I Verdi: forti in Europa, deboli qui

Le opinioni di due militanti, a Correggio e a Bruxelles

Dove sono finiti i verdi nostrani? Dispersi per sempre nel porto delle nebbie della politica italiana? «Una domanda di riserva?» risponde Fulvio Bucci, ridendo, sorpreso mentre pota la vite nel podere di famiglia in via dell’Impiccato a San Biagio.

Fulvio, già consigliere comunale per i Verdi a Correggio, è un amico con cui si parla sempre volentieri, senza ipocrisie. Sono venuto a trovarlo, qui in campagna, dopo il recente successo elettorale dei Verdi in Olanda, i GroenLinks, guidati dal giovane leader Jesse Klaver. «Iscritti alla Federazione dei Verdi, in provincia di Reggio, non siamo in tanti; poche decine. Ma la nostra fede nei valori ecologisti non si è attenuata. I moventi dell’impegno ambientalista mica son venuti meno. Anzi. Pensa a Trump che azzera i limiti inquinanti sulle emissioni delle auto. E qui da noi, con le catastrofi ambientali che si ripetono. Guarda questa campagna, come soffre il cambiamento climatico!» mi dice Fulvio.

Ma allora perché questo silenzio green? «Su battaglie tematiche la semina dei Verdi ha dato dei frutti. Pensa a quella sull’acqua, con il referendum, frutto di una grande mobilitazione che ha contagiato anche i partiti tradizionali. Il problema nostro è organizzativo. Siamo nella società liquida e queste fiammate anche vistose fanno molta fatica a strutturarsi in movimenti organizzati stabilmente radicati sul territorio. Poi c’è il problema elettorale. Il paradosso è che noi Verdi tuteliamo interessi che non votano: quelli delle future generazioni. Però non dappertutto è così. In Trentino-Alto Adige i Verdi hanno consiglieri comunali e cariche di primo piano. Io penso che occorra avere pazienza, le cose torneranno a volgere in favore di una presenza politicamente stabile del movimento dei Verdi. Stiamo sulla riva del fiume, ma senza sederci; lavoriamo alla base, con il civismo impegnato su questioni particolari ma di impatto politico generale». E Fulvio, tra volontariato, economia solidale, ecologia, vita in campagna … è già di per sé un movimento.

A Bruxelles, dove vive, sento, in nome di una vecchia amicizia, Monica Frassoni, co-presidente dell’European Green Party (Partito Verde Europeo). È tornata dal loro congresso a Liverpool, dove oltre al successo elettorale in Olanda, hanno festeggiato un Presidente della Repubblica, il Verde Alexander Van der Bellen, eletto nel dicembre scorso in Austria. «In Europa la Federazione dei Verdi è viva e vegeta. In Italia – dice Monica – siamo deboli perché la politica e i media sono stati sempre ostili o indifferenti alle tematiche ambientali, non capendone l’importanza per lo sviluppo del paese. È così passata la falsa idea degli ambientalisti come quelli del no, perché mai si sono voluti ascoltare i loro sì. Questo ha radicalizzato e reso difficile il dialogo e la contaminazione positiva. Poi la leadership, troppo litigiosa, ha trascurato l’organizzazione, puntando solo alla presenza diretta del leader di turno. Così ci siamo ulteriormente indeboliti a vantaggio di movimenti come i 5 stelle, che coltivano una cultura del muro contro muro che non ottiene sul campo alcuna vera vittoria e che, pur ambientalisti a parole, non hanno per niente lo sviluppo sostenibile come punto cardine del programma. Io penso che in Italia ci sia posto per un partito verde serio. Ma è necessario esserne convinti e coinvolgere associazioni e persone che oggi non stanno dentro i Verdi».

«Ma un leader ambientalista in Italia c’è: Papa Francesco» dice Fulvio, con un sorriso solenne, mentre se ne torna tra i filari della sua vite.

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