Durissima, ma molto efficace!

La quarantena anti-covid in Corea del Sud, vissuta da un correggese

Mentre in Europa imperversava la seconda ondata di pandemia, sui nostri teleschermi abbiamo assistito, con una certa invidia, al “ritorno alla normalità” del continente asiatico. Feste di piazza per il capodanno, parchi divertimenti stipati, e così via. Fa un certo effetto, se si pensa che il Covid è partito proprio da lì. Com’è stato possibile? Soprattutto grazie al rispetto degli altri e delle regole, per quanto molto stringenti (tali da fare impallidire certi nostri conterranei, paladini della “libertà”).

Un quadro accurato della situazione ci viene fornito da Francesco Giovanetti, ventottenne correggese, da anni residente a Berlino dove ha conosciuto Mari, ragazza sudcoreana con cui è convolato a nozze nel nostro Municipio nel gennaio di quest’anno. La cerimonia, alquanto surreale, constava di soli sei presenti.

In questi giorni, dopo una lunga attesa, sono riusciti a recarsi in Corea per il viaggio di nozze: una complessa sequela burocratica ed una quarantena estremamente rigida sono il prezzo da pagare per entrare nel Paese. «Arrivati in aeroporto a Seoul, tutti i nostri bagagli sono stati controllati e ci hanno provato la febbre almeno sei o sette volte. In Germania avevamo ricevuto pochi giorni addietro la prima dose del vaccino Moderna, ma questo non ha fatto nessuna differenza. Dopo una lunga attesa in una zona transennata, due uomini bardati “in stile Chernobyl” ci hanno accompagnato alla Croce Rossa locale, che ci ha fornito mascherine, disinfettanti per superfici, per le mani e, incredibilmente, per la spazzatura, da raccogliere in appositi sacchi col simbolo BIOHAZARD (letteralmente, pericolo biologico)».

Inizialmente il loro progetto era quello di pernottare fin da subito dai genitori di Mari, ma non è stato possibile poiché questo avrebbe costretto anche loro alla quarantena; alla luce di ciò, hanno affittato a loro spese per due settimane un B&B speciale, che offre la possibilità di essere usato per la quarantena dei viaggiatori. Va anche sottolineato che Francesco è riuscito ad entrare nel Paese solo perché coniuge di una cittadina coreana, una delle pochissime eventualità che permette di ricevere il visto. Le leggi sono state inasprite negli ultimi mesi, tant’è che il visto rilasciato è di soli tre mesi, quando prima sarebbe stato illimitato. «Arrivati nell’appartamento, piccolissimo, ci hanno consegnato due termometri, uno a testa: abbiamo installato un’app che monitora i nostri spostamenti e va usata per certificare di non avere la febbre, due volte al giorno. Se l’applicazione viene spenta, anche solo perché ti sei scordato di caricare il telefono, ricevi immediatamente una telefonata per certificare che tu non ti sia mosso di un millimetro. La violazione della quarantena può comportare fino a quattro anni di carcere. Qui ci hanno consegnato anche del cibo gratis, quasi esclusivamente pollo, ma abbiamo prevalentemente usufruito del capillare sistema di delivery».

Misure durissime, ma estremamente efficaci. La Corea del Sud ha registrato solo 2000 decessi per Covid, senza di fatto entrare mai in un vero lockdown. Hanno sicuramente contribuito l’uso storicamente diffuso delle mascherine, la preparazione delle autorità, il rispetto reciproco ed una comunicazione chiara e pragmatica, senza allarmismi. Ad oggi, le uniche attività ancora serrate sono le discoteche al chiuso, mentre i concerti all’aperto sono permessi. Per dirla con le parole di Mari: “Sono molto cauti”. Una cautela che a noi sembra forse eccessiva, ma che oggettivamente ha pagato dividendi.

Finita la quarantena, i due neo sposi hanno finalmente potuto immergersi appieno nel Paese, ricco di storia e contraddizioni: l’incredibile avanzamento tecnologico si fonde con un consumismo sfrenato, mentre le condizioni della donne e le leggi sui diritti civili sono ancora molto indietro; sullo sfondo, l’ingombrante presenza degli scomodi vicini nordcoreani.

Magari, un giorno, parleremo anche di questo.

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