Da Start agli stadi, passando per Correggio

Luciano Ligabue presenta il suo nuovo disco a Primo Piano

Incontrare il Liga è sempre un’emozione. Ci accoglie nella sede rinnovata del Ligachannel, la Ca’ di Pom di via Asioli. Elisa e Pietro fanno gli onori di casa. Poco dopo arriva anche Claudio Maioli, l’amico-manager.
Iniziamo parlando dell’album da poco uscito, “Start”. «Come ogni mio lavoro», ci dice, «anche questo segna un nuovo inizio, nonostante la mia non più tenera età. Mi è sempre piaciuto cercare nuove strade. Dopo un anno difficile, il 2017, in cui mi sono dovuto operare alle corde vocali e ho dovuto sospendere un tour già in corso, avevo bisogno di un cambiamento. A spingermi in questa direzione è stato anche il desiderio di ritrovare una certa leggerezza. Questo è un album più istintivo, spontaneo, naturale e ci sento l’energia che contraddistingueva i miei primi dischi».

Va in questa direzione anche la scelta di avvalerti di un nuovo produttore, molto giovane, e di registrare le canzoni senza il supporto di una band?
«Il mio nuovo produttore, Federico Nardelli, è nato un anno prima che uscisse il mio primo LP. Mi sono affidato a lui proprio per ritrovare la freschezza di cui parlavo. Per quanto riguarda la band, invece, mi era già capitato in precedenza di lavorare in modo simile. La volontà di ricominciare la si vede anche nella copertina, in cui ho ceduto alle insistenze di Maioli di pubblicare un mio primo piano, foto a cui sono molto legato e che mostra anche i segni del tempo».

Ascoltando il brano “Luci d’America”, che ha anticipato l’uscita dell’album, a noi è venuta in mente l’idea che la bellezza esiste, nonostante tutto, ma vada coltivata e cercata con un certo impegno.
«In quella canzone scrivo che esistono tanti modi diversi di guardare il mondo. Le stesse situazioni che per me sono negative – dove io vedo solo “macerie” – per altri possono apparire positive o persino belle: molto dipende dal nostro sguardo. E il nostro sguardo, se positivo, se amorevole, oltre ad aiutarci a vivere meglio, può contaminare gli altri e contribuire a rendere il mondo migliore, a trasformarlo. Per certi versi questo atteggiamento può avere anche un significato politico, oltre che umano. Le “luci d’America” e le “stelle dell’Africa” per me sono questo: due realtà molto diverse in cui è possibile ritrovare bellezza»

Luigi Levrini e Guido Pelliciardi

Leggi l’intervista completa e altri articoli su Primo Piano di Aprile 2019

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