Gran nobiltà à quel nostro casato

Quattro volumi sui da Correggio di Iames e Fabrizia Amaini

Sabato 21 ottobre, nel ridotto del Teatro Asioli di Correggio, è stata presentata la storia, in quattro volumi, “Della nobile casata dei da Correggio d’Austria, della sua città e della sua gloria raccontata nelle gesta”, raccolta dagli autori Iames e Fabrizia Amaini. Il ridotto si è ben presto riempito: una parte del pubblico è rimasta in piedi sul fondo, altri hanno ascoltato nell’attigua Sala Pavarotti, anch’essa piena.

L’evento è stato aperto da Gabriele Tesauri, Assessore alla cultura, che ha chiesto un applauso alla memoria di Iames Amaini, artefice del progetto assieme alla cugina Fabrizia; ha aggiunto che sarà cura dell’Amministrazione Comunale (presente in forze) diffondere nelle scuole e presso le nuove generazioni la storia della città di Correggio e della sua casata, compendiata nell’opera.

La pubblicazione è avvenuta dopo un lungo lavoro di ricerca, durato oltre dieci anni, portato avanti da Iames e Fabrizia, entrambi noti a Correggio: il primo per essere stato un imprenditore di successo, un grande appassionato di ricerca storica, e per aver recuperato edifici storici dando ancor più lustro alla nostra città; la seconda, oltre che per il suo lavoro di insegnante, per la sua attività di scrittrice, giornalista e stimata divulgatrice della storia di Correggio.

Francesca Manzini, attuale responsabile del Museo, ricordando il promo pubblicitario “…quella storia che non è mai stata scritta”, ha anticipato il pregio dell’opera; se il volume sulle gesta non rappresenta un’assoluta novità, il volume che riguarda i da Correggio esiliati non è mai stato pubblicato prima d’ora.

Gabriele Fabbrici, già direttore del Museo, ha ricordato l’amico Amaini, la cui opera, a suo parere, ha una duplice pregevole valenza: sia didattica che d’ausilio agli studiosi per la definizione ordinata delle linee di storia della casata dei da Correggio, per le fonti cronachistiche e per la ricostruzione della storia urbanistica della città, basata sull’interpretazione degli atti notarili.

Ha poi preso la parola Fabrizia Amaini che, con garbo e una certa emozione, ha illustrato il terzo volume riguardante i da Correggio in esilio, con la collaborazione di Graziano Marani. Abbiamo potuto ammirare sul tavolo, nelle immagini e in un video proiettati durante la presentazione, il cofanetto e le copertine dei quattro volumi, di insolito formato e di altrettanta raffinatezza; risaltava subito l’alta qualità dell’edizione.

L’idea del progetto nacque quando Iames, immerso in una delle sue ricerche, cominciò a conservare anche tutti i documenti relativi alla storia della casata dei Da Correggio e della città (documenti, memoriali, bibliografia, immagini), archiviandoli scrupolosamente in file digitalizzati. Con questa considerevole documentazione storiografica, inizialmente tratta dalle fonti archivistiche di Correggio e di Modena (a cui il Ducato di Correggio fu soggetto dal 1635 all’Unità d’Italia), venne quasi naturale il progetto di ricomporre la genealogia completa della casata dei da Correggio, che aveva signoreggiato la nostra città per sette secoli, dalla sua origine, prima dell’anno mille, alla sua estinzione nel 1711.

Fin dall’inizio, il progetto si presentò nella sua vastità e rese necessario cercare ulteriori documenti in altri archivi, a Mantova e ovunque portasse la storia. Una volta raccolti, tali documenti andavano letti, tradotti ed interpretati: un’operazione spesso gravosa, trattandosi di carte usurate dai secoli, con lessico e sintassi desueti e spesso con astruse forme latine, a partire dal Trecento fino al Settecento. La determinazione e la consuetudine a compulsare documenti antichi avevano reso Iames Amaini un fine esperto (spesso accompagnato e supportato dall’amico Irmo Diacci nelle traduzioni dal latino).

Questa mole di documentazione, poi, andava organizzata e pianificata nei contenuti, al fine di costruire una storia non solo certificata, ma anche il più possibile chiara e comprensibile. Fabrizia si assunse questo compito; cominciò così il lavoro a quattro mani, che durò con intensità per nove anni.

Inoltre, per conferire all’opera un’impronta divulgativa, gli autori decisero di avvalersi di una considerevole quantità di immagini: fotocopie documentarie, rappresentazioni, effigie, fotografie, disegni, ritratti, icone e altro.

Quando Iames venne a mancare verso la fine del 2020, Fabrizia portò a termine l’opera, incoraggiata e sostenuta dalla famiglia di Iames, nelle persone della moglie Annamaria e dei figli Erica e Nicolò.

Ne è sortito un trattato in quattro volumi, suddivisi per argomento:

  1. Le Gesta dei “da Correggio d’Austria”
  2. I “da Correggio d’Austria” tra leggenda e storia
  3. Gli ultimi “da Correggio d’Austria” in esilio
  4. Correggio e la sua storia dalle origini al Seicento

Cosa li aveva stimolati a cimentarsi in una avventura temeraria per degli storiografi non professionisti? Fu il rinvenimento, nell’archivio bibliotecario di Memorie Patrie di Correggio, di tre abbozzati ed inesplicabili disegni (un quarto, gentilmente segnalato dallo studioso Giuseppe Adani, era conservato nell’archivio di Parma), assieme a trentadue sibilline iscrizioni latine che raccontavano le imprese eroiche (gesta) di illustri personaggi appartenenti alla casata correggesca. Quattro delle suddette iscrizioni, perfettamente coincidenti con le didascalie riportate sotto ai disegni, svelarono che tutte le trentadue iscrizioni altro non erano che le narrazioni riferite a trentadue disegni raffiguranti le gesta di alcuni eroi correggeschi. E se le iscrizioni erano trentadue… anche i disegni dovevano essere trentadue, nonostante se ne fossero ritrovati solo quattro (gli altri possono essere andati dispersi).

La scoperta dei disegni, di per sé infeconda, divenne fondamentale in seguito alla lettura di un atto d’archivio di cui si riporta il seguente estratto: “Ora sotto colore di restauro del Palazzo di Correggio, si sono fatte cancellare le memorie degl’Antenati della suddetta casa di Correggio”; per memorie si intendevano i trentadue affreschi, rappresentanti le gesta eroiche di alcuni protagonisti, che si trovavano sulle pareti del Salone centrale del Palazzo dei Principi: i subentrati Estensi le avevano fatte ricoprire con una mano di calce in occasione di un restauro che lo aveva tagliato in senso longitudinale, tramite una parete (oggi Sala degli arazzi) e ribassato.

I disegni ritrovati, dunque, erano i bozzetti o le copie degli affreschi di cui si parlava nell’estratto di sopra riportato, a testimonianza che il nostro bel Palazzo dei Principi era tutto affrescato (comprese molte camere anche a piano terra).

Per via dello stemma di famiglia identico a quello della dinastia austriaca degli Asburgo, i “da Correggio” ricevettero nel 1580 il diritto di denominarsi “da Correggio d’Austria”. Nel 1635 l’ultimo Principe Giovanni Siro, a causa di un’accusa di falsificazione monetaria, ebbe confiscato il feudo, appartenente alla sua famiglia fin da prima dell’anno mille, e morì in esilio a Mantova. Quando fuggì, accolto dai Gonzaga di Vescovato, è molto probabile che avesse portato con sé i documenti del suo ricco archivio.

Il principe Siro

Poiché degli ultimi Principi esiliati non era mai stato scritto nulla dagli storiografi, sorse negli autori il desiderio di completarne la storiografia; si aprì così un altro capitolo di ricerca negli archivi di Stato diocesano di Mantova e in quelli parrocchiali delle zone in cui gli ultimi discendenti erano vissuti. Gli autori sono così riusciti a ricostruire la genealogia completa dei “da Correggio d’Austria”, dall’origine alla loro estinzione.

Terminata la presentazione, è giunto il toccante intervento di Erica, figlia di Iames, che, sorridendo, ha spiegato quanto il padre sarebbe stato fiero della folta partecipazione della cittadinanza all’evento: «La ricerca storica locale non era solo una passione, ma un modo di vivere con entusiasmo le sue piccole e grandi scoperte, che ci comunicava puntualmente. Oggi si chiude un cerchio che lui ha cominciato e che non ha potuto portare a termine, ma che altri hanno finito per lui».

Concludendo, Francesca Manzini ha ringraziato Fabrizia e la famiglia Amaini, assicurando che Iames non verrà dimenticato: salutando il Sindaco Testi, lo ha invitato, insieme ai presenti, all’anteprima della mostra che si terrà al Museo di Correggio dal 2 dicembre. Alcuni dei ritratti dei da Correggio e di alcune gesta, commissionati da Iames Amaini a pittori locali, erano esposti come assaggio nell’attigua Sala Pavarotti.  La pregevole veste tipografica dei quattro volumi è stata curata dall’agenzia Visualgraf che, con passione e competenza, nelle persone del titolare Fabio Camparini e del suo team, ha seguito passo passo il lungo e complesso iter editoriale, oltre ad essersi attivato per rendere la giornata della presentazione interessante e piacevole.

 

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