Emilia: ci salveremo se.

L’Emilia è una regione sdraiata tra gli appennini e il Po.
Passaggio obbligato tra nord e sud Italia.
Al centro del territorio, è stata tracciata una strada che la attraversa tutta e unisce le principali città.

La via Emilia, nel tempo, è diventata l’elemento caratterizzante della regione e anche il simbolo emblematico del carattere degli emiliani: dinamici, aperti al futuro, agli scambi culturali, economici e creativi.
Sono accoglienti, tolleranti, affrontano il mondo con una leggerezza che ha radici lontane ed è la  sintesi del carattere dei tanti popoli che la hanno abitata.

Dalle cime, con ritmica cadenza, scendono a valle corsi d’acqua che alimentano il grande fiume.

Al Po al sres mia al Po
se l’Einsa a gh’in purtes mia un po’. 

Il Po non sarebbe il Po / se l’Enza non ce ne portasse un po’.

Gli affluenti tagliano il territorio in strisce che ogni tanto corrispondono alle province.
In considerazione della vocazione “salumiera” della regione sarebbe più opportuno dire: affettano.
Ogni fetta ha un po’ di montagna, un po’ di pianura e un po’ di bassa.

Le genti sono il frutto di un mix eterogeneo di popoli che hanno lavorato questa terra, invaso, distrutto, ricostruito e abitato questi luoghi rendendoli fiorenti.

L’Emilia è bella nelle pingui pianure, e bellissima nelle colline; di una bellezza… sensuale e colorata. È la terra italiana che ricorda di più certe nature morte di pittori barocchi, con le tavole cariche di frutta, pesci e selvaggina.
Bisogna accennare anche all’indole degli emiliani… che li rende, con i loro difetti, uno dei popoli più amabili della terra.

Gli emiliani sono persone semplici che si emozionano di fronte alle magie della natura e degli uomini. Possiedono una saggezza antica che li guida e li accompagna.
Intere generazioni hanno respirato questa aria, hanno affrontato la vita con spirito positivo e con intraprendenza.

L’aria l’è ch’la roba alsera
ch’at gira intorna a la testa
e la dvinta più cèra quand te réd.

L’aria è quella roba leggera / che ti gira intorno alla testa / e diventa più chiara quando ridi. 2

Sanno che vi è un legame molto forte, una stretta relazione tra i luoghi che abitano e i pensieri che  vengono alla testa; che il modo di vedere il mondo, le convinzioni, le speranze e le paure nascono dal vissuto, dalle strade che percorrono, dalle campagne e dai fiumi, dalle case che li ospitano e dalla loro capacità di accoglierli e rassicurarli.

Vogliono bene alle cose che fanno e sono consapevoli che il futuro deve essere costruito, giorno dopo giorno, con cura, determinazione, fatica e sacrifici.

L’Emilia è un frammento di Europa, una fetta di mondo che potrebbe rivelarsi ancora un modello politico ed è senza dubbio un modello psicologico. Probabilmente una concentrazione razionale e furiosa di normalità, dove tutti odiano l’emergenza. Insomma, un’Italia comunque augurabile…3

È abitata da gente concreta ma capace di sognare.

…una stirpe di uomini che sa tenere i piedi ben dentro la propria terra e la testa tra le nuvole, magari fino a sfiorare la luna. 4

L’Emilia è una regione ma anche una certa idea della vita.

Un mix unico ed irripetibile di entusiasmo, impegno, passione che non ha eguali nel mondo.
È un luogo ricco di identità, di storie, di genialità e di originalità.
Gli emiliani lo sanno e ne sono orgogliosi.
Molto più idealisti e sociali degli spregiudicati imprenditori lombardo-milanesi capaci di strabilianti iniziative.

A Milan i dresen al gambi ai can.
A Milano / drizzano le gambe ai cani.

Molto più laici, liberi amanti della vita e dei piaceri rispetto agli affaristi veneti che, a volte, tendono ad abbandonarsi a disinvolti comportamenti. Un antico proverbio veneto li ammoniva.

Dio lassa far ma no strafar.
Dio lascia fare / ma non strafare.

In Emilia è radicato un forte senso del bene comune.
Vi sono miriadi di associazioni di volontariato, culturali, ricreative… cooperative che organizzano lavoro e servizi… fondazioni che nascono per aiutare chi è in difficoltà…
Ogni cittadino è socio, consigliere, rappresentante o presidente di qualche organizzazione e lavora per promuovere attività di interesse collettivo.

A se sta bein se tut i stan bein
Si sta bene se tutti stanno bene.

In una comunità dove tutti si preoccupano che le cose funzionino e nella quale le persone stanno bene vi è maggiore serenità per tutti.

Per ottenere questo risultato è necessario che ognuno faccia la sua parte, metta a disposizione le sue competenze, offra un po’ del suo tempo.

A gh’vol na man per tor e una per der.
Ci vuole una mano per prendere / e una per dare.

Da questa propensione per la condivisione, per il miglioramento continuo, per l’organizzazione, sono scaturiti i germi che hanno portato alla nascita di un tessuto sociale ricco di umanità.
Migliaia di fili invisibili collegano le persone in relazioni virtuose per ogni bisogno nasce un progetto, una iniziativa, una associazione.
Questa ricchezza, questa passione viene dal cuore e ha sempre combattuto e rifiutato gli istinti bestiali e i ragionamenti elaborati con la pancia.
Abbiamo parti più nobili e più attrezzate per questa funzione.

Per arrivare a questi risultati e a questa qualità di vita chi ha lavorato prima di noi ha fatto sacrifici enormi.

J gh’an de ed la pela
e… j’an salte i fos a la lunga.
Ci hanno messo molto impegno e…/ hanno saltato i fossi per il lungo.

Quello che si è costruito ed ottenuto è frutto di un lavoro collettivo, di una comunità che, indipendentemente dalle idee politiche, ha lavorato per il bene comune, per migliorare le condizioni di vita di tutti.

Lo sapevano bene i nostri nonni e i nostri genitori e in modo scherzoso lo rammentavano a chi non lo ricordava o non capiva.

A gh’è al teimp dal sresi e col di duroun.
C’è il tempo delle ciliegie e quello dei duroni.

C’è un tempo che porta cose buone, gradevoli, dolci… poi però ci sono anche stagioni disgraziate nelle quali maturano frutti, che dietro ad un nome apparentemente piacevole, nascondono duroun teste dure, stupidità, ottusità, scempiaggine...

Ci salveremo se sapremo distinguere le ciliegie dai duroni.

1 Viaggio in Italia _ Guido Piovene _ Bompiani 2017 (1956) _ pag. 236/238
2 I bu _ Tonino Guerra _ Maggioli Editore 1993 _ pag. 183
3 Quel gran pezzo dell’Emilia _ Edmondo Berselli : Mondadori 2004 reverso
4 L’osteria della fola _ Giuseppe Pederiali _ Garzanti 2002 reverso

a cura di Luciano Pantaleoni

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