Da Sumatra con amore

Don Otello Pancani, missionario saveriano, ci parla del dialogo tra le religioni

Un omone saggio e buono è riapparso a Correggio.
Era stato curato presso la parrocchia di San Quirino agli inizi degli anni sessanta, per tre anni.

È don Otello Pancani, padre saveriano, missionario in Indonesia da ben 48 anni.
Riabbraccio volentieri il mio insegnante di religione delle medie. 

«Vano insegnamento, perché non ha prodotto granchè» confesso impudente. Con una risata lui mi assolve. Ricorda nomi e fatti alla perfezione. 

Come va, don? «Della mia salute ne risponde solo il Signore» dice, sorridendo. Allora lassù qualcuno gli vuole proprio bene, perché i suoi 77 anni sono portati da dio. La fatica della quotidiana peregrinazione tra una trentina di stazioni missionarie a Sumatra, tra le foreste equatoriali e le tribù dei tagliatori di teste, è il suo formidabile Gerovital. 

Il padre saveriano che viene dalla fine del mondo, celebra a Correggio e butta lì un’omelia di mezz’ora, preparata con cura. 

È l’ultima domenica del luglio più afoso che si ricordi. Ma le sue parole portano aria fresca. Si respira. 

Don Otello parla della Chiesa asiatica, minoranza nella realtà dell’Indonesia, che, con i suoi 240 milioni di abitanti, è il più popoloso stato musulmano al mondo. 

A Giacarta, la megalopoli dove è stato per quasi quarant’anni, e nell’isola di Sumatra dove opera adesso, convivono induisti, buddhisti, confuciani, musulmani, cattolici e protestanti.
Tutti hanno pari diritti e pari doveri, sanciti dalla Costituzione indonesiana.
Questo melting pot delle fedi corrobora la comunità civile: si convive felicemente, anche nella stessa famiglia, ci si aiuta e si fanno insieme tante opere di bene per gli uomini. 

Da ogni religione c’è qualcosa da imparare e da mettere da parte.
E così cresce la chiesa asiatica, aperta al dialogo e impegnatissima in quella condivisione che crea fratellanza universale, a partire dalle povertà di quell’immenso continente. 

L’identità cattolica è quella di Gesù che si mette al servizio dell’uomo, che non si concentra su Dio, ma sull’uomo. Onorare l’uomo è il solo modo di onorare Dio. 

Quando per onorare Dio si disonora l’uomo, si tradiscono Gesù e il Vangelo. Questo è tutto. 

Il resto è solo contorno. 

Spunti attualissimi, quelli di Don Otello, per la Chiesa nostrana, dove la presenza dello straniero con la sua religione e con la sua cultura fa sorgere disagi e paure.
Nel padre saveriano che parla a Correggio vedi la gioia, l’entusiasmo, la pienezza, con cui vive e condivide il suo impegno in missione.
Senti in lui la vitalità dell’eredità conciliare, delle parole finali di “Nostra Aetate” dove si chiede che tutti gli uomini si riconoscano come fratelli e che si condanni qualsiasi discriminazione o persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione. 

Missione compiuta o tutta da compiere? 

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