Goodbye, caro direttore… E grazie

Gabriele Fabbrici, neopensionato, lascia il nostro Museo Civico

Il direttore del Museo Civico e Archivio storico di Correggio, Gabriele Fabbrici, è andato in pensione nel giugno scorso. Come si farà a riempire il vuoto che lascia? Sì, perché il dottor Fabbrici “tiene del posto”, come studioso e come professionista. Il profilo richiesto per ricoprire l’incarico di Direttore di Museo (piccolo o grande che sia) è alto: tra i requisiti figurano provata esperienza in ricerche storiche, artistiche e archeologiche, documentata conoscenza dei sistemi di conservazione dei reperti, incarichi e certificazioni (per esempio collaborazioni con soprintendenze, università e musei), oltre che pubblicazioni in riviste scientifiche; la laurea è sottintesa. Fabbrici li ha tutti, ed anche qualcuno di più. Col suo pensionamento ed il commissariamento del Comune (con le dimissioni della Sindaca infatti è saltato il bando di assunzione), si teme che il ruolo resti vacante per molto tempo.

Il nostro Museo è nato e cresciuto con lui proprio perché è una persona che non sta ferma, non sta zitta, si fa avanti per le cose che servono per promuovere la cosiddetta “cultura”. La parola è messa tra virgolette perché la cultura, per le Amministrazioni locali, è un po’ come la “scuola” per lo Stato: a parole è fondamentale, ma finisce sempre in coda e, se non si combatte per difenderla, deperisce, sopravvive stentata.

Conviene entrare nel vivo e ricordare che noi, come il Museo e l’Archivio storico, abbiamo attraversato dal 1996 ad oggi non poche emergenze: due terremoti e due anni abbondanti di pandemia. I primi hanno danneggiato i luoghi fisici dove i beni culturali sono custoditi, gli altri hanno impedito l’organizzazione di eventi e l’afflusso dei visitatori; non solo, si è rischiato di uscire da molti circuiti nei quali è poi difficile rientrare, ma anche di non riuscire a richiamare i visitatori di prima senza un’adeguata promozione ed un’efficace comunicazione.

Fabbrici vuole ricordare le grandi colleghe e collaboratrici che restano al loro posto: Francesca Manzini, operatrice del servizio Informaturismo, e Silvia Rinaldi, collaboratrice amministrativa. Fino ad oggi il Museo ha avuto, nei periodi di “normalità”, circa settemila visitatori l’anno.

Gabriele Fabbrici è arrivato dalla vicina Novellara nel 1988 ed è riuscito, con il tempo, a farsi apprezzare nel suo ruolo dai correggesi. Nel 2001 traghetta il Museo ad un risultato degno di nota: il Premio Moebius per il sito web. Trovati i giusti collaboratori, già da un anno il sito risultava avanzatissimo per i tempi, tanto da poter concorrere ad un premio internazionale: dopo aver superato la selezione nazionale ed essere approdato alla finale di Losanna, vince il secondo premio (il primo premio venne assegnato per una frazione di punto ad un museo svizzero: senza commento).

Oggi il sito, con le sue originali caratteristiche di pregio e completamente rinnovato secondo un progetto ideato e voluto da Fabbrici, dovrebbe ripartire nei prossimi mesi, speriamo già da settembre: ai posteri mantenerne il livello. A Correggio poi succede di essere troppo ricca di tesori, come accade alle cittadine che sono state in passato dei piccoli Stati, di conseguenza servirebbero più risorse di quante ne possa fornire un Comune di ventiseimila abitanti. Un Archivio storico e fondi bibliografici ricchi come i nostri hanno bisogno di personale specializzato: il profilo richiesto è talmente alto che ben poche persone lo possiedono.

«Come ha notato l’esperto Zeno Davoli – dice il Direttore – Correggio vanta una tradizione nell’arte dell’incisione che nessun’altra città della provincia può vantare. La stessa cosa succede con la musica: a partire dagli anni trenta del 1500 fino a oggi, con la Banda di Correggio istituita nel 1797, la più antica in attività senza interruzioni in regione».

Qual è la fotografia del Museo a giugno 2022, quando Fabbrici va in pensione? Uno splendido servizio del TG1 dalla mostra alla Reggia di Caserta, dove sono esposti gli arazzi raffiguranti giardini all’italiana, tessuti a Bruxelles nella bottega di Cornelius Mattens nel XVI secolo, che il Museo di Correggio ha “prestato” alla mostra “Frammenti di Paradiso. Giardini nel tempo alla Reggia di Caserta”.

Il Direttore e Signora,  presenti all’inaugurazione, hanno potuto testimoniare della sobria eleganza e della linearità dell’allestimento e loro valorizzazione. Vale la pena andarli a vedere: rimarranno fino al 16 ottobre.

Fabbrici se ne va fiero di essere riuscito a far restaurare diverse decine di opere, tra cui quadri, arazzi, busti, reliquiari, le terrecotte di Bruto Terrachini, nonché materiale cartaceo quali mappe e planimetrie. Rilevanti sono stati gli acquisti: risale al 1996 l’acquisizione del Cristo del Mantegna, un considerevole investimento per il nostro Comune, voluto dall’allora sindaco Claudio Ferrari. Tanti i prestigiosi prestiti del dipinto: a Mantova, all’Ermitage di San Pietroburgo, al Louvre di Parigi. «Il compito di un Direttore – ribadisce – è anche quello di far conoscere il patrimonio artistico anche all’esterno, oltre che alla cittadina dove si trova».

L’ultima opera acquistata (e in arrivo) è il gesso della pala di San Gregorio Magno di Carmela Adani, la cui realizzazione in pietra si trova al Regina Pacis di Reggio Emilia.

Come tiene a sottolineare, conservazione e restauro sono gli imperativi di un direttore di Museo per la cura delle opere che gli sono state affidate dai cittadini. Opere, adeguatamente conservate e restaurate, meritano di essere viste dal maggior numero di fruitori possibile, anche fuori delle mura del Museo. «Per tutto ciò – aggiunge – occorrerebbe una robusta promozione».

Resta importante, per il Direttore e anche per noi come cittadinanza, il rapporto del Museo e dell’Archivio storico con le scuole ed il recupero e la nascita del sito del Cimitero ebraico, ai quali Fabbrici si è particolarmente dedicato, sia per dovere che per passione personale. Un bel numero di alunni ricorderà l’ingresso in classe del dottore con la valigetta e vari reperti per le ore di “Laboratorio di Storia”, le visite guidate o le attività promosse per anni all’interno del Museo.

Riprendendo le parole del sito del Comune di Correggio: «al di là dei freddi dati numerici e cronologici, il recupero dell’area cimiteriale ha costituito un momento di primaria importanza nella “costruzione” di un percorso storico che trova espressione nel progetto di “museo globale” al quale l’Amministrazione Comunale sta dedicando, dalla riapertura del Museo Civico (giugno 1999), non poche risorse ed energie».

Per finire, il direttore ricorda quale ricco patrimonio di frammenti in ebraico, tra cui due rarissimi commenti biblici, si trovino in archivio, rinvenuti su centotrentotto registri ai quali facevano da copertina. Un bel grazie a Gabriele Fabbrici è davvero doveroso.

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