Guarire tra gli affetti, dolce esperienza

Da Tytty e Luciano, due vittorie sul Covid

Facciamo un passo indietro. Dal 23 Febbraio scuole, università, concerti, eventi sportivi, celebrazioni religiose vengono chiuse o annullate. Come?! Le partite di calcio a porte chiuse o sospese addirittura? Cancellata la gara di sci a Cortina e la Brignone viene fermata mentre sta per vincere, prima italiana, la Coppa del Mondo.

Il 5 Marzo viene rinviato il referendum costituzionale previsto per il 29 Marzo. Ma allora è una cosa seria! Si scatena una corsa agli acquisti di generi alimentari e si registra una impennata dei prezzi di alcuni articoli come alcol, Amuchina, mascherine. Aumentano i contagi, ci sono i primi morti. E a Correggio cosa accade? Apro il computer e, accanto ai resoconti giornalieri del nostro sindaco, scopro che la mia amica e pittrice Santa Sammartino, per tutti Tytty, è risultata positiva al Covid 19. Risalgo, sul suo profilo Facebook, al racconto dei primi giorni.

Tytty scrive: «Una mattina, il 5 Marzo, arrivano i brividi della febbre. Chiamo il mio medico che mi dice di stare a casa e usare la Tachipirina. La febbre non cede, cala, ma poi torna con punte che toccano i 41. I miei figli sono preoccupati. Il martedì mattina chiamo il 118. Arriva una ambulanza; il personale è bardato come in televisione. Cavoli! Sta succedendo a me?! Mi preparo e mi portano a Guastalla. Dopo una lastra e la Tac si capisce che ci sono delle lesioni ai polmoni».

Nei giorni succssivi Tytty soffre molto, respira a fatica, deve restar sola, perde peso.

«Il personale fa quello che può, ma il peggio è che una delle mie figlie è stata ricoverata anch’essa con febbre e tosse. É impaurita, qui in ospedale da qualche parte».

Tamara, Marco, Laura Milton, Barbara, Tania e decine di amici la seguono e la incoraggiano. Dopo i primi momenti difficili Tytty, che fra i tanti doni ha anche quello della pittura, inizia a disegnare sui vassoi di cartone per il pranzo e la cena. Sono ritratti molto espressivi, figure che combattono contro “ciò che cerca di portar via loro l’umanità”. Chiama tutto questo Arte ai tempi del Covid-19.

L’affetto delle amiche e degli amici le giunge sotto forma di grande scatola di pastelli, matite, fusaggine, insomma tutto ciò che serve per disegnare. Dalle sue note del 22 Marzo: «L’amore si manifesta in molti modi; una ragazza dal cuore grande è andata a prendere il nostro cane femmina Aiko Bau. Usando tutti gli accorgimenti del caso, l’ha portata nel suo giardino. Le ha fatto la doccia e l’ha lasciata correre e giocare. Vedere Aiko così felice mi apre il cuore».

Scorriamo veloci al diciannovesimo giorno d’ospedale: un medico entra nella sua stanza e chiede a Tytty se si sente pronta ad essere spostata al REMS di Reggio, una struttura alle Due Maestà attrezzata per accogliere le convalescenze. Le suonano i campanelli nella testa; significa che è fuori pericolo. Mette tutta la sua roba in un sacco del pattume, che viene inserito in un altro e poi sigillato; indossa un camice, i calzari, la cuffia, i guanti, la mascherina ed aspetta l’ambulanza.

«Con il mio sacco, che non devo appoggiare in nessun posto, si parte. Osservo il mondo fuori: gli alberi sono ricoperti dalle prime, tenere foglioline e ci sono tenui fioriture. Percorro strade conosciute con spirito nuovo. Arrivo: la camera è piccola e funzionale, una grande finestra la inonda di luce. Che gioia! Potrò fare la doccia e mangiare seduta ad un tavolo. Mai prigionia fu così dolce».

Una dottoressa le porta della carta da disegno, poiché l’arte ai tempi del Covid 19 prosegue e sono certo abbia tenuto una grande compagnia a Tytty, che non esita a mettere sul suo profilo Facebook una foto “senza trucco e senza inganno”. Lei ha bellissimi capelli biondi e non vede l’ora di metterli in ordine. Il 26 Marzo nevica: «Mi alzo e finalmente dopo 22 giorni, grazie al dono di un’amica che mi ha fatto avere asciugacapelli, shampoo e balsamo, riesco a lavarmi i capelli. Li sento leggeri e profumati. Cerco di dedicarmi a me stessa con affetto e tenerezza. Leggo, disegno, mi intrattengo virtualmente con gli amici»

Il giorno successivo i suoi figli, che hanno avuto solo sintomi lievi, terminano l’isolamento a casa. Tytty sente che deve far presto a guarire, prima che le figlie “riordinino” troppo le sue cose: disegni, tele, colori, manichini…

Arriviamo così al 3 Aprile: «Mi hanno fatto il tampone, quel piccolo bastoncino che ti scava per qualche secondo in gola e dentro le narici. Arriva l’esito, sono in due: la dottoressa Valentina e un altro giovane medico. “Abbiamo una notizia per te: il tampone è negativo”. NEGATIVO!  Questa parola rimbomba nella mia testa come una eco. Dopo 31 giorni mi sento stordita. In seguito, anche il secondo tampone di controllo risulta negativo. Non riesco davvero a crederci. Penso alla gioia di riabbracciare i ragazzi, a cosa cucinerò per Pasqua, ad Aiko Bau, alla mia camera, che Giorgia ha messo in ordine. Devo sbrigarmi a finire gli acquerelli, che voglio regalare a chi si è preso cura di me in questi lunghi giorni con tanta gentilezza: hanno sempre avuto per me un sorriso, una battuta, una parola di incoraggiamento. Due giorni dopo arriva l’infermiera, gli occhi gioiosi e un foglio in mano, è arrivato il certificato: posso andare a casa! Il cuor mi salta in gola. E adesso? Devo telefonare, preparare le mie cose. Durante il viaggio parlo ininterrottamente. Eccoci sotto casa. Giorgia si affaccia alla finestra, si precipita ad aprire. Arrivano anche gli altri familiari, ci abbracciamo forte. Non so se dovremmo… Aiko mi fa le feste, mi salta addosso e poi, incredibilmente, dopo un mese di inappetenza, mangia. Una meravigliosa giornata mi attende. Non ci credo ancora!».

LA VITTORIA DI LUCIANO

Luciano è conosciuto da molti carpigiani e correggesi, perché abita a Carpi da tantissimi anni e per altrettanto tempo è stato l’Istruttore di guida, per antonomasia, a Correggio. Molte generazioni di correggesi hanno preso la patente sotto la sua ala.

Da completamente autosufficiente che era, a ottobre 2019 Luciano è stato colpito da una profonda emorragia cerebrale, che lo ha reso paralitico nella parte destra del corpo e muto. Da allora ha iniziato un percorso di recupero presso una Casa Protetta della zona: un luogo dove lavorano professionisti fantastici, che erogano cure e assistenza in un clima sereno e ricco di affetto, dove la dignità della persona viene indiscutibilmente messa al primo posto nella scala dei valori.

Pur con la frustrazione degli esiti dell’emorragia, Luciano si è rimesso in pista. Fa fisioterapia con sottofondo musicale dei Rolling Stones, sfoglia riviste di auto d’epoca, legge “Repubblica” tutti i giorni, guarda la televisione, gioca a carte e a sua volta tiene compagnia agli altri ospiti e operatori suoi amici.

Il fato, però, ha in serbo per lui un’altra brutta sorpresa: il 19 marzo 2020, in piena pandemia Covid, riscontra i primi sintomi del contagio: arriva il ricovero in ospedale e i giorni in cui eravamo perfettamente coscienti che un uomo anziano, affetto da patologie polmonari e con tutti gli esiti dell’emorragia cerebrale di pochi mesi prima, è il tipico caso che la Letteratura Scientifica ti consegna come perso.

Arriva la difficoltà nel poter comunicare con lui. Il figlio consegna un telefono al personale del reparto. Sono giorni difficili: ascolti il telegiornale e ti senti addosso il dolore degli altri. Viverlo sulla tua pelle è tutta un’altra sensazione.

Non sapremo mai se è stata la tempra del buon sangue emiliano di Luciano o la sua voglia di vivere e lottare perché sapeva che dall’altra parte delle barricate l’affetto dei suoi familiari e dei suoi amici lo stava supportando, ma Luciano sta guarendo dalla polmonite interstiziale da Coronavirus. Nei giorni del ricovero, durante le videochiamate abbiamo sempre esortato Luciano a tenere duro, ricordandogli le persone, e le cose che lo stavano aspettando dopo la sua dimissione.

Contro ogni previsione scientifica e statistica, Luciano è tornato nella sua Casa Protetta dove, dopo un periodo di ulteriore ripresa dall’ospedalizzazione, riprenderà il suo percorso di recupero e la sua nuova vita lì. Circondato dal nostro affetto e da quello dei suoi amici.

La storia di Luciano non vuole essere la storia di un miracolo, ma il racconto di una storia andata a lieto fine contro ogni previsione, che va raccontata per ricordarci che possiamo e dobbiamo tornare a gioire per ciò che alla fine, anche nella sfortuna, va bene. Sentirci pensati è una delle sensazioni più potenti che abbiamo per essere felici.

Norma Guerrini, nuora di Luciano

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