Democrazia, la storia insegna

Tanto pubblico alla serata di Primo Piano con Alessandro Barbero e Massimo Bernardini

“Non è un regalo del cielo. Per lei si è sempre dovuto combattere, nella Grecia Antica come oggi.

La Democrazia è complicata e fragile. Ha sempre bisogno di essere alimentata, può tramontare nel momento in cui la gente non capisce più che vantaggi ne ricava”. La definizione è fredda e cinica e arriva da uno storico, molto famoso: il professor Alessandro Barbero che, con le sue pirotecniche capacità di divulgatore, negli ultimi anni ha saputo avvicinare alla storia moltissimi italiani. Barbero è stato protagonista dell’ultimo incontro organizzato da Primo Piano nel corso del 2019, il 12 dicembre. Tema della serata, appunto, “ Che ne sarà di questa Democrazia?”.

In prossimità del 10 dicembre, anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Primo Piano ha di nuovo scelto un argomento di vasto respiro, una riflessione sul futuro di un sistema di governo che vive un periodo delicato, tra sussulti populisti e tentazioni autoritarie.

Insieme a Barbero, sul palco di un Teatro Asioli al completo, c’era Massimo Bernardini, giornalista e conduttore di programmi culturali televisivi di successo. I due sono amici di lunga data. Insieme hanno creato e animato “Il tempo e la storia”, trasmissione che ha contribuito alla notorietà di entrambi.

Il loro dialogo parte dal concetto di democrazia nella storia per arrivare all’attuale situazione del nostro Paese e alle difficoltà dell’Europa Unita.

Se, come faceva notare Churchill, “è stato detto che la Democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”, è chiaro che all’interno del sistema democratico c’è sempre un’alta percentuale di scontenti. Dunque, sottolinea Barbero, nessuno deve stupirsi se l’ultima indagine del CENSIS afferma che circa il 50% delle classi sociali più deboli è insoddisfatto della politica italiana. Quanto poi all’auspicio “dell’uomo forte”, per Barbero è più da intendersi come desiderio di un governo efficiente. Venendo allo scetticismo degli italiani nei confronti dell’Europa Unita, secondo lo storico torinese nasce dalla difficoltà della gente di capirne l’utilità, di sentire il collante che può tenere insieme i diversi Paesi membri. Un collante, afferma Barbero, ci sarebbe e molto importante: il welfare, il sistema di protezione sociale inventato e sviluppato nel Vecchio Continente. Ma anche il welfare in questo momento sembra essere messo in discussione.

Dunque, come il sistema democratico deve continuamente essere difeso e rafforzato, anche l’Europa Unita deve saper mostrare con efficacia la propria utilità alle popolazioni dei Paesi che la compongono. Perché la diffidenza e la disaffezione sono sempre dietro l’angolo.

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