Finisce un incubo di mezza estate

Con Gabriele Marani la Correggese è salva

Notti di caldo torrido, non si dorme, solo verso l’alba un po’ di refrigerio e si dormicchia. Ma i sogni irrompono e a volte diventano incubi: «la Correggese Calcio non esiste più! Anzi, l’hanno portata a Carpi!». Non può essere, mi sveglio di soprassalto, faccio mente locale: oggi è lunedì 20 settembre 2021. Controllo i risultati di calcio su internet, la Correggese ha giocato, quindi c’è. Sospiro di sollievo. Bellissima realtà, non più incubo di mezza estate, come si temeva.

È arrivato a salvarci, come si sperava, un cavaliere bianco? Si! Arriva da fuori? Sì, ma da qui vicino. Ama il calcio? Si! Si è già innamorato della Correggese? Ci pare di sì, e di un amore, speriamo, duraturo e pieno di soddisfazioni.

Gabriele Marani da Campagnola Emilia, industriale di successo: questo il nome di chi ha salvato la Correggese. Appena in tempo utile per mantenerla nella categoria che le compete, allestendo in poche settimane una compagine societaria e tecnica che speriamo possa ben figurare. Sarà possibile? Ci piace pensarlo.

A lui diamo un caloroso benvenuto anche sulle nostre pagine e gli facciamo tanti auguri di buon lavoro. Ci racconti un po’, presidente: chi è Gabriele Marani?
«Sono socio e Amministratore Delegato di SEAT, che ha sede a Campagnola Emilia, dove operano novanta dipendenti, mentre altri ottanta lavorano nei nostri stabilimenti in USA e Bosnia. L’azienda fa parte del gruppo AMA di San Martino in Rio, che conta ben sedici stabilimenti produttivi nel mondo ed è leader nell’allestimento e nelle attrezzature per autoveicoli agricoli e per la manutenzione del verde. La SEAT nasce nel 1990 per iniziativa del giovane Gabriele Marani, appena uscito dall’Einaudi di Correggio, e del signor Luciano Malavolti. Ero troppo innamorato del mondo produttivo per continuare gli studi. Fin dall’inizio sono stato aiutato dal patron di AMA, Luciano Malavolti. SEAT oggi produce volanti e sedili per mezzi a lenta movimentazione ed il 70% della sua produzione va all’estero. Fin qui la carriera imprenditoriale. Cominciai ad appassionarmi al calcio accompagnando mio figlio alla scuola calcio del Campagnola. Non ho mai avuto remore a svolgere attività di volontariato “sul campo”, poi sono diventato il principale sponsor e negli ultimi dieci anni ho svolto il ruolo di vicepresidente della società, occupandomi soprattutto del settore giovanile».

Com’è arrivato alla Correggese?
«Per conoscenze che avevo a Correggio e per la voglia di realizzare un progetto importante in un territorio che ritengo abbia grandi potenzialità. In questa avventura mi accompagna come sempre AMA, con la sua proprietà. Non sembri scontato: non è solo una questione di risorse finanziarie, ma prendersi una responsabilità organizzativa come questa… pochi se la sarebbero sentita. Per questo bisogna riunire le forze e darsi una prospettiva non egemone, ma collaborativa con altre società del territorio. Soprattutto voglio investire nel settore giovanile, oltre a mantenere ed eventualmente migliorare la prima squadra: è questa la strada per attirare nuovi tifosi, creare sinergie col territorio. È quello che ho promosso a Campagnola, rapportandomi con le società sportive dilettantesche dei comuni vicini. Mancavano le strutture sportive adeguate, ma ho trovato grande entusiasmo. A Correggio ci sono strutture eccezionali, spero arrivi il resto».

Che idea di società vorrebbe realizzare?
«Una società aperta a tutti coloro che vogliono dare una mano, espressione del territorio. Con tanto volontariato responsabile, dove ognuno nel portare il proprio contributo sa cosa fare. Deve essere un fattore di richiamo per i giovani, siano essi atleti o semplici appassionati. E sarebbero benvenuti gli sponsor locali, che fino ad ora non sono stati coinvolti. Il centro sportivo deve essere aperto tutta la settimana e riempirsi di iniziative».

Che posto occupa il volontariato sportivo nella sua idea di società dilettantistica?
«Un posto fondamentale. Io stesso sono un volontario. Il volontariato deve sentirsi a casa sua:  deve tuttavia essere responsabilizzato e organizzato, in modo che tutti sappiano cosa fare, per poter ottimizzare il lavoro programmato dalla società e ottenere risultati».

Che rapporti vorrebbe instaurare con l’Amministrazione comunale, con il territorio e con altre realtà calcistiche esistenti?
«Siamo all’inizio di un percorso; parleremo delle nostre intenzioni e speriamo di trovare un comune sentire, instaurando un modo di interagire proficuo e sinergico. Con alcune società locali abbiamo già dei rapporti in essere, con le altre vorremmo instaurarli. Speriamo che tutti accettino di cominciare senza pregiudiziali di nessun tipo».

Una sola rapidissima constatazione tecnica: a che punto siamo con la squadra?
«In ritardo, come è ovvio che sia, visti i tempi di presa in carico della società. Ma lo staff, l’allenatore Graziani in primis, e, ovviamente, gli atleti stanno impegnandosi allo spasimo per ridurre lo svantaggio di preparazione. Colgo l’occasione per ringraziarli per l’impegno che ci mettono e garantisco a loro e ai tifosi che ce la faremo».

Concludendo questa prima presa di contatto che speriamo diventi costante e proficua, cosa si sente di dire ai nostri lettori e potenziali simpatizzanti della “Nuova Correggese”, per invitarli a frequentare il Borelli?
«Di sicuro faremo iniziative per incentivare le presenze allo stadio, gestiremo democraticamente la società, ascolteremo tutti coloro che avranno idee e suggerimenti per migliorare i servizi offerti, garantendo che ogni nostra azione sarà indirizzata esclusivamente al bene e alla crescita della Correggese».

 

Grazie Presidente per l’onore che ha fatto a Primo Piano nel concederci la sua prima intervista. Non faremo mancare la nostra collaborazione. Per il momento un grande in bocca al lupo per il compito veramente impegnativo che aspetta lei e tutti i suoi collaboratori.

Viller Magnanini

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