Errata corrige

e precisazioni per articolo precedente

Ci scusiamo con l’avvocato Simone Franzoni per qualche errore o imprecisione contenuti nell’articolo “Avvocato, ci dica, come vede la sua professione” sul numero di maggio di Primo Piano.

Nell’intervista gli era attribuita l’età di trentasei anni invece di quarantacinque, sminuendo così la percezione dell’esperienza maturata da un avvocato che, oltre ad esercitare da tempo la professione, insegna anche all’Università. Così come nella presentazione dello studio associato Franzoni-Dittamo dove si parlava di sei collaboratori; in realtà si tratta, per la precisione, di sei avvocati. Nel ritocco del suo intervento, per ragioni di spazio e fruibilità di lettura, abbiamo poi forzato oltre il voluto il senso di alcune sue affermazioni.

Per correttezza e come richiesto riportiamo qui il testo originale della sua intervista.

Iniziamo con l’avvocato Simone Franzoni, quarantacinque anni, socio dello Studio Associato Franzoni–Dittamo che è attualmente composto da otto avvocati.

«Per descrivere cosa significhi essere “giurista d’impresa oggi” utilizzerò alcune parole chiave. Dinamismo: le aziende sono in costante e rapida evoluzione, sia per ragioni di mercato che normative. Si pensi all’impatto che ha avuto la normativa privacy; o che ha, per la responsabilità degli amministratori, la recentissima riforma della legge fallimentare; o ancora che avrà, per ottenere finanziamenti, il cosiddetto “bilancio sociale”. La figura dell’avvocato, che prima era tra le più statiche, oggi deve saper evolversi continuamente per prevenire problemi e suggerire opportunità. Rapidità: si è chiamati a dare risposte fulminee, proprio come lo sono le scelte che gli imprenditori devono prendere. E rapidi devono essere anche i risultati. È una professione che vive sempre più fuori dal Tribunale: non basta strutturarsi per garantire tempestività nella consulenza, ma la vera bravura di un legale sta nelle tempistiche con cui “porta a casa” l’obiettivo. Ci si trova così a privilegiare trattative anche serrate, se ciò serve ad evitare le lungaggini del Foro. L’attività stragiudiziale sta diventando ormai preponderante con le Aziende più grandi o che operano nei mercati internazionali. Specializzazione: per seguire una normativa e un mercato così complicati, specializzarsi al massimo è un imperativo. Il consulente “tuttologo” fatica a tenere il passo. Per questo lo studio legale deve creare, nel suo complesso, le condizioni di efficienza e di preparazione necessarie. Spirito imprenditoriale: tempestività e specializzazione richiedono personale, costante aggiornamento, investimenti. Occorre però fare i conti con due fattori. Da un lato siamo davanti ad una vera e propria fuga dalla professione da parte dei legali junior, incentivata dalla mentalità per cui si tendeva a riconoscere ai collaboratori, a partire dai praticanti, compensi indecorosi. Così si è favorito il rischio di una selezione di classe, prima che di merito. La mancanza di ricambio generazionale, paradossalmente, è oggi il principale ostacolo alla crescita per uno Studio come il nostro. Dall’altro lato vi sono le grandi strutture, anche internazionali, con centinaia di avvocati che, stando agli studi di settore, si diffonderanno in maniera capillare. Proprio in questi mesi, per noi, si è posta la scelta di entrarne a farne parte assumendo un connotato più aziendalistico ed impersonale, o mantenere l’indipendenza e il taglio sartoriale del servizio. Territorialità: è stata per noi la risposta all’interrogativo di cui sopra, e di fatto ce l’hanno data i nostri clienti. Abbiamo assistito a un “ritorno ai consulenti di casa” di alcune primarie realtà economiche della provincia, che esigono un’assistenza privilegiata e indipendente, radicata nel territorio, purché adeguatamente strutturata. Si prediligono consulenti vicini. Questo non significa ragionare solo localmente, ma sapere assistere anche le realtà internazionali che acquisiscono imprese correggesi per mantenerle tali. Ecco che la “territorialità” diventa senso di appartenenza, un valore che, insieme alla legalità, trasparenza e dedizione al cliente, rappresenta la cultura dell’essere “avvocati d’impresa oggi”».

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