Emergenza acqua: dal razionamento alla razionalità

La situazione non era mai stata così preoccupante. Solo adesso che stiamo subendo direttamente il problema della siccità iniziamo a convincerci della necessità di un cambiamento repentino. Quest’anno è stato profondamente segnato dalla severa mancanza di precipitazioni, fino ad oggi solo 176 millimetri di pioggia rispetto ai 386 mediamente attesi nel correggese (media degli ultimi dieci anni), e dalle temperature superiori di ben quattro gradi alla media degli ultimi trent’anni. Le cose sono peggiorate molto più rapidamente di quanto ci potessimo aspettare: purtroppo anche nelle nostre campagne si inizia a ventilare l’ipotesi di uno stop alle irrigazioni. Non c’è più acqua e solo ora ci rendiamo conto di aver perso tempo e di non esserci organizzati. Non abbiamo saputo adeguare le infrastrutture, i canali di bonifica che hanno fatto la fortuna della nostra agricoltura, alle esigenze dei metodi di irrigazione più razionali, virtuosi ed efficienti. Potremmo anche parlare di dighe ma non senza aver preso in opportuna considerazione anche il risparmio idrico: questo non significa acqua contingentata, un’ipotesi già nell’aria, bensì acqua utilizzata nel migliore dei modi.

Purtroppo nel nostro territorio devono convivere due sistemi di irrigazione fortemente contrapposti: quello classico a pioggia, adatto alle colture estensive ed ai prati, e quello a goccia,  sempre più diffuso in viticoltura, arboricoltura ed orticoltura e nel verde ornamentale. Il primo richiede notevoli quantitativi di acqua, da distribuire con una frequenza generalmente superiore ai venti o trenta giorni: se utilizzato di giorno comporta perdite di acqua per evaporazione fino al 50% e pertanto la sua efficienza irrigua è elevata solo nell’utilizzo notturno. L’irrigazione a goccia, al contrario, richiede quantitativi di acqua decisamente più modesti, da distribuire però con una frequenza pressoché quotidiana: in questo caso l’efficienza irrigua è massima, visto che la totalità dell’acqua viene erogata a diretta disposizione dell’apparato radicale della pianta. Purtroppo il metodo di distribuzione dell’acqua attraverso una rete di canali e fossati non è quello ideale ad un razionale utilizzo dell’irrigazione a goccia, che richiederebbe una costante presenza di acqua irrigua disponibile, seppur in quantità molto modesta.

 

Acquedotti irrigui per risparmiare acqua: avanti!

Una delle principali prerogative dell’irrigazione a goccia è la somministrazione lenta di acqua, che cadendo sempre nello stesso punto, si approfondisce in tempi sufficientemente rapidi e raggiunge l’apparato radicale con quantitativi idrici modesti. In questo modo il terreno non viene mai inutilmente bagnato in superficie ma nelle radici si andrà a costituire un’area di bagnatura sufficientemente ampia e localizzata. Il limite di questa tecnica sta nel fatto che non è mai consigliabile proseguire l’irrigazione per tempi lunghi: dopo un periodo massimo di cinque o sei ore l’acqua continuerebbe ad approfondirsi oltre il livello delle radici e verrebbe sprecata. È per questo che servono irrigazioni di breve durata e molto frequenti. Per usare una metafora umana, è un po’ come bere piccoli sorsi in modo continuo e regolare rispetto a soffrire la sete tutto il giorno per poi scolarsi la bottiglia d’un fiato.

Il beneficio ovviamente è anche agronomico oltre che ambientale: è per questo che i Consorzi di Bonifica devono urgentemente organizzarsi per permettere l’uso razionale di sistemi irrigui che permettano efficienza e risparmio, sia idrico che energetico. È il momento di pensare agli acquedotti irrigui: il Consorzio della Bonifica della Burana nella bassa modenese è un esempio tangibile da decenni.

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