E arrivò puntuale quel primo treno per Correggio

Sono le dodici precise del 23 ottobre 1886. Da Reggio Emilia parte il treno che inaugura la linea ferroviaria per Bagnolo – Correggio. La locomotiva a vapore traina poche carrozze, ognuna con un numero ben visibile per distinguere le categorie di accesso: la prima classe con divanetti rossi imbottiti e tendine drappeggiate ai finestrini; la seconda e la terza classe con panche in legno e finestrini nudi. In breve il treno giunge alla Stazione di Correggio dove, fra l’entusiasmo generale, s’affollano la Giunta municipale, col sindaco Carlo Canossi in testa, il rappresentante del Governo, le autorità cittadine e tanta gente del popolo. Le note della banda cittadina ravvivano la festa.

La Stazione è un elegante edificio di nuova costruzione che si staglia a sud della città, in prossimità dei “busoun ed Giovanetti e del Canale Ducale, che fa da confine alla padana campagna disseminata di vite maritata con l’olmo. Ad est della Stazione si trova un chiosco, gestito inizialmente da Zibina Diacci, adibito a bar per passeggeri oltre che a ritrovo del personale della ferrovia e degli addetti al facchinaggio (tale chiosco verrà raso al suolo in un bombardamento del 1945 che mancò la Stazione, ma fece saltare in aria anche pezzi di ferrovia). Dalla parte ovest, sono allocati i servizi igienici e lo scalo merci. La Stazione è stata fortemente voluta dalla borghesia locale, che vede nella ferrovia un collegamento proficuo con le città vicine, e nel treno l’auspicio di uno sviluppo economico e sociale per il paese.

Passa quasi un anno e il 15 ottobre 1887, alla Stazione di Correggio, si ripete il cerimoniale  dell’anno precedente. Stavolta s’inaugura la linea ferroviaria Correggio – Carpi. Qui entra in ballo il secolare campanilismo fra carpigiani e correggesi: da una parte i carpigiani che arrivano a Correggio lanciando in aria palloncini, metafora della sbruffonaggine da palloni gonfiati dei correggesi; dall’altra i correggesi che, riunitisi a Carpi muniti di soffietti da zolfo corredati di un aggeggio sonoro imitante il raglio dell’asino, intonano un concerto derisorio. Il tutto finisce poi a botte in ambedue le località.

Il simbolo di rinascita e rinnovamento rappresentato dalla ferrovia contagiò gli amministratori locali di una Correggio che, pur valorizzata dai suoi monumenti storici, mostrava la fotografia di un esteriore declino, sanabile solo col commercio dei prodotti agricoli, foriero di un inizio di industrializzazione avvantaggiata dal trasporto su rotaia. Così il progresso richiese una città moderna e con spazi più fruibili, in sostituzione di quelle mura antiche e decadenti, di quegli edifici e di quelle Porte che ricordavano, sì, un’antichità gloriosa, ma ne impedivano l’azione rinnovatrice. E si diede inizio al guasto innovatore che, senza remore, sacrificò la “Rocchetta”, costruzione dalle eleganti forme gotiche, risalente al 1372, che si portava la colpa di chiudere a sud Piazza Castello e di impedire la visione e l’accesso diretto alla Stazione dal centro della città. Dunque, mentre si faceva festa per la linea Correggio-Carpi, picconi e pale abbattevano cinque secoli della nostra storia.

Il periodo di maggiore splendore della ferrovia va dal 1915 al 1927: in quelle annate di grande produzione d’uva, il treno fu insostituibile veicolo di traffico e mercato. Infine venne il tempo in cui la Stazione di Correggio raggiunse la sua ultima destinazione, e dopo settant’anni di vita, il 15 giugno 1955, ­la ferrovia Bagnolo – Correggio – Carpi venne smantellata e sostituita con un autoservizio stradale.

 

Fabrizia Amaini

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