Da quella per chitarra, alla penna per scrivere

Il debutto letterario di Marco Ligabue

É uscito in libreria l’8 aprile scorso ed è andato sold out in pochi giorni. “Salutami tuo fratello. Cronache spettinate di un rocker emiliano” edito da Pendragon, è l’esordio letterario di Marco Ligabue, musicista correggese e fratello di uno dei mostri sacri della musica italiana, Luciano. Per la prima volta in vita sua, Marco appoggia l’amata chitarra ed impugna la penna, non per scrivere canzoni ma qualcosa di più lungo e complesso, un libro. Una sfida, proposta dall’amico giornalista Paolo Di Vincenzo, che Marco accoglie, dopo un’attenta riflessione, con la determinazione e la forza di volontà che da sempre lo contraddistinguono. Il risultato sono trentatré racconti divertenti, avvincenti, onesti. Nel libro di Marco c’è tutto quello che un emiliano vuole leggere sulla propria terra: i legami famigliari profondi, il senso dell’amicizia vera, la spensieratezza degli anni giovanili in una piccola cittadina operosa, l’arte del “tenere botta” quando il vento gira contro ed infine i sogni che, lentamente, si avverano, non per magia ma per totale dedizione a ciò che si sente essere la propria strada. Primo Piano ha incontrato Marco, che ci ha parlato di questa sua nuova esperienza.

Partiamo da un quesito che ti sei posto nel libro: chissà se crescere è dire o tacere. Direi che ti sei risposto.
«Ho scelto di dire e addirittura mi sono cimentato nella scrittura di un’opera narrativa. Ci ho pensato molto, il lockdown con i suoi tempi lenti mi ha aiutato ed alla fine ho scoperto che dire significa vuotare il sacco; è terapeutico. Il libro è stato un mezzo per ricontattare amici di vecchia data e sentire ex fidanzate con le quali non sempre ci si è lasciati bene. Mamma Rina è stata una figura fondamentale per ricostruire gli anni della mia infanzia presenti nei primi capitoli».

Perché il giornalista Di Vincenzo ha insistito che tu facessi un libro?
«Mi ha proposto il progetto perché ho un’esperienza musicale particolare, a trecentosessanta gradi: ho vissuto e vivo la musica da fan, da pubblicista, da musicista, da cantautore e da fratello di una rockstar».

Qual è stata, tra le trentatré cronache, quella per te più emozionante da raccontare?
«Sicuramente il capitolo che riguarda mio padre, perché ci sono ricordi di momenti famigliari intimi, delicati».

E quella più complessa?
«Quella dedicata alla mia terra, dal titolo Sangue Emiliano. Io sono molto legato alle mie origini, a questo straordinario territorio, e raccontarlo bene in tutte le sue sfaccettature non è stato semplice. É il capitolo che mi ha richiesto più tempo».

“Salutami tuo fratello”: come ha reagito Luciano a questa tua nuova avventura?
«Gli ho detto del libro quando lo avevo già pronto. Lo ha letto in una notte, mi ha fatto i complimenti sottolineando che contiene una rara visione del mondo. Mi sono commosso perché mio fratello non è una persona che parla molto: quando lo fa è perché è convinto di ciò che dice».

Come si vive da fratello d’arte?
«Sono sempre stato orgoglioso di Luciano e tra noi c’è affetto e stima reciproca. Bisogna imparare a brillare di luce propria e mi sono creato la mia strada, che sicuramente si è complicata un po’ quando ho deciso di diventare cantautore».

Progetti per il futuro?
«Spero di tornare sul palco il prima possibile perché i concerti, il contatto con il pubblico ed i musicisti mi mancano tantissimo. Inoltre, vorrei scrivere un nuovo capitolo della storia della musica, sperimentando sonorità diverse da quelle fino ad ora suonate».

Federica Prandi

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