I Sindaci rispondono presente

Ilenia Malavasi e Paolo Fuccio: amministrare con la pandemia, prova dura ma condivisa

Durante la pandemia abbiamo assistito ad innumerevoli conferenze stampa di ministri, governatori, virologi ed epidemiologi. Una voce poco udita nei media, tuttavia, è stata quella dei Sindaci, specialmente quelli dei piccoli comuni. É a loro che i cittadini hanno rivolto interrogativi ed esposto timori, proprio perchè rappresentano tuttora la figura pubblica più a contatto con le proprie comunità. Pur nella difficoltà di applicare misure restrittive ed impopolari, quasi sempre decise a livelli amministrativi superiori, i primi cittadini non si sono lasciati intimidire da una situazione di tale gravità: abbiamo così chiesto ad Ilenia Malavasi, Sindaca di Correggio, e Paolo Fuccio, Sindaco di San Martino in Rio, di raccontarci il loro lavoro e le loro emozioni di questi ultimi quindici mesi.

 

Come avete dato risposta alle crescenti necessità assistenziali, sia sanitarie che economiche?

 

ILENIA MALAVASI: «Fin dall’esplosione della pandemia, come amministrazione siamo intervenuti lavorando essenzialmente su due binari: da un lato ci siamo prontamente riorganizzati per gestire subito, con efficacia e trasparenza, i fondi straordinari e i materiali che Governo centrale e Regione hanno fatto pervenire agli Enti locali. Penso ai buoni alimentari o alle prime dotazioni di mascherine da distribuire alle famiglie. Inoltre, ci siamo mossi per coordinare al meglio la rete del volontariato locale che, per fortuna, nella nostra città ha risposto in modo massiccio e con grande disponibilità: grazie al supporto dei volontari, per esempio, è stato possibile gestire tutte le criticità che si sono presentate, in particolare nella prima fase dell’emergenza, compresi i servizi a domicilio – per generi alimentari o prodotti farmaceutici – per le persone sottoposte ad isolamento o in quarantena. Un aiuto molto prezioso ci è giunto, in particolare, da Protezione Civile, Croce Rossa, Guardie Ecologiche Volontarie e Associazione Nazionale Carabinieri, ma anche da tanti singoli cittadini che, volontariamente, si sono messi a disposizione per dare una mano».

 

PAOLO FUCCIO: «Con la prima ordinanza di chiusura delle scuole ed il primo DPCM del 4 marzo 2020 ci sono state indicate le iniziali misure di prevenzione, a carattere sanitario. Abbiamo aperto il COC (Centro Operativo  Comunale) già ad inizio marzo, al fine di avere una cabina di regia sul territorio comunale per gestire al meglio l’emergenza attraverso un attento monitoraggio degli eventi, per attivare i servizi essenziali di assistenza alla popolazione (in primis per le persone in fragilità), per l’attività scolastica e per la casa protetta.

I primi protocolli da seguire riguardavano l’igienizzazione dei locali e le distanze di sicurezza. Abbiamo dovuto attivare in fretta nuovi servizi per le comunità come spesa a domicilio e consulenza psicologica, per contenere ansia e stress; ci siamo attivati quotidianamente online fornendo tutte le sere notizie sul paese tramite i canali social. Lo Stato ha inviato a tutti i comuni aiuti economici da tramutare in buoni spesa che, unitamente ad un conto corrente aperto dal Comune per raccogliere offerte ed un container di aiuti alimentari donato dal convento dei Frati Cappuccini del Paese, ha dato un concreto aiuto per sostenere un centinaio di famiglie sammartinesi in difficoltà.

Purtroppo le mancate entrate e le maggiori spese hanno inciso profondamente sulla vita di tutte le famiglie italiane e anche sui bilanci comunali. Gli aiuti non hanno coperto totalmente le spese e siamo dovuti intervenire per razionalizzare alcuni capitoli di spesa, mantenendo comunque tutti i servizi essenziali erogati ai nostri cittadini».

 

Come hanno reagito i vostri concittadini ad una situazione così complessa?

 

ILENIA MALAVASI: «Ovviamente nessuno aveva precedenti esperienze rispetto ad una simile situazione, senza precedenti nella storia recente. Quindi le reazioni personali sono state le più diverse e comprensibili, dalla paura per la malattia, alle preoccupazioni per una quotidianità che, in molti casi, è stata stravolta, al disagio nel doversi abituare a nuove regole e a nuovi comportamenti, alla paura per il futuro. Nel complesso, posso dire che i correggesi hanno affrontato questa situazione con molta pazienza, con coraggio e dignità, trovando spesso l’occasione per rendersi utili agli altri, riscoprendo anche un valore di comunità che, in precedenza, si dava spesso per scontato. Non tutto è sempre andato per il verso giusto, com’è naturale, ma ho riscontrato comunque sempre un buon livello di rispetto delle regole e delle altre persone. Abbiamo ricevuto tantissime donazioni straordinarie, sia da parte di singoli cittadini che da aziende locali. Mi ha commosso la generosità messa in campo, indipendentemente dall’entità delle donazioni. Quello che va valorizzato e riconosciuto è il valore del dono, come tempo dedicato a chi aveva bisogno, come aiuto economico, come sostegno morale».

 

PAOLO FUCCIO: «All’inizio abbiamo vissuto la fase dei balconi “arcobaleno”, poi, purtroppo con amarezza, i cittadini hanno dovuto imparare ad accettare che ci si può e ci si deve fermare e rimandare. Ora, dopo questa lunga fase di pandemia, sono subentrati stress e ansia e la paura di perdere l’indipendenza economica per la propria famiglia.

Con l’inizio della campagna vaccinale, però, ho notato che si è sviluppata nelle persone la capacità di far fronte a questo periodo amaro in maniera positiva; direi che hanno attivato una fase di resilienza, insieme alla speranza e alla voglia di superare questi momenti, per riappropriarci finalmente della nostra vita a partire dai piccoli gesti, come la colazione al bar».

 

Due nodi cruciali sono stati l’istruzione ed il controllo degli spostamenti: come vi siete coordinati con le scuole e le forze dell’ordine?

 

ILENIA MALAVASI: «Per quanto riguarda le scuole, sono stati – e sono tuttora – mesi difficili. Posso certamente affermare che il mondo della scuola – dirigenti, insegnanti, collaboratori, famiglie – abbia svolto un lavoro egregio e ha dimostrato grande responsabilità. Insieme a loro abbiamo trascorso un numero pressoché infinito di ore in call, per confrontarci, prendere decisioni condivise, cercare di capire in che modo trasformare rapidamente i servizi alla luce delle nuove disposizioni che, di volta in volta, sono state emanate. Abbiamo vissuto anche alcuni prolungati periodi di chiusura, che hanno richiesto uno sforzo straordinario per dare risposta, efficace e concreta, a ogni riapertura, rimodulando orari, ingressi, uscite. Per quel che riguarda nidi e scuole d’infanzia, abbiamo inoltre lavorato per annullare le rette scolastiche per i periodi di servizi non fruiti dalle famiglie.

In merito agli spostamenti, anche la polizia locale è stata chiamata ad attivarsi, in collaborazione con le altre forze dell’ordine, per il controllo di strade, attività commerciali o altre situazioni in cui si dovesse verificare il corretto rispetto delle normative di sicurezza. Sul nostro territorio è sempre prevalso un atteggiamento di disponibilità, nei confronti dei cittadini, a spiegare le regole e le disposizioni, senza mai svolgere funzioni puramente punitive e fini a se stesse».

 

PAOLO FUCCIO: «Per proteggere una comunità è indispensabile tenersi informati utilizzando fonti certe, allo scopo di poter agire con immediatezza. È stato determinante fare rete con la giunta comunale, con l’istituto comprensivo e con le locali forze dell’ordine di concerto con lo scambio continuo di informazioni proveniente dai medici del paese e dalla struttura comunale. Di fondamentale importanza è stato il coordinamento provinciale dei sindaci».

 

Com’è cambiata la gestione amministrativa ordinaria?

 

ILENIA MALAVASI: «Tantissimo. Ormai da un anno e mezzo tutti i nostri uffici sono alle prese con questa situazione. Una parte dei dipendenti ha iniziato a lavorare in smart working, l’accesso allo stesso Municipio è contingentato e avviene solamente per appuntamenti, come l’accesso ai servizi. Le riunioni si svolgono in call, le stesse sedute di consiglio comunali sono, ancora adesso, non in presenza. In questi mesi siamo stati costretti a cancellare diverse iniziative oppure a rimodularle in modo nuovo. E così anche per quanto riguarda i nostri servizi culturali, da quelli purtroppo chiusi (come il Teatro) a quelli che, come le biblioteche o il Museo, hanno dovuto modificare modalità di accesso o di fruizione dei servizi, reiventandosi sia con nuovi servizi di prestito a domicilio, sia sfruttando le nuove tecnologie».

 

PAOLO FUCCIO: «Le prime voci di cui dobbiamo sempre tenere conto ora e che troviamo praticamente in tutti gli atti, sono le Misure di contenimento e gestione virus Covid-19. Dobbiamo sempre fare i conti con la raccolta di tutte le misure e le norme per la gestione del Coronavirus, non solo economicamente ma rimodulando anche le attività dei lavoratori del nostro ente, attivando metodi di lavoro agile come lo smart working».

 

Concordate con la scelta di una cabina di regia a livello nazionale o credete sarebbe stato opportuno concedere più potere decisionale alle autorità del territorio?

 

ILENIA MALAVASI: «Questa situazione ha messo purtroppo in luce alcune evidenti disparità tra zone diverse del territorio nazionale. In questo senso, credo che una cabina di regia del governo si sia resa assolutamente necessaria. Se questa emergenza servirà, se non altro, a far crescere il dialogo e il confronto tra Stato e Regioni, sarà un aspetto positivo. La Regione Emilia-Romagna, in tutti questi mesi, ha dimostrato la propria efficienza organizzativa, reggendo bene l’urto di una pandemia che qui ha colpito molto duramente. Credo che nella gestione di una situazione di questo genere il livello decisionale più consono sia quello regionale, che ha capacità legislativa e ha dimostrato di essere sempre al nostro fianco. La Regione ha una competenza strategica nella sanità: mi sembra abbia rappresentato un elemento di garanzia per tutti i cittadini. Il singolo Comune ha pochi mezzi per affrontare problematiche così complesse. A volte tuttavia, come amministratrice locale, ho avuto la sensazione di sentirmi un po’ abbandonata nel dover gestire disposizioni urgenti, gravi e con effetti importanti sulla vita dei cittadini che, ovviamente, vedono nel Comune un punto di riferimento cui rivolgere le istanze più diverse. Ho deciso di essere in Comune tutti i giorni, al fianco dei miei collaboratori, per essere io stessa d’esempio per tutti loro, sia rispetto al dovere di un sindaco di essere al servizio dei cittadini, sia per sostenere chi ha continuato a lavorare per dare risposte: i correggesi hanno sempre trovato qualcuno in comune».

PAOLO FUCCIO: «Quando ci si trova in emergenze come questa, di cui nessuno prima aveva esperienza, i processi decisionali vanno governati con una linea di comando a cui bisogna attenersi. Nella gerarchia di comando, però, vanno inseriti anche i referenti dei vari territori, altrimenti si rischia di scaricare sulle spalle degli amministratori locali problematiche di cui non si è a conoscenza, sollevando le obiezioni delle comunità che non si sentono prese in considerazione».

 

Pensate che la fiducia dei cittadini nella politica e nella pubblica amministrazione sia stata intaccata dalla pandemia?

 

ILENIA MALAVASI: «Intanto bisognerebbe distinguere tra politica e pubblica amministrazione, perché, per quanto siano legati tra di loro, sono due aspetti diversi. Compito della politica è proporre e discutere idee e soluzioni, sulla base di un’etica che si forma attraverso i valori e gli ideali che una determinata parte politica sente di rappresentare. La pubblica amministrazione, invece, deve occuparsi di tradurre in pratica, nel modo più efficiente e trasparente possibile, la gestione dei servizi e delle opportunità a favore dei cittadini partendo dai valori in cui si crede. Non posso sapere se la fiducia dei cittadini nella politica sia stata intaccata da questa situazione. Probabilmente sì, come peraltro avviene sempre nei momenti di crisi, partendo inoltre da una situazione che vedeva ormai da tempo soffiare sul fuoco della sfiducia nei confronti delle istituzioni per generare un tornaconto elettorale. Penso invece che l’emergenza possa insegnarci ulteriormente l’importanza del senso di comunità, dei diritti fondamentali dei cittadini e del rispetto delle regole, che sono le fondamenta dell’educazione civica».

 

PAOLO FUCCIO: «Nessuno di noi avrebbe mai potuto pensare a quanto sarebbe cambiata la nostra vita. La democrazia, lo stato di diritto e le libertà fondamentali sono quotidianamente messe in discussione. Nessuno si salva da solo, dobbiamo riconquistare la piena fiducia dei cittadini, dimostrando organizzazione e velocità nel somministrare i vaccini senza sprecarne una sola dose. Al di là delle emozioni non positive del momento, dobbiamo avere salda una meta: uscire dall’emergenza e uscirne tutti insieme.

Il quadro delle responsabilità è enorme; dobbiamo impegnarci per fare tutti la propria parte con prudenza e fiducia, auspicando al più presto le aperture di tutte le attività commerciali, culturali e sportive e tornare alla socialità, che manca da troppo tempo a tutti noi. Occorre inoltre un tangibile sostegno economico dello Stato per sostenere le nostre aziende che, in alcune realtà, rischiano di dover ridurre il personale o addirittura la chiusura. Solo allora riconquisteremo appieno la fiducia dei nostri cittadini».

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