E finalmente maturità fa rima con normalità

Un grande passo per 500.000 studenti

Lunedì 17 giugno è stato un giorno speciale per 500.000 studenti e per la scuola italiana: questa data non ha solo dato il via agli esami di maturità, ma ha segnato un primo passo verso un ritorno alla normalità.

Accantonate le connessioni a Zoom, Meet o Skype, chiusa la piattaforma di Classroom, professori e studenti si sono potuti guardare negli occhi, senza problemi di linea ad ostacolare una comunicazione che, da docente, ritengo essere stata portata avanti con determinazione da entrambe le parti.

L’esame di maturità rappresenta un momento molto importante della carriera scolastica e segna il passaggio dal mondo dei ragazzi a quello degli adulti; il fatto che questo “step” sia avvenuto in un’aula scolastica e non tra le mura della propria stanza, che i maturandi abbiano avuto la possibilità di rapportarsi con persone in carne ed ossa, è stato molto importante perché sono anche i luoghi e le presenze a segnare l’ufficialità dei rituali.

Si è trattato però di un esame in versione Covid-19, che ha dovuto trovare un compromesso con sicurezza, distanziamento sociale, norme igieniche, utilizzo di mascherine, organizzazione degli spazi. Questa “ristrutturazione” inoltre ha inciso sulle modalità di svolgimento; abbandonate le prove scritte, l’esame si è concentrato in un colloquio di sessanta minuti, diviso in cinque fasi: discussione di un elaborato sulle discipline di indirizzo, discussione di un testo oggetto di studio di lingua e letteratura italiana; analisi interdisciplinare del materiale scelto dalla commissione; esposizione delle esperienze svolte nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento; accertamento delle conoscenze e competenze di Cittadinanza e costituzione.

Ho chiesto ad Arianna Tegani, professoressa di storia e filosofia del Liceo Corso di Correggio, le sue impressioni su questo rientro a scuola e questa maturità diversa da tutte le precedenti.

 

Professoressa, come ha vissuto la decisione dello svolgere l’esame di maturità in presenza?

«Sono stata molto felice che i ragazzi abbiano avuto l’opportunità di chiudere il proprio percorso con una discussione in aula. Purtroppo ai maturandi del 2020 sono mancati tutti i riti di passaggio: dalla festa di fine anno, ai festeggiamenti con i compagni per l’ultimo giorno di scuola e per la conclusione dell’esame; questi momenti sono stati vissuti in quasi totale solitudine. Per la stessa maturità gli alunni hanno potuto farsi accompagnare in aula da una sola persona; però, quanto meno, un esame in presenza ha segnato la fine di un percorso più di quanto avrebbe potuto fare uno a distanza. Inoltre, in questo modo, l’interazione è risultata efficace; è infatti indiscutibile il fatto che nella DAD si incontrino difficoltà nelle occasioni di confronto».

 

Dal punto di vista della disposizioni di sicurezza si è sentita tranquilla?

«Sì e credo che ciò sia valso anche per i miei colleghi. Personalmente, considerate tutte le regole imposte, il timore di poter contrarre il virus in occasione degli esami non mi ha neppure sfiorata!».

 

Per quanto riguarda il modo in cui è stata strutturata questa prova finale, pensa che abbia dato l’opportunità ai maturandi di mostrare le abilità e le competenze acquisite durante il loro percorso?

«Decisamente sì: non si è trattato di una pura formalità, ma di una prova orale impegnativa, durante la quale i ragazzi hanno dovuto fare emergere le loro capacità. Gli alunni inoltre sono stati spiazzati dalle tempistiche molto ridotte, dato che le indicazioni definitive date dal Ministero sono arrivate tardi. Per fortuna i nostri ragazzi erano già abituati a impostare dei percorsi interdisciplinari e ciò li ha agevolati nello strutturare un lavoro che permettesse loro di giocarsi le proprie carte durante una prova che ha avuto un peso considerevole sul voto finale, ossia di 40 punti su 100».

 

Anche Fulvia Lusetti, prof.ssa di Lettere presso I.T.S Luigi Einaudi di Correggio, afferma che lei e i suoi studenti, quando la situazione dell’andamento epidemiologico ha dato segni di un graduale rallentamento, hanno iniziato a sperare di potere affrontare l’Esame in presenza. «Ritengo che l’Esame di Maturità debba conservare un significato solenne; per quanto sia temuto, i ragazzi lo attendono come una prova reale in cui, da soli, affrontano volti, noti e non noti, in un contesto nuovo e nel quale possono dimostrare che hanno lavorato, che sono cresciuti, che “sono in grado di”. L’Esame on-line avrebbe spento questo senso di validità che sa generare una prova in presenza, durante la quale le conoscenze acquisite costituiscono solo un pretesto per affrontare un’esperienza in cui molte altre competenze, in primis umane, emergono sottolineando l’unicità dell’individuo e del proprio percorso di formazione».

La prof.ssa Lusetti conferma che la maggiore criticità incontrata è stata data dalla comunicazione a singhiozzo, a volte contraddittoria o tardiva, del Ministero dell’Istruzione. «Docenti e studenti hanno “navigato a vista” per diverse settimane senza capire come progettare il proprio lavoro. Una volta definito il quadro generale, è stato necessario intensificare le azioni di collegamenti, di invio-ricezione-compilazione materiali, il tutto on-line e all’interno di una spirale notte-giorno senza sosta. È in queste condizioni, inedite e precarie, che è emerso fondamentale lo spirito di collaborazione fra colleghi, con la Dirigenza e con i ragazzi».

Questo spirito di collaborazione, tramutatosi in una rete di sostegno in grado di reggere la macchina organizzativa di un esame insolito e dalla tempistiche molto ridotte, viene sottolineato anche da Davide Lodi, uno dei primi fra gli 89 maturandi provenienti dalle cinque quinte dell’Einaudi ad affrontare l’esame, uscendone tra l’altro alla grande, con la votazione finale di 100/100. «I docenti si sono trovati a dover gestire, sia a livello burocratico che di percorsi tematici, l’esame in pochissimo tempo. La maggior parte di loro ha lavorato instancabilmente per fornire a noi studenti il supporto necessario ad affrontare questo esame al meglio».

Davide mi racconta anche che, qualche giorno prima della data del 17, la Dirigente, prof.ssa Maria Cristina Santini, ha organizzato un incontro su Meet con i maturandi per spiegare loro come gestire ingressi, uscite e permanenze nei locali della scuola in modo che tutto funzionasse al meglio anche dal punto di vista della gestione degli spazi.

Il maturando si è detto molto contento di aver potuto concludere in presenza il suo percorso nelle scuola superiore. «A febbraio, quando le lezioni sono state sospese, i miei compagni ed io eravamo appena rientrati da un’esperienza condivisa molto significativa, il viaggio della memoria, e mai ci saremmo aspettati di dover continuare il nostro ultimo anno con la didattica a distanza. E se è vero che le video lezioni, oltre a rappresentare per molti di noi l’unica occasione di contatto con il mondo esterno, ci hanno permesso di salvare l’anno, non hanno potuto però colmare il vuoto lasciato dalla mancanza del confronto face-to-face, delle iniziative legate al monte ore, della preparazione dell’esame gomito a gomito con i compagni. Poter rientrare a scuola è stata l’occasione per riallacciare contatti reali e anche per incontrare amici e docenti che magari non rivedremo più».

A quanto pare, se possiamo quindi fare rientrare l’esame di maturità, per quanto riguarda gestione e modalità, tra i promossi di questo anno scolastico 2019-2020, emerge con evidenza un aspetto sottolineato dalla prof.ssa Lusetti: «L’insegnamento non riguarda la mera trasmissione di saperi e concetti, ma è fondamentale il contatto “dal vivo” con il singolo studente, con il gruppo-classe, con il collega ed il corpo-docenti». Speriamo quindi che tutto questo possa al più presto rientrare nella nostra quotidianità.

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