Diciassette son le stagioni…

...di Alberto Ghizzoni con il neopromosso San Prospero

Alberto Ghizzoni si appresta ad allenare per il 17° anno consecutivo il San Prospero Correggio, fresco di promozione in prima categoria per la prossima stagione.
Come calciatore, Alberto è stata una bandiera della Correggese con molti goal all’attivo.

Alberto, per quale motivo hai scelto questa piccola realtà correggese come allenatore?
«Perché la società mi ha chiesto di portare le mie idee sia di calcio che di organizzazione societaria, poi sapevo che era un ambiente sano per fare sport».

Pensavi di restare così a lungo in panchina?
«No assolutamente, anche perché in squadra avevo mio figlio Fabio ed è difficile allenare con un figlio in campo, però nonostante le problematiche ci sono sempre saltato fuori, anche grazie ai giocatori che mi hanno sempre ascoltato. Per inciso ora ho un altro figlio che gioca in prima squadra!»

Quale il momento più bello e quale il più brutto della tua carriera a San Prospero?
«Il più bello è stata la prima promozione in prima categoria. Però un salto duro, superato grazie al presidente Carlo Zini, al DS Saccani e soprattutto alla volontà di don Giovanni.
I più brutti sono o è stati la scomparsa di Lorenzo Pergetti “Lollo”, un ragazzo che ha dato la vita per questa comunità e del nostro primo tifoso, don Giovanni, prezioso per costruire una grande società in una piccola realtà».

Negli alti e bassi del San Prospero, qual è il segreto per ripartire dopo una delusione e trovare gli stimoli giusti?
«È la forza del gruppo e la stima reciproca che si è creata tra allenatore, dirigenza e giocatori.
Poi a San Prospero l’obiettivo non è il risultato ma far crescere giovani e praticare calcio in un ambiente sano».

Il San Prospero non è diventato per te una seconda famiglia?
«Sì è un mio punto di appoggio, mi trovo bene e quando ho tempo faccio sempre molto volentieri due chiacchiere con tutti, come quando ero alla Correggese».

Quale obiettivo vi siete posti per il prossimo campionato?
«Il nostro obiettivo rimane la salvezza, lo scorso campionato abbiamo fatto debuttare alcuni giovani interessanti e sicuramente saranno protagonisti anche nella prossima stagione».

Cosa manca al calcio correggese per tirare fuori qualche giocatore di alto livello?
«In un bacino con 25.000 abitanti abbiamo quattro squadre, che con i giovani invece di unirsi si dividono, si rubano giocatori, allenatori: così facendo non si va da nessuna parte. Basta vedere la Sammartinese, che nonostante le tante difficoltà (per 10 anni era senza un campo principale) ha tirato fuori ottimi giocatori con un bacino d’utenza molto inferiore a Correggio».

Ti piace più il calcio di oggi o di ieri?
«Il calcio di ieri era più tecnico, i giocatori sapevano tenere la posizione giusta e si vedevano giocate migliori. Oggi è tutta una corsa, la tecnica passa in secondo piano, le squadre sempre più corte sembra giochino a mucchio. Se uno ha fisico e corsa anche con poca tecnica può dire la sua».

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