napoli, che provoca il precipitoso spostamento di sedie e tavolini e qualche strillo di neonato).

R2 – Sporchi. I portici sono sporchi. Cicche per terra, cacche di cani… si può dire “cacche”?

R1 – E faglie che si aprono nel marmo veronese della pavimentazione…

D – Cacche va bene; faglie mi sembra eccessivo!

R3 – Buche, gli umani le chiamano buche da sbriciolamento.
Però sono comode d’inverno quando ghiaccia e sul resto del marmo liscio rischi di romperti l’osso del collo! E poi la nuova amministrazione mi sembra assai attenta al decoro pubblico!

R1 – Sì, ma sempre coi nostri soldi, i soldi di Pantalone!

R3 – Basta Pigàss, abbiamo capito.
La tua contabilità fiscale è rimasta alla mitica fattura n. 2, e si parla di quando c’era la lira, che la n. 1 l’avevi annullata nel ‘96 e la n. 3 è abortita recentemente.
Il resto è tutto nero. Con le tue tasse non ci campa nemmeno una ciuviga1

R1 – Tu sei un comunista, che, come dice il nome, pensa che il Comune debba prosperare anche quando il cittadino è in bolletta. 

(d’improvviso risuonano alte le note de L’internazionale, quella socialista per intenderci, cantata dal coro dell’Armata Rossa; ci vuole qualche secondo per rendersi conto che è solo la suoneria del cellulare di Stalin e per riportare la calma nel bar).

D – Andiamo avanti. Scrivo “pulire meglio”.
E l’animazione a Correggio come la giudicate?

R2 – Quale animazione, qui ci vorrebbe la rianimazione!
Mai nessuno; la domenica Correggio è una città fantasma, non ci trovi nemmeno…

D – Una ciuviga, immagino

R3 – Non diciamo cazzate, che c’è stato il Liga, due o tre santi patroni, i bàscher, i resistenti, la notte bianca e le cianfrusaglie e i mercati ordinari e straordinari e etnici e il gezz…È una fiera continua!

R2 – Però ogni volta sai che casino?
Che io non riesco a venir fuori dal garage, che non posso passare per i portici di via Mazzini senza essere sbattuto da una parte all’altra, e poi mia moglie ha la nausea tutto il giorno per le esalazioni una volta del gnocco fritto, un’altra della grigliata mista, e il gatto si rintana per paura dei fuochi artificiali.

R3 – Senti Desnòm, forse devi convocare una riunione con te stesso e insieme decidere cosa volete!

(sono le 10 spaccate, e Mustafà passa con gli accendini a riscuotere il solito contributo dei misericordiosi; alle 10,15 passerà Alì con le calze; alle 10,25 Mohammed coi fazzoletti… solo Stalin allunga un copeco. Gli altri due lo guardano con riprovazione ma, siccome sono di chiesa, non inveiscono)

R2 – Credo ci abbia ragione il Matteo, quello buono, il Salvini. Bisogna mandarli a casa tutti.

D – Ma chi? Se non c’è nemmeno una ciuviga a Correggio, chi vuole mandare a casa?

R2 – I pataiòn! Ci sono solo loro: al pronto soccorso, agli asili, sulle panchine, al mercato, dappertutto i pataiòn si muovono in tribù… 

R1 – E gli impiegati comunali sono lì ad insegnargli tutte le astuzie, tutti i modi per come fare a passarci davanti.

R2 – Sia chiaro che io li rispetto gli extracomunitari, che spesso non sono peggio dei forestieri nostrani. Ne ospito anche una decina a casa mia, a pagamento s’intende.

D – Beh, se possono lavorare pagano anche la vostra pensione, no?

R1 – I pataiòn si isolano, sono diffidenti. Odori inquietanti escono dagli androni: curcuma e kerri e quintalate di cipolle, pare. Per questo poi hanno l’alito pesante.

R3 – Niente di paragonabile a quello di mio nonno quando mangiava saracca e cipollotti…

R1 – Tutta un’altra storia. E poi i pataiòn musulmani non sono pacifici, sempre a chiamare in causa il loro profeta anche quando devono sbadigliare. Penso proprio che vogliano portarci via la nostra cultura…

R3 – See, la cultura. Ma senti chi parla! Tu credi alle sparate di un unico giornale; leggi solo i titoli, quelli più grossi; e solo le vocali, perché le consonanti ti confondono

(R1 non fa in tempo a replicare perché deve difendersi da un concorrente attempato che cerca di sottrargli Il Giornale, uno di quelli che il bar mette a disposizione dei clienti; si accende una zuffa per l’informazione)

R3 – Ecco che al Pigàss gli rubano la cultura!

(ancheggia rasente al tavolino la vedova Galimberti, che ha occupato metà della propria vita a esibire le sue gradevoli forme e ora passa l’altra metà a fare della manutenzione sempre più straordinaria; il dibattito democratico prende così tutta un’altra direzione, Primo Piano ne fornirà il resoconto un’altra volta).

 

1 La ciuviga è, nella tradizione popolare, un piccolo uccelletto solitario che vive in luoghi desolati. Dicendo che in un posto non c’è neanche una ciuviga, si vuole intendere che lì l’abbandono e la desolazione sono al massimo.

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