È tempo di “pcarìa”

La ‘pcarìa’, o macellazione del ‘nimél’ (maiale), anticamente era una ‘festa del sacrificio’, perché la morte del maiale, di cui nulla sarebbe andato sprecato, era realmente una condizione per assicurare la sopravvivenza delle famiglie contadine. La ‘pcarìa’ aveva anche profondi risvolti sociali: rappresentava un elemento di coesione e solidarietà tra le famiglie sia nella fase di macellazione e lavorazione delle carni che in quella del loro consumo, occasione di scambi e convivialità. Si cercava di macellare in luna calante, in giornata fredda e asciutta, tra novembre e febbraio, spesso facendo coincidere l’evento con il periodo di Natale o di Sant’Antonio, evitando però la macellazione il 17 gennaio.

Oggi la domestica ‘pcarìa’ è stata sostituita da quella industriale che, in Correggio, trova la massima espressione in un’azienda che affonda le sue radici nel ‘saper fare artigianale’ e nelle antiche ricettazioni di una volta, la “Fratelli Veroni”.

La sua storia iniziò magicamente nel piccolo negozio di alimentari dei fratelli Fiorentino, Francesco, Paolo, Adolfo e Ugo Veroni, i quali nell’anno 1925 idearono un più ampio progetto di produzione diretta e vendita dei salumi. In particolare si dedicarono con passione e costanza alla creazione della quintessenza del salume cotto: la mortadella. Prodotto popolare di scarsa qualità nell’Ottocento, che, grazie al perfetto equilibrio tra gusto e aroma unito all’incontro tra ingredienti e cura della preparazione, fu trasformato dai fratelli Veroni in un prelibato e ricercato alimento.

Nel 1930 i fratelli, con fierezza, comunicarono la nascita della prossima figlia della dinastia Veroni: la mortadella gigante. Il successo fu travolgente, e non solo per le dimensioni impressionanti, ma anche per quell’inebriante e favoloso profumo che emanava quell’opera d’arte culinaria, per la quale l’odierna Fratelli Veroni S.p.A riuscirà a distinguersi da tutti gli altri produttori.

©Foto Archivio Manzotti

a cura di Fabrizia Amaini

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