Giovani, donne, precarietà: ecco i temi caldi

Stefano Catellani, responsabile CGIL Correggio

Stefano Catellani è il nuovo responsabile di zona della CGIL di Correggio. È arrivato a questo ruolo dopo una lunga carriera all’interno del sindacato: ha cominciato a Correggio come funzionario Fiom fino al 2010; successivamente è diventato responsabile di zona Fiom a Scandiano. Sempre a Scandiano ha poi rivestito il ruolo di coordinatore della Camera del Lavoro fino al 2019, per poi passare al ruolo di responsabile di zona nella città di Reggio. Dal 20 gennaio scorso, Catellani è tornato a Correggio con l’incarico di coordinatore di zona. L’abbiamo incontrato per farci raccontare i temi centrali che il sindacato si trova ad affrontare oggi.

Quali sono i fronti più “caldi”, ossia le situazioni che meritano la maggiore attenzione in questo momento?
«In zona, la vertenza più complicata è sicuramente quella che riguarda Sicam, ancora in corso e completamente aperta. Si tratta di una vertenza che nasce da un fenomeno ormai diffuso, quello delle famiglie correggesi e reggiane senza eredi a cui lasciare l’azienda, che così viene venduta a multinazionali ed imprenditori che non hanno più il senso di attaccamento all’azienda del territorio. Con vendite di questo tipo, accadute a diverse imprese, il legame con il territorio a volte sparisce. Poi ci sono anche esempi virtuosi di realtà che hanno cambiato proprietà e creato nuovi posti di lavoro; però un imprenditore locale non avrebbe neanche pensato di trasferire l’azienda da altre parti».

Quali sono i temi più rilevanti con i quali vi confrontate ogni giorno?
«I temi che vengono avanti sono sempre più legati alla precarietà del lavoro. I nuovi assunti sono tutti a tempo determinato e interinali, a parte le figure più richieste o specializzate. I lavoratori sono sempre alla ricerca della possibilità di essere assunti a tempo indeterminato: spesso però non trovano le risposte che vorrebbero nemmeno in azienda, quindi hanno bisogno del sindacato. Un altro tema è quello delle evoluzioni tecnologiche e degli strumenti della tecnologia, che provocano grosse difficoltà per la popolazione più anziana. Diverse persone vengono da noi per chiedere aiuto con strumenti come lo Spid; se per una buona fetta di popolazione questi strumenti sono utili, per gli anziani sono un incubo».

E per quanto riguarda lo smart working?
«È una cosa con cui secondo me dovremmo fare i conti in modo più strutturale. Lo smart working si sta allargando, non per l’intera settimana lavorativa ma su singole giornate di lavoro: il gruppo Nexion, ad esempio, fa una o due giornate a settimana di “lavoro agile”; questo è ciò che bene o male si fa in giro. Si tratta di opportunità che il lavoratore prende volentieri per ottimizzare i propri tempi, mentre le aziende fanno ancora in modo di avere il lavoratore presente in ufficio. Non tutte le aziende sono propense ad adottare lo smart working, ma c’è una forte richiesta. Settori come le banche ne fanno larghissimo uso, mentre il settore metalmeccanico, che è spina dorsale della nostra industria, è più restio, anche se la spinta dei lavoratori è forte. Le stesse aziende fanno sempre più fatica a dire di no perché la richiesta è sempre più alta».

Che rapporto ha il sindacato con i lavoratori più giovani? Vengono a bussare alla vostra porta?
«È difficile che i giovani vengano da noi a chiedere informazioni perché non sanno bene cosa sia il sindacato, per motivi culturali e non solo. Un tempo si creavano rapporti più automatici con i giovani lavoratori; oggi, invece, il funzionario deve andare in azienda per far conoscere le opportunità che ogni lavoratore ha. A quel punto i giovani rispondono bene, perché capiscono che c’è un aiuto che collettivamente può fare molto meglio del pensare ognuno per sé. Noi facciamo trattative e discorsi collettivi, a cui i giovani non sono abituati. Nel mondo del lavoro le grosse conquiste si fanno collettivamente: è questo che bisogna far capire ai giovani».

Nelle scorse settimane è uscito un interessante report di Fiom sulle disuguaglianze di genere nelle aziende reggiane: potresti spiegarcelo in breve?
«Si tratta di una ricerca fatta dai metalmeccanici Fiom di Reggio, attraverso dei dati che ogni due anni le aziende devono pubblicare sui rapporti di genere. Nel rapporto emergono differenze sensibili tra uomini e donne su stipendi, carriere, ore di straordinari e via dicendo. C’è un grosso divario, che è al centro delle nuove contrattazioni che stiamo facendo sui contratti aziendali. In tanti contratti si stanno cominciando ad inserire elementi sulle discriminazioni e violenze di genere: penso che si stiano facendo passi importanti. Già solo avere una fotografia di come vengono trattate diversamente le donne dagli uomini permette poi di rivendicare trattamenti migliori anche per loro. È difficile perché si tratta proprio di una cultura da eradicare, ma è possibile inserire delle richieste nei contratti aziendali. In questo modo, le aziende cominciano a rendersi conto che qualcosa deve cambiare».

Catellani ha infine voluto sottolineare le diverse iniziative organizzate da CGIL sul territorio. Da quelle per il 25 aprile ad un incontro con i candidati Sindaco per il 4 maggio, fino alla grande manifestazione in programma a Bologna per il 6 maggio, organizzata contro le politiche dell’attuale governo. Nelle sue parole, la presenza sul territorio e l’organizzazione di eventi aperti alla cittadinanza devono essere elementi chiave. Catellani ha concluso dicendo: «Vorrei che la Camera del Lavoro diventasse un punto di vista importante per Correggio, anche con iniziative; questo per essere presenti sul territorio e sui temi importanti. Vogliamo dare un’impronta, essere aperti, fare incontri, essere al centro di tutte le problematiche di Correggio. La Camera del Lavoro di Correggio ha sempre avuto una funzione di questo tipo ed è ora di ripartire con queste iniziative dopo la pandemia».

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