I Catellani, cinquant’anni di meravigliosa attività

Bacco & Tabacco, mitico negozio, mitica famiglia

Seduto in quel caffè
io non pensavo a te
Guardavo il mondo che
girava intorno a me
Poi d’improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se non ci fosse che lei…

Questa storia inizia con una canzone dell’Equipe 84, suonata in una balera di Soliera nel 1966. È lì che si incontrano per la prima volta Giuseppe Catellani, “Il Baffo”, e Maria Angela Baraldi: lui rimane affascinato dai modi e dalla bellezza della ragazza. Alcuni mesi di insistito corteggiamento e poi tre anni di fidanzamento anticipano il matrimonio, avvenuto il 23 ottobre del 1971. I due sposi, pieni di entusiasmo, come prima attività prendono in gestione il consorzio agrario di Cadelbosco, mantenendo però forti legami con Correggio.

In occasione della fiera di San Giuseppe, nel marzo del 1973, sono invitati a pranzo dai genitori di lui: nel pomeriggio, durante una passeggiata sotto i portici, vengono a conoscenza della volontà di Fuieta di vendere la sua tabaccheria. Grazie all’interessamento del mediatore Cipolli, dopo qualche giorno fissano un appuntamento e, nel retro della bottega, sanciscono il contratto di vendita.

Tre mesi sono stati necessari per interrompere la gestione del consorzio e per permettere a Maria Angela di frequentare il negozio, fare esperienza e imparare il mestiere. Il 1 giugno del 1973 è iniziata la gestione della Tabaccheria da parte della famiglia Catellani. «Quel giorno, quando ho aperto il negozio, ho pensato: “Adesa a gh’è d’ander…”. Avevamo fatto molti debiti e dovevamo onorarli».

Hanno deciso di dare continuità all’attività che già si svolgeva: tabaccheria, bar, enoteca, mantenendo l’arredamento in noce nazionale realizzato qualche anno prima dalla falegnameria Incerti (Tanan) di Budrio. Era tutto così bello e prezioso che lo mantenevano con cura e dedizione. Forse fin troppa… «Una volta un signore, uscendo dal negozio, non ha visto il vetro della vetrina ed ha sbattuto la testa. Il vetro è andato in mille pezzi e si è riversato sotto il portico, una gran paura… ma poi non era successo nulla di grave».

Di nuovo e di fresco ci mettono un carattere particolarmente cordiale, una predisposizione naturale alla battuta, un’innata capacità di stemperare tensioni e problemi e le molte relazioni interpersonali intessute da Giuseppe “Il Baffo”. Maria Angela, con un carattere più riservato e sensibile, accompagna Giuseppe.

«Tutti i giorni lavoravamo dalle 6,30 del mattino alle 21,30 della sera.
Ci abbiamo messo tanto impegno e ottenuto enormi soddisfazioni.
Abbiamo dato vita ad alcune iniziative di grande successo. Nei primi anni duemila sono venute a Correggio le “sigaraie”, che in piazza lavoravano le foglie di tabacco e facevano i sigari: poi i cultori, in un’area riservata, li potevano apprezzare in tutta la loro qualità.

Avevamo clienti molto affezionati dei dintorni, alcuni che venivano anche da città della regione. Acquistavano sigari particolari, vini pregiati… con alcuni si era creato anche un rapporto umano di grande qualità e stima».

Un lavoro totalizzante fatto con tanta cura e passione. Nel frattempo in quindici anni hanno avuto otto figli.

«Meraviglioso!». Sono i figli di cui vanno particolarmente orgogliosi. Ne parlano col cuore in mano. «Sono stati educati con un po’ di rigidità, come aveva fatto mia madre con me. Tutti hanno aiutato in negozio, tutti hanno fatto l’esperienza di alzarsi alle sei di mattina per lavare il pavimento e disinfettarlo, poi ognuno ha preso la sua strada. Alcuni hanno continuato l’attività».

Nel 2010 i genitori hanno ceduto l’attività ai figli Carla, Carlo e Camillo. Camillo poi ha intrapreso un altro lavoro. Entro in bottega e Buongiorno, vengo accolto con estrema gentilezza e un grande sorriso. Mi ricevono Carla e Carlo; mi accorgo subito che l’empatia è un tratto distintivo di questa famiglia. Hanno una naturale predisposizione a porsi in relazione.

Carla lavora in tabaccheria dal 2003, con questo sono vent’anni: prima faceva la maestra d’asilo a San Martino in Rio. Era il mestiere che sognava di fare, a contatto e al servizio delle persone, poi i miei genitori avevano bisogno… così ha provato, decidendo di rimanere in negozio. «Mi piace il contatto con la gente, intrattenere relazioni umane e poi curare tutto quello che riguarda il cioccolato».

Carlo ha lavorato al salumificio Veroni per dieci anni, ma quando c’era bisogno, in occasione delle fiere e per le feste natalizie, dava una mano ai genitori. Nel 2008 ha deciso anche lui di dedicarsi alla tabaccheria di famiglia. «In questo mestiere vedo una funzione sociale, di accompagnamento. Io cerco di trasmettere emozioni, di far conoscere alle persone il piacere che si può ricavare da un buon vino, da un liquore, da un tabacco pregiato…
li assisto nelle scelte».

Insieme mi parlano di un elemento prezioso: l’armonia «come equilibrio personale ma anche come qualità nei rapporti con le persone. Riuscire ad essere in armonia con sé stessi e crescere, evolversi insieme agli altri».

In negozio si respira un entusiasmo contagioso. In occasione dei cinquant’anni di attività hanno lanciato un loro lambrusco dal nome emblematico, 50 Sfumature di Lambro. Sull’etichetta è riprodotto il logo del negozio, che riprende in bella evidenza i baffoni di papà Giuseppe. Grande stile, qualità, ricerca, passione, nuove idee, attaccamento alle radici. È forse questa la pozione magica che permette di mantenere il successo nel tempo.

Fuori dal negozio il Gnagno, mitico personaggio correggese. È diventato un’istituzione. «Durante il Covid e negli anni del cantiere gestiva dall’esterno l’afflusso delle persone, organizzando un regolare accesso al negozio. Adesso per lui è un passatempo e per noi un grande aiuto».

Nel frattempo “Il Baffo” passa per una visita, due chiacchiere… è stata la sua vita per trentasette anni. Mi invita a casa per un caffè. La cura che Giuseppe e Maria Angela hanno messo nel lavoro adesso la dedicano alla loro casa, bella e accogliente, ma non dimenticano la strada che hanno percorso e le persone a cui devono rispetto e gratitudine. «Quando facciamo le nostre gite in bicicletta ogni anno andiamo al cimitero di Massenzatico a salutare Vando Veroni, che era un gran signore».

Credo che questo sia un gesto emblematico che connota la loro grande umanità, persone capaci di generare relazioni sociali, di mantenere vivo il ricordo, la riconoscenza e la stima di chi hanno incontrato durante il loro percorso. Valori che resistono nel tempo e, a volte, superano i confini della vita terrena.

Meraviglioso.

 

Foto per i cinquant’anni di matrimonio di Giuseppe Catellani e Maria Angela con gli otto figli. Da sx a dx: Claudio, Giuseppe, Carlo, Carla, Cristiano, Maria Angela, Claudia, Corrado, Chiara e Camillo.

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