I giovani e il voto

Una breve inchiesta che fa emergere molti spunti di riflessione

Questo articolo è stato redatto durante l’insediamento del nuovo esecutivo. Come abbiamo visto nello scorso numero, la composizione del governo sarebbe stata ben diversa se a votare fossero stati solo i giovani. Attraverso la nostra pagina Instagram abbiamo rivolto tre domande ad alcuni under 35:

1) Che partito hai votato?

2) Quant’è importante la posizione dell’Italia nell’UE?

3) Hai fiducia nella politica?

Queste sono state le loro risposte.

 

FEDERICO, 32 anni

1) «Ho optato per un voto disgiunto, +Europa alla Camera ed Azione al Senato. Mi ritengo un elettore del centrosinistra e, di conseguenza, parte integrante del potenziale bacino elettorale del PD: le mie scelte rappresentano una reazione alla sua incapacità di fornire una chiara visione di Paese. Il voto alla Camera deriva dal convinto appoggio alla candidatura nel collegio uninominale di Ilenia Malavasi, persona fortemente radicata nel territorio che credo capace di tutelarne gli interessi anche a livello nazionale. La preferenza ad Azione vuole segnare l’appoggio alle istanze dell’agenda Draghi, che di base non ritengo estranee al PD. Credo che il PD debba ancora realizzare lo scopo per cui è nato, ovvero divenire un ampio contenitore che raccolga le varie sfaccettature del riformismo. L’incapacità di prendere una posizione marcata sui temi socio-economici e di accettare il meccanismo dell’alternanza interna ne sono un chiaro sintomo. Se i Dem non risolveranno tale contraddizione verranno fagocitati da altri soggetti politici».

2) «La posizione dell’Italia in Europa è sempre stata rilevante per la dimensione della sua economia, anche se più con una connotazione di preoccupazione che non di autorevolezza: se per posizione si intende la capacità di incidere sulle scelte europee allora non si può che constatare la marginalità del nostro Paese. Questo è sicuramente cambiato sotto la guida di Draghi, che è riuscito a plasmare la politica estera ed energetica dell’Unione incuneandosi nelle crepe dell’asse franco-tedesco. Il nuovo esecutivo, ovviamente, rimette in discussione questo breve periodo di protagonismo italiano».

3) «La questione sulla fiducia nella politica è una cosa che non ho mai compreso. Se per politica si intende il sistema con cui vengono prese decisioni che impattano una comunità, mi limito a constatare che la perdita di fiducia nella politica significa inevitabilmente perdita della fiducia nella comunità stessa, poiché la politica non ne è che una rappresentazione. Io parlerei più di perdita di interesse per la politica. In tal caso, mi reputo una persona che non ha perso interesse per la politica».

 

ANNA, 28 anni

1) «Ho votato Verdi e SI sia alla Camera che al Senato. La mia scelta, più di tutte le altre volte, è stata fatta con freddezza. Vivo una fase di disincanto e frustrazione nei confronti di una sinistra che fatica a rappresentare e rappresentarsi. Le domande che ci poniamo sono complesse, le risposte ancor di più e la sinistra fatica non solo a darne, ma anche ad avere coesione attorno ad esse. La politica è e deve essere di tutti, non è (più da tempo) un mezzo elitario, ma come facciamo a prenderci il tempo per le risposte complesse al ritmo caotico della nostra epoca? Sono da sempre stata elettrice del PD, ma mi rendo conto che la sua natura composita raccolga istanze ancora in forte contrasto tra loro. Auspico che prevalga l’idea di un partito davvero laico, orientato alla diminuzione delle disuguaglianze e che sventoli le bandiere dei diritti civili, ricordandosi però che questi sono diritti sociali. D’altronde, per toccare un punto che già accompagna la nascita del nuovo governo, è bene ricordare che, per chi poteva permetterselo, abortire non era un problema neanche prima della 194».

2) «Se teniamo alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale, beh, credo sia auspicabile avere una posizione di rilievo all’interno dell’UE. Cooperare in una comunità allargata è rassicurante, ma certamente sono richiesti degli sforzi economici, culturali e giuridici tutt’altro che scontati».

3) «Si, ho fiducia. Negare l’agire politico significherebbe negare sia i diritti di cui godiamo che i doveri che assolviamo ogni giorno, insomma aprire la strada ad una prospettiva nichilista che riguarda la vita di ciascuno di noi. La storia è un processo lungo, fatto di alti e bassi continui: quando, in occasione del voto, siamo chiamati a dare un giudizio sul presente, la scelta diventa complessa perché esprimere una preferenza al seggio ci porta ad identificarci, a definirci. Per questo mi è balzata alla mente, più e più volte, l’idea rassegnata di lasciare la mia scheda in bianco.

Mi esprimo invece molto negativamente sulla comunicazione politica. Crediamo di parlare di politica ma molto di quanto perviene alle nostre orecchie è solo “gossip istituzionale” che, lì per lì, può anche servire a mantenere l’attenzione sulla politica ma non è certo il perno della vita pubblica».

 

LORENZO, 22 anni

1) «Alle ultime elezioni ho barrato il simbolo del Partito Democratico perché credo nel suo progetto e nelle persone che ne fanno parte: sono tesserato e da alcuni mesi faccio parte del direttivo di Correggio. Pur avendo commesso tanti errori a livello nazionale, sono convinto che non lo si debba abbandonare bensì adoperarsi per migliorarlo, partendo dal locale e dando il proprio contributo. Il PD è stato e dovrà continuare ad essere il riferimento per un riformismo progressista, senza perdere la sua anima di sinistra».

2) «La posizione dell’Italia in Europa è rilevante: al di là della sua importanza storica come membro fondatore, il nostro Paese gode di un grande numero di seggi al Parlamento Europeo. Per questo penso sia importante coltivare un buon rapporto con l’Unione, che coinvolga tanto le istituzioni statali quanto i cittadini, con fiducia ma anche con un approccio critico e costruttivo. Nutro qualche timore sulle posizioni del nuovo governo date le diverse affermazioni euroscettiche della coalizione di destra, ma auspico comunque che ci sia responsabilità nei confronti dell’Unione ed impegno nel rispettare il suo ruolo».

3) «Ho molta fiducia nella politica: penso che farla in maniera seria ed onesta non sia difficile; non sono d’accordo con i luoghi comuni che ne denigrano l’immagine e ne mettono in dubbio l’utilità. La politica è così essenziale per il regolare funzionamento di uno Stato democratico che è dannoso trascurarla o evitarla; fa parte della vita quotidiana ed influisce sulla vita di tutti. Per questo motivo sono dispiaciuto per l’affluenza elettorale continuamente in calo: diventa necessario, per chi crede nella politica, impegnarsi per risollevarla».

 

GIACOMO, 24 anni

1) «Ho votato Forza Italia, la componente moderata del centrodestra. Rappresenta i miei valori cattolici, garantisti ed europeisti».

2) «L’Europa delle origini, dei padri fondatori come De Gasperi, è una realtà di cui mi sento parte. Aspiro ad un’Europa fondata sulla solidarietà fra i popoli e sull’unità come base per costruire un futuro di pace e prosperità. Un sodalizio di popoli diversi, con le proprie tradizioni, che pur rimanendo a sé stanti in termini di identità riescono a mettersi insieme per raggiungere risultati migliori, soprattutto sul piano economico».

3) «Credo profondamente nella politica come strumento di cambiamento e come “arte di governare”. Ho tuttavia una fiducia molto limitata nel sistema partitico, spesso plasmato dai personalismi e da correnti che perseguono logiche molto lontane dai bisogni della gente. La politica è diventata il trampolino di lancio per gli affaristi, persone che cercano un successo personale senza portare avanti determinati ideali. Il partito è un’entità che sempre più spesso tradisce le aspettative dei giovani proprio perché manca di coerenza valoriale, l’elemento da cui nasce il mio amore per la politica».

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