Genitori e professori, educate con amore

In cinquecento all’incontro con Massimo Recalcati

Le tre sale stracolme di Cine+, collegate in videoconferenza, hanno ospitato il 25 febbraio scorso circa 330 insegnanti e 200 tra genitori ed operatori sociali alla conferenza dello psicoanalista Massimo Recalcati.

Docente universitario a Pavia e autore di numerosi libri legati ai temi della psicologia e dell’educazione, tra cui l’ultimo fortunato “L’ora di lezione.
Per un’erotica dell’insegnamento” (Einaudi, 2014), Recalcati ha parlato di “Genitori, insegnanti e ragazzi nella società della crisi”.

L’iniziativa voluta dal Comune di Correggio e organizzata da ISECS (Istituzione per i servizi educativi, culturali e sportivi) fa parte di una serie di incontri di aggiornamento educativo rivolto non solo ai docenti, ma anche ai genitori e a tutti coloro che per ragioni professionali si occupano di educazione dei minori.

Dopo i saluti dell’assessore alla scuola, Elena Veneri, e l’introduzione del dottor Renzo Gherardi consulente scolastico dei Comuni del distretto di Correggio, Recalcati ha esordito prendendo atto dell’attuale rottura di quella alleanza, tra insegnanti e genitori, che nel passato garantiva alla scuola e alla famiglia un funzionamento dei ruoli da orologio svizzero.

Il rispetto dei figli e la credibilità di genitori e insegnanti erano garantiti dal riconoscimento reciproco di autorevolezza, tra madri e padri da una parte e insegnanti dall’altra. Un rispetto e un riconoscimento che veniva trasmesso ai figli e agli studenti in modo inappellabile.

Oggi la tendenza è quella di una crescente conflittualità tra scuola e famiglia.
I genitori, spesso, guardano con diffidenza alle scelte didattiche che mettono in crisi la positività dei risultati scolastici dei propri figli. I docenti tendono a privilegiare un insegnamento neutrale, freddo, si accontentano dei risultati, non possono mostrarsi severi perché la società e le famiglie vogliono eliminare la fatica dell’apprendere. Tutto sembra poi essere finalizzato all’acquisizione di abilità tecniche, a un sapere nozionistico, a una conoscenza cosiddetta oggettiva.

Ritorna la figura del figlio e dello studente visto come un recipiente da riempire con dati e informazioni, come una zucca vuota da colmare con l’accumulo di conoscenze disciplinari.

Si fa strada l’idea della scientificità del sapere, della sua presunta neutralità.

Si chiedono valutazioni in numeri e cifre. Quasi come se si dovessero produrre dei robot, delle macchine e non far crescere delle persone.

Il linguaggio da adottare è quello dell’azienda non quello del poeta!

Recalcati ha contestato questa tendenza socioculturale, sostenendo che il vero sapere non è conoscere tutto -umanamente impossibile- quanto un sapere aperto, mai finito, un sapere di fondo che ti permetta poi di accedere ai diversi mondi della conoscenza con curiosità e desiderio, oltre che con abilità intellettive.

Un genitore, secondo Recalcati, dovrebbe insegnare al figlio come cercare continuamente il proprio originale senso della vita, rinunciando all’illusione di convincerlo che c’è un unico e inossidabile senso della vita. Dovrebbe farlo con la testimonianza, l’esempio, il racconto di storie.

L’insegnante dovrebbe trasmettere l’idea che non si può avere tutto, né conquistare certezze assolute, quanto che la vita è bella perché puoi scoprire sempre qualcosa di nuovo, puoi cercare continuamente il meglio senza avere un fine predeterminato.
Far passare l’idea che vivere bene è possibile grazie ad una personale crescita culturale, aldilà delle condizioni iniziali di partenza e della propria identità originale.

Tra chi insegna e chi impara c’è bisogno di amore, di affetto, di attenzioni, di disponibilità all’ascolto.

Il miglior genitore è quello che sa ascoltare i propri figli, che li rassicura di fronte a dubbi e paure, che li esorta senza pretendere performance prestabilite e straordinarie, che sa testimoniare il proprio amore con l’esempio, con i segni, con messaggi anche non verbali, fisici.

L’insegnante migliore è quello che lascerà un segno positivo nella memoria dello studente.

È il motivatore di interessi e curiosità, non il solo trasmettitore di dati e informazioni.

È quell’insegnante che si appassiona nel fare lezione, che stimola il piacere della scoperta, il desiderio di cercare e apprendere, che fa crescere una relazione affettiva con lo studente.

Al temine della lezione, il ragazzo dovrebbe dire “ancora” e non “basta”! Dovrebbe uscire dalla classe con la voglia di saperne di più, non con l’illusione di saperne già abbastanza o fin troppo.

Il messaggio sottinteso che l’insegnante dovrebbe offrire allo studente è che ti dedico tempo, mi appassiono alla tua persona, ti offro amore e ti aiuto ad “imparare ad imparare”.

Recalcati ha risposto poi alle domande del pubblico.
A chi gli ha chiesto com’è possibile conciliare l’obbligo dell’istruzione previsto per la scuola italiana con il desiderio di non avere obblighi tipico dei ragazzi, il relatore ha sostenuto che l’obbligo deve essere comunicato come un insieme di regole che non opprimono, bensì che garantiscono l’ottenimento del piacere: per giocare occorrono delle regole, per divertirsi con gli altri occorrono delle norme di comportamento, degli schemi e dei limiti. Ha fatto l’esempio delle regole dei giochi del calcio e della pallavolo.

Infine ha esortato i genitori ad avere fiducia nei propri figli, a trasmettere loro l’idea che la regola e il limite non sono i fini ultimi, ma gli strumenti necessari per avere soddisfazioni, per stare bene insieme agli altri, per amare ed essere amato.

Inoltre madri e padri debbono essere consapevoli che i figli saranno sempre un po’ critici nei loro confronti. Probabilmente si comporteranno e adotteranno dei modelli di vita sempre un po’ diversi da quelli dei propri genitori.

È bene non avere aspettative predefinite o pretese pregiudiziali. È necessario dare loro fiducia, anche se non si condividono appieno le loro opinioni.

L’umanità è cresciuta e può crescere ancora quando c’è cambiamento, discontinuità con il passato, quando si sviluppano nuove idee e nuovi pensieri.

E viene da pensare che solo dall’equilibrio tra la sicurezza di avere genitori e insegnanti vicini e attenti e la libertà di poter costruire una vita in autonomia -grazie alle cose che sono state da loro donate- si possa essere ben-disposti a guardare con fiducia al proprio futuro.

Le quasi due ore di durata della conferenza sono volate e la soddisfazione che in tantissimi hanno espresso

all’uscita del cinema hanno evidenziato il successo dell’iniziativa.

Ora l’appuntamento è per il 20 marzo con l’incontro con Gustavo Pietropolli Charmet su “I nuovi adolescenti”.

Un’ora di lezione può cambiare la vita

L’ultimo libro di Massimo Recalcati si intitola “L’ora di lezione.
Per un’erotica dell’insegnamento”
.

Parte con il racconto di un’esperienza personale dell’autore da giovane a scuola e arriva a proporre diverse idee di come dovrebbe essere una scuola da amare.

Inizialmente la narrazione è ambientata nella periferia di Milano, negli anni Settanta.

Una mattina, nella classe di un Istituto Agrario fa la sua apparizione Giulia, una giovane professoressa di lettere che parla di letteratura e di poesia con una passione sconosciuta.

È quell’incontro a “salvare” Massimo Recalcati che ci svela come un bravo insegnante sia colui che sa fare esistere nuovi mondi, che sa fare del sapere un oggetto del desiderio in grado di mettere in moto la vita e di allargarne l’orizzonte.
È il piccolo miracolo che può avvenire nell’ora di lezione: l’oggetto del sapere si trasforma in un oggetto erotico, il libro in un corpo.

Un elogio dell’insegnamento che non può accontentarsi di essere ridotto a trasmettere informazioni e competenze.
Un elogio della stortura della vite che non deve essere raddrizzata, ma coltivata con cura e riconquistata nella sua singolare bellezza.

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