Grano: il vantaggio ambientale del miscuglio

La cerealicoltura nel territorio correggese si è profondamente trasformata nel corso degli anni, non solo portando al progressivo ridimensionamento della coltivazione di grano a vantaggio dell’incremento di quella di mais, ma anche all’abbandono di determinate varietà, oggi dette ”antiche”.

Le nuove varietà introdotte rispondevano a determinate caratteristiche produttive, a partire dalla resa in granella per ettaro per arrivare al problema della taglia, intesa come sviluppo in altezza. Un grano molto alto è più soggetto ad essere allettato dal vento e quindi generare perdite di prodotto e difficoltà di trebbiatura.
Quando un sotto prodotto come la paglia, che in passato era importantissima per le lettiere degli animali nelle stalle, perde di importanza economica, diventa un fattore che può favorire l’abbandono di varietà alte a vantaggio di selezioni moderne, più produttive ed a taglia bassa.

Oggi però le esigenze, agricoltura biologica e cambiamenti climatici in particolare, sono molto differenti e le caratteristiche qualitative di alcuni grani antichi, pur se poco produttivi, meritano di essere riscoperte e valorizzate.
É per questo che sono state sperimentate nuove soluzioni di coltivazione del grano in miscuglio, intesa come semina contemporanea sullo stesso appezzamento di differenti varietà di grano. Il principio che sta alla base di questa nuova tecnica di coltivazione sta nella possibilità, per ognuna delle varietà utilizzate, di esprimere le proprie differenze genetiche.
Per esempio una varietà di taglia bassa potrà fungere da sostegno ad una varietà di taglia alta rendendo quest’ultima meno allettabile. D’altro canto 10.000 anni fa le cose funzionavano più o meno in questo modo: per gli agricoltori non era facile reperire il seme, perciò lo si ricavava da più piante che, seppur simili fa loro, erano di fatto geneticamente differenti; l’opposto di quanto si fa oggi con tecniche convenzionali che utilizzano semi perfettamente selezionati e standardizzati.

I miscugli, definiti popolazioni evolutive, sono costituiti da varietà non geneticamente uniformi e pertanto in grado di adattarsi alle aree nelle quali arriveranno ad esprimersi con stabilità sia di resa che di qualità. Ovviamente utilizzare un miscuglio di grani è interessante nel momento in cui le caratteristiche nutrizionali di queste produzioni sono migliorative rispetto alle varietà standard: da questo punto di vista però non mancano casi di farine di grano tenero che diventano adatte anche agli intolleranti al glutine.

Uno degli aspetti più interessanti dei miscugli di cereali resta tuttavia quello ambientale. Varietà antiche autoctone sono sicuramente predisposte ad adattarsi all’ambiente nel quale verranno reintrodotte senza dimenticare però che, nel corso degli anni, continueranno a modificarsi e selezionarsi in modo naturale adattandosi peraltro ai cambiamenti climatici che ci attendono nei prossimi anni: questi non sono prevedibili e pertanto spiazzeranno molto più facilmente la selezione classica rispetto a quella del miscuglio, che si sarà evoluta proprio in funzione del mutare del clima.

I cereali in miscuglio oltretutto esercitano un migliore controllo delle infestanti, sia per la loro maggiore altezza rispetto alle cultivar “moderne” che per la difforme caratteristiche dagli apparati radicali, geneticamente variabili, che sviluppandosi in modo molto eterogeneo lasciano meno spazio all’insediamento di infestanti.

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