I bambini vivono e vedono da cittadini maestri

Ri-abitare i luoghi per educare a un mondo migliore

Ri-abitare i luoghi è molte cose: un libro di ricerca e documentazione (Edizioni Junior), un grande progetto distrettuale (che ha coinvolto numerosi servizi educativi tra nidi e scuole d’infanzia) ed un seminario, svoltosi il 21 ottobre presso il Teatro Asioli di Correggio.

Ilaria Mussini, pedagogista del Comune di Correggio e curatrice del libro, ci racconta com’è nata questa esperienza educativa e come si è evoluta negli anni. «Prima di tutto è stato osservato il modo in cui i bambini abitano i luoghi, come percepiscono il territorio che li circonda e come lo vivono nella loro quotidianità». La città viene considerata un vero e proprio luogo di educazione e l’Outdoor Education (educazione all’aperto) è scelto come metodo privilegiato per l’apprendimento e la condivisione dei vissuti di ognuno. Se “i paesaggi cambiano quando le persone li guardano”, lo sguardo dei bambini è in grado di trasformare monumenti, edifici e alberi per creare qualcosa di nuovo e significativo per tutta la collettività.

«Nel fare esperienze dirette con la natura, i bambini sviluppano attenzione verso i soggetti che incontrano, accrescono sentimenti di empatia e cura verso ciò che li circonda e si fanno promotori di strategie per migliorare il mondo», continua Mussini.

“È più facile formare uno spirito integralista che educare alla tolleranza, alla comprensione e allo spirito critico”, ci dice il volume, che sottolinea come sia “importante che la scuola di ogni ordine, ma soprattutto i nidi, le materne e la primaria, siano multietnici e multiculturali, per imparare la convivenza e il rispetto”.

«Per noi, fare educazione significa promuovere dei contesti in cui i bambini possono esplorare, fare domande e socializzare, attraverso diversi tipi di linguaggi espressivi: corporeo, grafico pittorico, costruttivo e manipolativo», spiega Mussini.

Il volume raccoglie, oltre agli interventi di esperti autorevoli in pedagogia, neuroscienze e architettura, alcune mappe e grafiche realizzate dai bambini. Materiali che documentano il percorso svolto e testimoniano la concretezza dei suoi metodi. Le parole dei bambini, pronunciate spontaneamente durante le esperienze, sono state lette il 21 ottobre da un’attrice come apertura del seminario. Tra i tanti interventi, ne citiamo uno: “Abbiamo incontrato anche un albero. Il nostro albero parla, ma non parla la lingua umana: quando siamo arrivati ci ha salutati con le foglie” (Bianca, sei anni). “Un linguaggio, quello dei bambini, profondo, che parla al plurale, multiforme e talvolta spiazzante per la sua capacità di combinare realtà e immaginazione, intuito e conoscenza, suoni e parole, immagini e sapori”.

«Culture Bambine», precisa Mussini, «che devono arrivare ad incontrarsi con le Culture Adulte, fondersi ed intrecciarsi in un’unica storia. Il progetto ri-abitare i luoghi, infatti, non si è fermato solo all’età infantile, ma è arrivato a tutti i cittadini, coinvolgendoli attivamente. È stato chiesto a chi lo desiderava di scrivere aneddoti che avessero a che fare con i luoghi coinvolti. Sono state raccolte più di cento storie, ascoltabili tramite un QR code all’interno del libro.

Ri-abitare i luoghi nasce e continua a vivere in un’ottica di lavoro integrata, in un’idea ecologica dell’apprendimento che abbia come obiettivo la costruzione di ponti di dialogo tra persone e culture, in cui i piccoli cittadini fanno da maestri.
Una sfida grande ma necessaria, più attuale che mai.

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