Eleganza, poesia, carattere: le doti di Ilva Manicardi

Evocazioni della sua Correggio in mostra al Palazzo Principi

Eleganza, poesia, carattere: tratti distintivi della nostra concittadina Ilva Manicardi, artista. Parto da qui, da questi non esaustivi ma preziosi tratti della sua indole, per fare considerazioni sulla sua mostra, tenutasi nelle sale espositive del Palazzo dei Principi nel giugno scorso.

Mi pongo davanti al suo lavoro non come critica d’arte (missione condotta in modo competente e spumeggiante dal maestro Giuseppe Adani nella prefazione al catalogo della mostra) ma come visitatrice appassionata di esposizioni oltre che come collega riconoscente del suo lavoro di scenografa e costumista per il Gruppo Teatrale Mandriolo.

Sono consapevole di non essere così originale nel ricordare Ilva anche come insegnante di Disegno e Storia dell’Arte, ma è da lì, dalla scuola media di Fabbrico, che partono i miei ricordi. Ebbene sì, anch’io ho avuto il privilegio di avere avuto Ilva come professoressa alle scuole medie. Il ricordo è nettissimo: una docente giovane ma determinata e colta, capace di trasmettere ai ragazzi entusiasmo e curiosità nel fare “arte”. Tante proposte, tante tecniche, come l’uso di materiali diversi, il cammino verso una manualità ed una conoscenza (allora magari inconsapevole) dell’espressione fisica dell’arte che rimandava ai diversi grandissimi pittori ai quali si ispirava nei modi, nei materiali, nei contenuti: era questo il suo ingrediente magico, la sua sapienza di insegnante. In quel modo ci rendeva consapevolmente curiosi dell’arte e degli artisti che poi, da adulti, avremmo riconosciuto e amato.

Nel percorso di Ilva una linea parallela scorre fin da subito accanto a quella dell’insegnante: quella originale dell’artista dotata “di bella mano”, per citare il Professor Adani. Quante volte, visitando casa sua, mi fermavo e mi fermo tuttora ad osservare i suoi quadri, diversi nelle tecniche e nell’ispirazione ma affini nell’intensità e nella perizia esecutiva.

Il suo contributo al Gruppo Teatrale Mandriolo è stato e continua ad essere un dono prezioso. Sono   rarissimi i gruppi teatrali non professionisti, di provincia, che hanno il privilegio di avere nel proprio staff una vera artista. Il suo lavoro ormai ventennale con noi rivela alcuni tratti determinanti della sua personalità d’artista: la visione d’insieme ed al contempo l’attenzione ai dettagli, la tecnica manuale; ha dipinto per noi fondali, quinte, oggetti di scena e perfino una serie completa di abiti di ispirazione rinascimentale. Tra le produzioni memorabili per bellezza di scene e costumi devo citare “Il sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, in scena all’Asioli nel 2004. In quel caso ero solo una spettatrice: ricordo nitidamente che, al momento dell’apertura del sipario, si sentiva ogni sera un “ooohh” di sorpresa e meraviglia da parte del pubblico.

Nelle varie rappresentazioni che si sono susseguite nel tempo, Ilva ha sempre concentrato la sua attenzione sul colore, sugli abbinamenti che danno significato ed anima al lavoro degli attori, ma anche sui giochi di luci ed ombre, nel rispetto dell’armonia delle proporzioni scenografiche e delle diverse figure degli interpreti. L’armonia non è solo nella forma, ma anche nell’attitudine, nell’approccio alla vita che Ilva riesce a trasmettere anche a noi che lavoriamo ad uno spettacolo insieme a lei: sa sempre come stemperare tensioni, ansie e malumori, a volte spiacevolmente inevitabili prima di un debutto.

Quando ho visitato la sua mostra a Palazzo dei Principi, sono emerse tutte quelle caratteristiche artistiche ed umane che già conoscevo ed ammiravo in lei. Già il titolo dell’esposizione: “La mia Correggio, evocazioni” richiama l’appartenenza affettuosissima di Ilva al nostro Borgo. Io, sebbene “oriunda”, ho ritrovato una Correggio magica nelle opere di Ilva. Luoghi che lei ha ricordato con affetto personalissimo perché significativi per lei, per la sua storia di Correggese, assumono un significato più universale: danno dignità, orgogliosamente rivendicata, ad un passato fatto di semplicità, di commozione di fronte alle piccole cose, della preziosa capacità di goderne.

Il suo ricordo, tra l’affettuoso e l’evocativo, è tradotto attraverso una tecnica pittorica eseguita su cartoncino, con matita e colori a spruzzo, che dona agli scorci, alle pietre e ai monumenti di Correggio un sottile e raffinato velo d’amore e di armonia, non di triste nostalgia di quello che è stato, ma di sottolineatura poetica di quello che era e quello che rimane.

I giochi di luce sono ancora una volta protagonisti, nelle ombre di alberi, cespugli e grate proiettati contro i muri della città, oppure semplicemente evocati: proiettati senza esserci, in un allusivo gioco poetico sulla memoria o di ciò che nasce nel sogno e nell’immaginazione.

In un’altra sezione degli spazi espositivi la mostra ospita la rielaborazione personale di capolavori nati in forma scultorea, come la splendida Vittoria Alata del Bistolfi del nostro monumento ai caduti, il bassorilievo di Carmela Adani posto sulla casa della scultrice in via Carlo V° il capo di Antonio Allegri dalla statua di Vincenzo Vela, in Piazza San Quirino.

Ilva si rifà proprio ad alcune opere del Correggio per esprimere i suoi tratti lievi e lieti. I bimbi che popolano gli ovati della Camera di San Paolo a Parma sono riprodotti in modernissimi e teneri giochi di variazioni cromatiche. Le Madonne, come quella desolata del Compianto, quella fiera e bella di San Giorgio e la Madonna amorevole, incantata dal mistero ma profondamente terrena della Adorazione dei pastori (la famosa Notte), mostrano nei suoi lavori forza, umanità, bellezza e modernità.

L’affluenza numerosa ha dato il giusto riconoscimento ad una artista sensibile ed instancabile. Ilva ha accompagnato ogni visitatore nella fruizione di quanto esposto, destando ammirazione e stima anche in chi non la conosceva ancora. Ilva, attendiamo la prossima mostra.

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