Evviva, si rivede la gita scolastica, e a piedi

I ragazzi del San Tomaso sulla via Francigena

È difficile rendere a parole lo sconforto che si è respirato nello scorso anno scolastico, in particolare nei giorni di scuola che precedevano nuove chiusure, nuovi periodi di DAD al 100%. Una pesantezza che ha incupito docenti, famiglie e soprattutto i bambini e i ragazzi.
Continui rimandi delle riaperture, sterili dibattiti sui banchi, polemiche sui mezzi di trasporto, confronti sul mondo della scuola che spesso avevano un grande assente: gli studenti.

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, forti del vaccino messo velocemente a disposizione della popolazione, una delle necessità che abbiamo sentito come prioritarie – al Liceo del San Tomaso come in tante altre scuole – è stata quella di ripartire con gite scolastiche che potessero permettere ai nostri studenti di ritrovare quella socialità che è venuta a mancare negli ultimi due anni di scuola. Da qui è nata l’idea di portare gli alunni della quinta del Liceo delle Scienze Umane del San Tomaso a percorrere a piedi gli ultimi gli ultimi 100km della Via Francigena, percorrendo il tratto da Viterbo a Roma!

La proposta, supportata fin da subito dai dirigenti della scuola e dal consiglio di classe, è stata accolta con insperato entusiasmo dai ragazzi e dalle loro famiglie. E così, dopo un mese di scuola e con l’autunno alle porte, ci siamo letteralmente incamminati verso Roma: 27 studenti di quinta con altrettanti zaini, 4 professori, 100 km da fare in 5 giorni, 1 pulmino di supporto e tanta voglia di riprendersi un po’ di normalità. Non solo socialità, ma anche l’occasione di prendersi del tempo per sé, per riflettere anche e soprattutto sulle scelte future: prima ancora di capire quali strade sono possibili dopo l’Esame di Stato, è bene verificarsi sui propri desideri, le relazioni, quello che nella vita si ritiene prioritario e che va a costruire la propria identità.

Irene Boselli e Andrea Macchioni ci raccontano questa esperienza dal punto di vista degli studenti.

 

Com’era la giornata tipo in gita?

I: Sveglia alle 7, colazione e preparazione dello zaino per poi partire il più velocemente possibile. Si leggeva il tema del giorno con qualche domanda come spunto e poi… si iniziava a camminare, in rigoroso silenzio per la prima mezzora!

A: Pausa merenda a metà mattina, poi si mangiava il pranzo al sacco insieme in posti lungo il cammino; una volta arrivati a destinazione doccia e un momento di ristoro insieme negli ostelli che ospitano i pellegrini lungo la Via Francigena. La serata si passava insieme con semplicità, spesso arricchita da un piccolo momento di condivisione sulla giornata.

 

Come descrivereste questa esperienza a chi non l’ha vissuta? Abbiamo solo camminato?

I: Nella pratica sì, ma non è solo camminare. Si sta tanto insieme ma si sta anche da soli, avendo così la possibilità di riflettere.

A: Camminando scopri il tuo passo e impari anche a rispettarlo, provando ad aspettare gli altri e dandoti la possibilità di rallentare. Capisci meglio cosa riesci e cosa non riesci a fare.

 

Qual è l’aspetto del cammino che vi ha colpiti di più?

I: Innanzitutto non pensavo che in un piede potessero formarsi così tante vesciche! Poi probabilmente mi è piaciuto il silenzio: i primi giorni siamo partiti a camminare e c’era quasi il bisogno di riempire il cammino con la musica, poi alla fine si stava bene anche in silenzio. Una pace che a casa non ritrovi, che aiuta a fare ordine nei pensieri e nelle scelte.

A: A me ha colpito la nostra reazione alla fatica: dopo i tanti km percorsi durante la giornata, temevo che una volta arrivati tutto si trasformasse in un mortorio, invece c’era sempre voglia di stare insieme e di scherzare. In più mi ha stupito incontrare tanti pellegrini che percorrono la Via Francigena, anche dalla Francia!

 

Se vi chiedessero cosa c’entra questa gita con la scuola, cosa rispondereste?

I: Sicuramente un’esperienza così obbliga a mettersi parecchio in gioco, e facendo questo scopri meglio i compagni di classe, andando oltre il contesto scolastico. In più ti rende più consapevole dei tuoi strumenti.

A: Concordo, fare una gita di questo tipo aiuta ad unire la classe! E poi sembrava di essere tornati alla normalità, cosa quasi incredibile dopo due anni scolastici passati in casa. Anche il momenti di riflessione durante il giorno ci hanno aiutati ad aprirci con gli altri, dandoci uno spazio in cui essere liberi di essere noi stessi.

 

Il momento migliore del pellegrinaggio?

I: L’arrivo a Roma, vedere tutta la città dall’alto del Gianicolo e sapere che ci si è arrivati a piedi è stato incredibile… ma più di tutto il momento in cui ci siamo presi per mano e siamo entrati tutti insieme, anche i più azzoppati, in piazza San Pietro!

A: Anche per me l’arrivo in San Pietro e anche il ritorno in treno dove, pur essendo tutti stanchissimi, eravamo ancora felici per essere arrivati insieme a Roma.

 

La vera chiave di volta per la riuscita di questa esperienza scolastica non convenzionale sono stati gli studenti, con il loro entusiasmo e la loro disponibilità a mettersi in gioco in ogni aspetto: i km giornalieri, la fatica fisica, le riflessioni proposte, location e cibo spartani, vivendo gomito a gomito giornate intense fisicamente e mentalmente. 
Un messaggio importante che ci viene recapitato: i giovani sono ancora assetati di relazioni vere, sono pronti alla riflessione e son aperti alle sfide che si pongono loro davanti. 
C’è domanda di vita, a maggior ragione con/dopo il Covid: a noi – comunità educante – il compito di farcene carico, cercando insieme risposte creative e significative.

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