I sogni son desideri, a volte realtà

Gaia Gorni, diciannovenne, realizza quello della fotografia come lavoro

È da qualche mese che parliamo di giovani e lavoro, e spesso ci siamo trovati a raccontare i lati più difficili dell’essere un giovane in un mondo che offre poche tutele e valorizza sempre meno le competenze individuali. Oggi però abbiamo una storia diversa. Una storia che mette in luce e dà valore alla creatività, al talento ed alla voglia di fare che, così spesso, viene descritta come una virtù persa dai giovani. È la storia di Gaia Gorni, una ragazza di diciannove anni di Reggiolo che, dopo aver finito il liceo a Correggio, ha scelto di seguire la sua passione più grande: la fotografia.

Dopo meno di un anno, Gaia lavora a tempo pieno come fotografa, ha aperto la partita Iva e sta perfino pensando di prendere un dipendente. Tutto questo, in sei mesi. «Ho sempre avuto la passione per la fotografia», racconta, «anche se all’inizio non immaginavo che avrei fatto un lavoro in quel settore. Poi pian piano mi ci sono sempre più trovata, ho avuto persone intorno che mi hanno incoraggiata e ho capito che potevo trasformarla in qualcosa di più di un passatempo».

Gaia adesso si occupa di fotografia per la moda e del prodotto, oltre a gestire vari profili social di negozi ed attività della zona. Questo significa che scatta le foto, produce i contenuti e li carica in rete. Lavora sette giorni su sette, dal mattino alla sera, e ha dovuto acquisire competenze di ogni tipo. «Innanzitutto ho dovuto sviluppare un tariffario», spiega, «poi ho imparato ad essere segretaria di me stessa, mandando mail, pianificando e tenendo i rapporti con i clienti. Poi ci sono i sopralluoghi, il lavoro di editing sulle foto al computer, la promozione sui canali social…»

Spesso è difficile avere la percezione di quanto lavoro ci sia dietro a questo tipo di professioni, e Gaia ammette che all’inizio è stato complicato far capire alle persone che aveva intorno cosa significasse ciò che faceva. «I miei amici mi dicevano che se non avessi fatto l’università, non sarei diventata nessuno. Vedevano quello che facevo come una specie di anno sabbatico. Sono fortunata perché la mia famiglia mi ha sempre supportata nelle mie scelte. Conosco altre persone che magari sono state costrette dai genitori a cambiare percorso: purtroppo, quando non hai un terreno fertile intorno, fare certe scelte diventa difficile».

Ascoltando queste parole, si capisce quanto la scelta del lavoro sia diventata per Gaia anche una scelta di vita, che mette in gioco tutta la sua persona. Spesso, i tanti giovani che “non sanno cosa fare della loro vita” non hanno nemmeno la possibilità di conoscerli, i propri sogni, i propri talenti. Non hanno la possibilità di spiccare il volo e vedere cosa succede. Quello che dice Gaia è molto vero: se non hai un terreno fertile intorno che ti aiuta a far emergere queste parti di te stesso, diventa difficile trovarle da solo. A lei che qualcosa è riuscita a trovare, provo a chiedere quale significato dia al suo lavoro. «La fotografia è una cosa in cui riesci a portare fuori molto di te. Si crea un incontro tra le altre persone e la tua creatività. È come vivere una vita amplificata, in cui rendi gli altri partecipi di quello che pensi e sogni. Si raccontano sempre le storie di persone che a cinquant’anni mollano tutto, cambiano lavoro e dicono di trovare la felicità. Non è più facile se uno inizia a lavorarci fin da subito?»

 

Dal 21 maggio al 4 luglio, potete trovare le foto di Gaia Gorni all’interno del circuito off del festival di Fotografia europea. La mostra, dal titolo “Il pathos della lontananza”, si trova presso Spumanteria all’opera (Galleria Cavour 8, Reggio Emilia).

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