E adesso siamo in tre

La famiglia Ghizzoni, una fede per la maglia

La famiglia Ghizzoni è negli anni divenuta la certezza del S. Prospero, piccola ma consolidata realtà del panorama calcistico di Correggio, militante nel campionato di 1° categoria girone C.

Alberto Ghizzoni, il papà allenatore, approdò al San Prospero nel 2000, quando il figlio maggiore Fabio faceva già parte della rosa; passano ben 17 anni e il figlio minore Nicola, dopo tutta la trafila nelle giovanili, viene aggregato alla prima squadra completando il terzetto famigliare.

Essendo una situazione abbastanza inusuale nel mondo del calcio attuale, abbiamo voluto approfondire con i diretti interessati le varie sfaccettature di questa convivenza sportiva, non prima di aver stilato una breve biografia calcistica dei tre, partendo da Alberto. «Dalle giovanili del Bagnolo sono passato al Carpi, dove ho esordito in serie C a 16 anni. Sono poi tornato a Bagnolo, poi alla Correggese prima del militare a Cormons (Friuli), poi di nuovo Correggese, 3 anni a Castelnuovo Sotto e 3 anni a Novi, dove nell’ultima stagione ho fatto la prima esperienza da allenatore/giocatore. Sono seguiti poi i primi approcci giocando col San Prospero mentre allenavo gli allievi della Correggese, e così nel 2000 ebbe inizio la mia avventura tuttora in corso come allenatore».

Tocca ora a Fabio che mi assicura, sorridendo, che il suo curriculum è molto più stringato: «Sono al San Prospero dal campionato 1998/99 dopo le giovanili giocate nella Correggese, con solo una breve parentesi di alcuni mesi nella Sammartinese».

Infine siamo a Nicola, “il piccolino di casa” con una carriera ancora in fase di allestimento: «ho giocato solo ed esclusivamente nel San Prospero, dai pulcini fino alla prima squadra, e di questo sono molto orgoglioso».

Di grande interesse sono gli aspetti psicologici della convivenza sportiva fra padre e figlio, di come l’allenatore mantenga lo stesso metro di giudizio per il figlio e gli altri componenti della rosa: «l’affetto paterno si lascia a casa, negli spogliatoi e in campo si deve portare la professionalità e l’obiettività di giudizio, anche a costo di soffrire per il dispiacere che posso arrecare ai miei figli».

«Ormai sono 18 anni che coltiviamo questa passione nella distinzione netta dei ruoli – spiega Fabio – la dialettica rispettosa e costruttiva c’è sempre stata e ci sarà, non ho mai chiesto trattamenti di favore e non mi ha mai pesato che mi trattasse al pari degli altri compagni. Anzi, devo dire che se non ci fosse stato mio padre a spronarmi e a trovarmi una collocazione in campo adatta alle mie capacità, probabilmente non sarei ancora a faticare sui campi di calcio a 39 anni».

«Nicola, invece, è partito avvantaggiato rispetto a Fabio», ci spiega il mister: «la società è più organizzata, abbiamo tutti più esperienza; Nicola può usufruire senza pagare dazio degli errori fatti in passato, di 17 anni di progresso tecnico del calcio, di supporti tecnologi molto più avanzati. Ciò che non deve mancare è l’impegno e il rispetto per la maglia».

 

Chiediamolo a Nicola: la realtà calcistica di San Prospero ti soddisfa o potresti prendere in considerazione un trasferimento?

«Questa è la mia dimensione, qui sono tranquillo e mi diverto: non prenderei in considerazione neanche una proposta ”indecente”, perché francamente non l’ho mai cercata né voluta».

 

L’ultima domanda riguarda il rapporto oltre lo sport: ci sono strascichi di qualche tipo oppure si lascia tutto negli spogliatoi?

«Non se ne parla nemmeno: il calcio è un gioco, i valori famigliari sono la nostra vita», mi rispondono in coro.

Ringrazio la famiglia Ghizzoni per la bella chiacchierata e per il modo sincero di vedere il calcio, augurandogli un buon proseguimento del loro sodalizio: Fabio è fresco papà di una bella bambina e Alberto è un nonno entusiasta. Solo una raccomandazione: non regalatele solo scarpe coi tacchetti!

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