Correggio, il mio luogo dell’anima

Silver, il papà di Lupo Alberto, ci apre il suo cuore

Quando si pensa ad una creazione artistica si pensa ad un lampo di genio, all’intuizione fulminea. Ma spesso le idee, i progetti, nascono dalla passione unita alla tenacia di inseguire una suggestione, che poi si trasforma nel tempo. Prendiamo ad esempio Guido Silvestri, in arte Silver, da quasi cinquant’anni autore delle strisce di Lupo Alberto. Per lui la scintilla che avrebbe portato alla creazione della fattoria McKenzie è scattata in corriera, durante il tragitto che compiva ogni giorno da studente, per tornare dall’istituto d’arte di Modena a Correggio.

«Il mio desiderio di essere fumettista è nato presto, avevo circa 12 anni. All’epoca non esistevano scuole specifiche, per cui mi iscrissi all’istituto d’arte di Modena. Come tanti studenti, andavo in corriera. Tutti i giorni mi scorrevano davanti agli occhi i campi di Campogalliano, di San Martino… proprio in quei momenti di vuoto, ho iniziato a immaginare i dialoghi fra gli animali delle aziende agricole che componevano il paesaggio. Tutto nasce da lì».

L’idea ronza nella testa del giovane Guido, che a 19 anni lascia Correggio per trasferirsi a Modena, dove andrà a Bottega da Bonvi, il suo maestro. La svolta vera e propria («per me fu come vincere un Oscar a vent’anni») avviene grazie alle strisce pubblicate sul Corriere dei Ragazzi, nel 1974. Lì Silver ha la possibilità di mettere in scena i dialoghi fra gli animali della fattoria. «Siccome dalle nostre parti, oltre alle fattorie, c’erano anche i predatori, decisi di dare spazio anche ad un lupo… ma pensai di sovvertire lo stereotipo dell’animale feroce, e lo feci innamorare di una gallina». La trovata piace, eccome. Era nato Lupo Alberto.

Andando avanti veloce, ritroviamo oggi Silver a Milano, da dove continua a pubblicare il suo bimestrale. Nell’ultimo numero Guido ha voluto aprire, come già altre volte, uno spaccato sulla contemporaneità, mettendo in scena le ansie di Enrico la talpa durante il lockdown.

«Il mio desiderio di essere fumettista è nato presto, avevo circa 12 anni. All’epoca non esistevano scuole specifiche, per cui mi iscrissi all’istituto d’arte di Modena. Come tanti studenti, andavo in corriera. Tutti i giorni mi scorrevano davanti agli occhi i campi di Campogalliano, di San Martino… proprio in quei momenti di vuoto, ho iniziato a immaginare i dialoghi fra gli animali delle aziende agricole che componevano il paesaggio. Tutto nasce da lì».

L’idea ronza nella testa del giovane Guido, che a 19 anni lascia Correggio per trasferirsi a Modena, dove andrà a Bottega da Bonvi, il suo maestro. La svolta vera e propria («per me fu come vincere un Oscar a vent’anni») avviene grazie alle strisce pubblicate sul Corriere dei Ragazzi, nel 1974. Lì Silver ha la possibilità di mettere in scena i dialoghi fra gli animali della fattoria. «Siccome dalle nostre parti, oltre alle fattorie, c’erano anche i predatori, decisi di dare spazio anche ad un lupo… ma pensai di sovvertire lo stereotipo dell’animale feroce, e lo feci innamorare di una gallina». La trovata piace, eccome. Era nato Lupo Alberto.

Andando avanti veloce, ritroviamo oggi Silver a Milano, da dove continua a pubblicare il suo bimestrale. Nell’ultimo numero Guido ha voluto aprire, come già altre volte, uno spaccato sulla contemporaneità, mettendo in scena le ansie di Enrico la talpa durante il lockdown.

«Volevo parlare ai miei lettori per far sapere loro che siamo tutti stati molto colpiti dalla pandemia. Io in prima persona: per questo dico che Enrico sono in fondo io. All’inizio la prospettiva di stare in casa è stata anche allettante, tanti di noi hanno riscoperto passioni, cucinato e guardato film, ma poi è subentrato un senso di angoscia, almeno nel mio caso. Siamo precipitati all’improvviso dall’agio delle nostre certezze ad una situazione che ricordava la peste o l’epidemia di influenza spagnola. Ho pensato di parlare di tutto questo tramite Enrico la talpa, che tra gli animali della mia fattoria è quello che vive nello spazio più angusto e buio, sotto la terra. Quello che volevo dire ai miei lettori è: non vergogniamoci di cercare aiuto, la salute mentale non va sottovalutata».

L’ANSIA DA LOCKDOWN DI ENRICO LA TALPA,
È LA STESSA DI TANTI,
ME COMPRESO

La grande sensibilità di Guido Silvestri non è una nuova scoperta: negli anni ha sposato diverse cause importanti, prestando la sua matita e i suoi personaggi a campagne nazionali su temi come la desertificazione, le mine antiuomo, la lotta all’HIV. Proprio l’opuscolo informativo sull’AIDS, “Come ti frego il virus”, nel 1991 fu al centro di polemiche, quando alcuni materiali finirono in una scuola. «In alcuni ambienti fece scandalo perché si parlava di sessualità non protetta e di morte. Non mi sono pentito: ho sempre pensato fosse un dovere per chi ha un pubblico sposare cause importanti. Io poi mi sono sempre mantenuto libero, per questo sono editore di me stesso».

Dunque, la fattoria McKenzie non è un luogo impermeabile ai mutamenti della società: molti temi importanti hanno fatto il loro ingresso su queste strisce. Del resto, Silver ha imparato ad amare i fumetti anche grazie ai Peanuts, che lo hanno fatto innamorare proprio per la loro capacità di trattare temi anche profondi. «Penso che la fattoria potrebbe essere un luogo piacevole dove trascorrere un ipotetico lockdown. Potrebbe far riscoprire il gusto per la campagna, per le cose semplici, a tanti che oggi abitano gli spazi angusti delle grandi città».

I luoghi e le suggestioni che hanno ispirato la nascita di Lupo Alberto sono inscritti profondamente nel cuore di Guido, che definisce Correggio come suo luogo dell’anima. E si capisce da come ne parla che non sta esagerando. «Io e la mia famiglia ci siamo trasferiti a Correggio nei primi anni ’60. Mio padre guidava gli autobus sulla tratta Correggio – Modena, e ci spostammo per comodità in una casa che stava sopra l’autorimessa, in via Sanzio. Pur non essendo correggese di nascita la considero la mia patria, perché a quei primi anni risalgono tanti bei ricordi, come le corse in bicicletta e le nuotate nei canali della bonifica». A Correggio comincia anche per il giovane Guido la storia d’amore con i fumetti: «Io ero un ragazzo timido, introverso. Trovavo rifugio in quei mondi paralleli. A scuola spesso una mia professoressa richiamava l’attenzione della classe su di me ed esclamava: “Ecco Silvestri che sorride agli angeli!”. Io ero sempre alla ricerca di nuove storie da inventare. Inizialmente mi nutrii di Jacovitti, poi scoprii il fumetto americano, che mi aprì nuove prospettive. Non posso poi dimenticare le suggestioni del Carosello, che aveva spot a cartoni firmati da grandi artisti. Nella mia immaginazione di ragazzo io un giorno sarei stato a Milano, ad un qualche piano alto del Pirellone – immagine del progresso per antonomasia – a disegnare fumetti per la pubblicità. Non avrei mai osato sognare di diventare autore di un fumetto tutto mio».

Correggio, paesaggio dell’anima, è finito anche dentro Lupo Alberto. «C’è il profumo dei tigli che si mescolava al profumo del gelato alla vaniglia che veniva dalla gelateria di Piroto, le corse nei prati con gli steli che ti tagliavano gli stinchi… ma soprattutto il rapporto fra le persone, soprattutto l’ironia dell’Emilia e del suo dialetto. Anche se la fattoria ha un nome inglese, dentro c’è l’arguzia contadina degli scutmai.

Silver ama tornare a Correggio, dove ha ancora la mamma, il fratello ed alcuni amici d’infanzia, in quella che per lui è una vera e propria vacanza. «Qui c’è qualcosa, chi nasce qui è come se si sentisse desinato a qualcosa di superiore, in tutti i campi. Basti pensare a tutti i personaggi importanti che danno lustro a Correggio, dall’imprenditoria alla musica e alla letteratura. Non ci sentiamo la provincia di nessuno».

Francesca Amadei

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