Dialogo con l’incazzato

Cos’è successo ai fioretti,  ai pensierini delle elementari e ai calendari dell’Avvento (quelli del barbiere al borotalco, lo sappiamo, sono stati ampiamente superati dalla tecnologia), ai tocamàn sotto i portici, alle offerte chi la domenica in Chiesa e chi la domenica all’Unità… cos’è successo alle discussioni vivaci sul futuro in assemblea, sul futuro nostro ma dentro a quello di tutti… cos’è successo che non abbiamo più tanta voglia di dare una mano agli altri, siamo le ultime generazioni che faranno volontariato… anzi, proviamo a vendicarci su chi ha meno di noi… cosa succede che non afferriamo più i contorni della nostra umanità? Succede anche a Correggio.

 

R – Cosa succede? Succede che sono incazzato. Guarda dove siamo arrivati col buonismo!

D (si fa scappare un sorrisetto acido) –  Perché, dove siamo arrivati? Sempre questa storia della buche e delle cacche di cane?

R – E dei vandalismi. Non è “una storia”; l’educazione di una comunità si misura anche dal decoro dei suoi luoghi e dall’efficienza degli amministratori.

D – E dalla reciproca influenza tra i suoi membri; l’educazione si fa prima a insegnarla in famiglia che a metterla in carico allo Stato.

R (i decibel si impennano) – Vallo a raccontare agli extracomunitari, o anche a certi stranieri comunitari per dirla tutta: ti rispondono che hanno la loro cultura e quindi la loro educazione. Come succedeva una volta per quelli del sud. Prendi la cultura degli zingari: saranno pochi, ma se non fanno più i mestieri di una volta con quale cultura vuoi che campino?

Una birra media alla spina, grazie

D – Ti seguo, una birra anch’io.

Il tuo non vuole essere razzismo ma buon senso; comunque ogni tanto mettici un ‘qualche’ davanti a ‘extracomunitario’, così, per non sbagliarti. L’integrazione richiede tempo e modelli di comportamento chiari prima di tutto a noi stessi, come alla lunga è successo per ‘quelli del sud’ come dici tu. ‘Buonismo’ per te significa aver giustificato tutto. Però, all’opposto, il ‘cattivismo’ di adesso è uno sfogo; quando invece ci vogliono progetti e politiche di lungo periodo, e non un ululato al giorno…

Per me una pugliese speciale e prosciutto crudo fuori forno.

R – Per me una napoli con poco pomodoro. Ben cotta.

Ma la gente ha paura. Ha paura adesso, non nel lungo periodo. Quella che chiamano microcriminalità si ripete nei negozi, negli appartamenti, nei parcheggi… Ogni tanto ne beccano uno e il giorno dopo è ai domiciliari e il terzo giorno di nuovo lì che microcriminaleggia.

D (falsamente paziente) – Tuttavia le statistiche mostrano dati di una costante riduzione dei crimini, vuol dire quantomeno che…

R (se fosse nel suo stile si lascerebbe scappare un sorrisetto acido) – Sai cosa me ne faccio delle statistiche? La paura per definizione è irrazionale: se capita una fregatura a un tuo vicino di casa o se su facebook sono tutti in allarme, tu sei convinto che la prossima volta tocca a te. Se il telegiornale ricapitola ogni volta le storie delle violenze degli ultimi anni è come se ci fosse un’ecatombe continua.

D – Sono d’accordo. La percezione è importante quanto la realtà; sbagliata o no, è quella che fa soffrire la gente! Quindi qualsiasi Governo ha il dovere di affrontare i problemi che sono all’origine delle nostre paure, senza ideologie e senza sconti; altrimenti c’è sempre uno che vuole curare la paura con l’odio e riportarci all’epoca delle caverne.

R – A Correggio stiamo ancora bene, però i negozi chiudono e Amazon non paga nemmeno le tasse; gli artigiani vanno in pensione e il consumismo è diventato sempre più distruttivo delle risorse naturali; mio figlio ha più di trent’anni e sarà precario, se ha fortuna, per tutta la vita, così niente sicurezza, niente pensione e comunque niente diritti; il giovane che ha una famiglia che lo finanzia almeno va all’estero; e la sinistra pensa solo ai clandestini, agli zingari e agli omosessuali… e fa un inceneritore a due passi da casa nostra…

D (cerca di non pontificare ma gli riesce malissimo) – Però, ogni tanto, per favore facciamo anche l’esercizio di elencare le cose che vanno meglio di trent’anni fa! Siamo il Paese con più anziani insieme al Giappone: il nostro pessimismo di conseguenza sta lievitando. Poi tu ti limiti a fare l’elenco di problemi che si devono analizzare uno per uno con competenza perché sono complicati da risolvere. Per esempio, tutti noi produciamo rifiuti e nessuno li vuole avere nel proprio giardino.

R (a lui chi pontifica sta sui coglioni) – Sì, sì, con la complessità dei problemi i competenti ci hanno fregato! Se nel nostro paese il 5% della gente, i più ricchi, è arrivata a detenere un patrimonio equivalente a quella del 90%, i più poveri, vuol dire che qualcuno ci sta derubando.

D – C’è l’evasione fiscale record, caro mio. E’ difficile intervenire quando abbiamo tasse già alte, la finanza pubblica troppo indebitata e uno sviluppo economico da decenni tra i più bassi. Comunque sulla globalizzazione ci siamo sbagliati, l’Europa si è sbagliata: perché non ha imposto comportamenti corretti ad esempio sul fisco all’Irlanda o sui brevetti alla Cina. E per l’indifferenza dimostrata verso la compatibilità sociale delle scelte che si facevano, illudendosi che lo sviluppo avrebbe sanato le ferite. L’internazionalizzazione delle economie è una rivoluzione, ma tutta la parte più industrializzata del mondo, che ben poteva pretendere reciprocità di regole e costringere la finanza in un ruolo di puro strumento, si è limitata a lasciar fare. Bisogna confessarlo: il neo-liberismo è stato una comoda sciagura.

R – Senti, non sarà che per venire in pizzeria ci vuole un master alla Bocconi?

D – Dico che da soli contiamo meno di niente. Butti a mare la Cina o ti fai comprare dalla Cina: sono queste le sole alternative? Te ne freghi dell’equilibrio del bilancio statale e dai le future generazioni in pasto alle banche e ai fondi pensione stranieri? Bisogna essere bravi a collegare i nostri interessi con quelli di altre nazioni, procedere con accordi e alleanze per correggere gli errori fatti in Europa e nella globalizzazione: a distruggere basta una ruspa, a costruire occorrono tecniche e competenze.

R (provato) – Mi manca l’aria, sei tu o il forno? Comunque le “elìte” non mi incantano più. Adesso mi interessa solo una cosa: avete sbagliato. E chi paga?

D –  Sono arrivate le pizze, poi paghiamo alla romana.

R –  Argomenti troppo pesanti, finisce che non digerisco la pizza. Com’è la tua?

D – Bruciaticcia. E la tua?

R – Molliccia. Vuoi ancora della birra?

D – No, ho il bicchiere mezzo pieno. E tu?

R – Non ancora, grazie, il mio è mezzo vuoto

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