I recenti successi nella lotta al cancro

I recenti successi nella lotta al cancro

Maurizio Scaltriti, professore a New York, ce ne parla

Primo Piano ha già avuto occasione in passato di intervistare Maurizio Scaltriti, correggese illustre che ha scelto di sviluppare all’estero il proprio talento per la ricerca sulle biotecnologie nella lotta al cancro. Alla luce delle importanti scoperte avvenute nella sua branca di studi, lo abbiamo ricontattato per un’interessante e gioviale chiacchierata.

Salve Maurizio, bentornato sulle pagine di Primo Piano. In questo campo i progressi sono molto rapidi: quali risultati sono stati raggiunti nell’ultimo periodo?
«Negli ultimi 3-4 anni c’è stata una vera e propria esplosione dell’immunoterapia. L’idea non è nuova. Che il sistema immunitario sia importante per lo sviluppo di patologie tumorali si sa da decenni, tant’è che spesso per impiantare un tumore umano in un topo bisogna immunodeprimerlo. Ora però abbiamo i farmaci adeguati per colpire in maniera specifica quei meccanismi che la cellula tumorale innesca per “aggirare” il sistema immunitario: queste medicine “risvegliano” il sistema immunitario, stimolandolo a riconoscere il tumore e a combatterlo. Questa strategia sembra funzionare sopratutto nel tumore al polmone, vescica, rene e melanoma. La cosa più affascinante è che in alcuni casi la risposta ai farmaci è molto duratura, e continua anche dopo che la terapia è stata interrotta.
Un altro balzo in avanti è stato fatto con farmaci specifici per tumori con mutazioni genomiche particolari: mutazioni di per seé non molto frequenti ma che, se presenti, sono molto predittive per risposte terapeutiche impressionanti».

Quali sono le ricadute concrete sulla lotta alle neoplasie?
«Come accennavo, per tumori come rene, polmone e melanoma si sono fatti passi da gigante con l’immunoterapia. Altre pratiche che in alcuni casi hanno soppiantato la chemioterapia sono gli inibitori del ciclo cellulare, somministrati insieme ai classici anti-endocrini nel cancro della mammella. Ricollegandomi alla domanda precedente, approfitto per sottolineare l’importanza di sequenziare il DNA del proprio tumore quando possibile. É una pratica in continua diffusione negli Stati Uniti, ma che è ancora agli albori in Italia, ed è in grado di identificare i talloni d’Achille di alcuni tumori».

Vivendo e lavorando a New York, qual è il suo giudizio sullo sviluppo della ricerca contro il cancro nel mondo?
«Questo è un momento molto stimolante per chi fa il mio mestiere, sopratutto se si lavora in ambienti scientifici come il Memorial Sloan Kettering Cancer Center. Miracoli non ne fa nessuno, ma è indubbio che ora abbiamo molti mezzi a disposizione che solo 5-6 anni fa erano impensabili. Analisi più economiche e veloci per capire meglio come sia fatto un determinato tumore, farmaci sempre più specifici e meno tossici. Purtroppo però ci sono realtà di serie A, di serie B e di serie minori. Non sempre questo è dovuto ai mezzi a disposizione o alla massa critica scientifica presente. Spesso è un problema di mentalità, di preparazione e di rassegnazione. Un esempio: sequenziare il DNA tumorale per cercare mutazioni attaccabili farmacologicamente oggi giorno è possibile da semplici biopsie e può farlo qualsiasi oncologo, rivolgendosi e compagnie specializzate che normalmente fanno un buon lavoro al costo di 3-4 mila euro. È vero che le probabilità di trovare qualcosa di utile non sono altissime, ma mi chiedo se sia etico non proporre ad un malato oncologico queste analisi, ovviamente mettendolo al corrente che c’è un costo e che, se anche si trovassero quei famosi talloni d’Achille, può darsi che la terapia disponibile sia in un’altra città o in un altro stato; sarà poi il paziente a valutare se vale la pena o meno. Se aveste un 5% di vincere alla lotteria, non giochereste? Molto spesso questo non viene fatto o perchè non si crede alla sua utilità (noi lo facciamo di routine) o perché, peggio ancora, si disconosce.
Quindi direi che la ricerca e la pratica clinica vanno, ahimè, ancora a velocità molto diverse. Proprio per questo motivo ho recentemente fondato insieme ad altri due soci una compagnia che aiuta pazienti a fare queste analisi e a trovare la struttura sanitaria (in Italia o all’estero) che li possa aiutare».

Dopo tanti anni all’estero, non è tentato di tornare a fare ricerca in Italia?
«In Italia ci sono realtà molto interessanti, con ricercatori e oncologi di prim’ordine. Per ora tuttavia non ho ponderato la possibilità di tornare.
Molte cose dovrebbero cambiare, la prima è il sistema poco meritocratico che spesso resiste in molte realtà accademiche. E poi, come dicevo, la mentalità. La famosa ricerca del “posto fisso”… Se la prima aspirazione di un giovane ricercatore è di trovare un lavoro che non lo metta in discussione per i prossimi 30 anni, ha sbagliato mestiere».

Quali dovrebbero essere le condizioni fondamentali per far cambiare idea a tanti giovani ricercatori che ancora oggi se ne vanno dal nostro Paese?
«I giovani che emigrano sono quelli che hanno ambizioni che vanno oltre al posto sso e vogliono semplicemente essere messi nelle condizioni ottimali per sviluppare le loro idee. Ci sono luoghi in Italia dove questo si fa, ma sono ancora troppo pochi. Fino a quando la ricerca non si considera come un vero e proprio investimento, sia economico che sociale, non si creeranno quei terreni fertili su cui seminare e scommettere su progetti a lunga scadenza».

Anche negli Stati Uniti i problemi non mancano. Subito dopo l’elezione di Donald Trump a Presidente, lei espresse preoccupazione per le prospettive nel campo della sanità e della ricerca. Dopo quasi due anni di presidenza Trump qual è la situazione?
«Quando chi comanda è un conservatore, non c’è mai da saltare dalla gioia per chi fa il mio mestiere. “Conservatorismo” e “progresso” sono due parole che normalmente non vanno bene insieme. Detto questo, con Trump c’è anche l’aggravante “mina vagante” che rappresenta. Per fortuna il fervente tessuto americano ha impedito,
per ora, catastro a livello di finanziamenti. Vediamo cosa succederà nei prossimi due anni. Voglio ricordare che Trump e i suoi collaboratori hanno pubblicamente affermato che il fumo non è dannoso e che i vaccini provocano autismo. Due sciocchezze allucinanti, l’ultima della quale sembra stia prendendo piede anche in Italia, purtroppo».

Lei tornerà nella sua Correggio alla ne di questo settembre. Su iniziativa del Comune di Correggio con la collaborazione del Circolo Lucio Lombardo Radice, parlerà agli studenti delle nostre scuole. Quali messaggi vorrebbe trasmettere ai ragazzi ?
«A Correggio torno sempre molto volentieri. E a parte queste iniziative, sempre benvenute, le autorità locali si stanno muovendo per bandire una borsa di studio per un giovane ricercatore che, una volta identificato, potrà venire a fare un’esperienza al Memorial Sloan Kettering.
Ai ragazzi, che spero non siano timidi e mi interrompano per chiedere qualsiasi cosa, parlerò in maniera molto schietta, cercando di trasmettere un messaggio: tutto è possibile, basta volerlo e lavorare duro. Dirò che se qualcuno ha passione per qualcosa dovrebbe fare di tutto per raggiungere la meta prefissata, anche se si incontrano molti ostacoli. Potrei fare diversi esempi di questi ostacoli, sia dal punto di vista personale, sia per aver conosciuto centinaia di persone da tutto il mondo negli ultimi 15 anni. É importante superare le paure e preconcetti, uscire dalla “zona di conforto” per capire cosa c’è fuori dal proprio orticello. Negli Stati Uniti c’è un detto che mi piace molto: “se i tuoi sogni non ti spaventano, vuol dire che non sono grandi abbastanza”».

Liviana Iotti

CHI È MAURIZIO SCALTRITI

Classe 1973, Maurizio Scaltriti è nato a Mandrio di Correggio. Si diploma all’Istituto Angelo Motti. Si laurea in Medicina Veterinaria a Bologna nel febbraio 1998 con 110.
Dopo una breve esperienza lavorativa, si iscrive alla Scuola di Specializzazione in Biochimica Clinica, presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Nel 2001, conseguita la specializzazione, inizia un Dottorato di Ricerca in Biologia Molecolare che lo porta in Inghilterra per un anno e tre mesi e poi a Barcellona per sei mesi.
Concluso il dottorato nel gennaio 2004, vince un concorso da ricercatore presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Parma.
Posizione che abbandonerà all’inizio del 2005 per entrare nel prestigioso laboratorio di Josè Baselga, catalano, uno degli oncologi più conosciuti al mondo.
Nel 2009 inizia a dirigere tale laboratorio, che nel 2010 si trasferisce al Mass General Hospital di Boston (Harvard Medi- cal School), dove rimane no al febbraio 2013, quando inizia l’avventura a New York presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, dove oggi è Professore Associato, dirige due laboratori ed è Direttore Associato della Ricerca Translazionale, quella più direttamente collegata alla clinica.
Ha pubblicato 90 articoli sulle più importanti riviste inter- nazionali e 4 capitoli di monogra e specializzate. È revisore di dozzine di riviste scienti che specializzate ed è co-fondatore di una compagnia di turismo medicale.
È considerato internazionalmente un esperto nel campo oncologico.
Ha ottenuto la residenza americana sei anni fa per “meriti scienti ci eccezionali”.
Si alza ogni mattina con la stessa voglia di 20 anni fa.

“CHI RICERCA RITROVA”

UNA GIORNATA CON MAURIZIO SCALTRITI PER LE SCUOLE SUPERIORI E I CITTADINI ORGANIZZATA DAL COMUNE DI CORREGGIO CON LA COLLABORAZIONE DEL CIRCOLO CULTURALE “LUCIO LOMBARDO RADICE”

Lunedì 24 settembre 2018 mattina
Sala Convegni Circolo “25 Aprile”
di Correggio

Incontro riservato agli studenti delle scuole superiori di Correggio: Liceo Rinaldo Corso, Istituto Tecnico Einaudi, Convitto Rinaldo Corso e Liceo San Tommaso

Ore 9: Dr.ssa Ilenia Malavasi, Sindaco di Correggio, presenta l’iniziativa formativa mirata a favorire l’orientamento dei giovani verso le professioni scientifiche.
Ore 9.10: Prof. Lucio Levrini, “Lucio Lombardo Radice”, presenta il relatore.
Ore 9.20: Lectio magistralis del Dr. Maurizio Scaltriti, Professore Associato del “Memorial Sloan Kettering Cancer Center” di NewYork.
Ore 10.20: Question time con studenti e insegnanti
Ore 11.00: L’iniziativa sarà replicata con la medesima proposta formativa sopra descritta.

Lunedì 24 settembre 2018 sera – Sala conferenze “Palazzo dei Principi” di Correggio
Incontro pubblico sull’importanza della ricerca oggi

Ore 21.00: Dr.ssa Ilenia Malavasi, Sindaco di Correggio, presenta l’iniziativa.
Ore 21.10: Dr Fausto Nicolini, Direttore dell’Azienda Sanitaria, introduce il ruolo della ricerca oggi
Ore 21.20: Prof. Lucio Levrini, “Lucio Lombardo Radice”, presenta il relatore
Ore 21.30: Lectio magistralis del Dr. Maurizio Scaltriti, Professore Associato del “Memorial Sloan Kettering Cancer Center” di NewYork
Ore 22.30: Question time

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