Cottafavi, visionario fuori tempo

Alcune iniziative ricordano il regista a vent’anni dalla morte

Vittorio Cottafavi, regista cinematografico e televisivo, nacque a Modena nel 1914. Su Wikipedia, di lui si legge: «La famiglia si stabilì quindi a Roma nel 1921, dove il futuro regista avrebbe vissuto per il resto della vita, mantenendo tuttavia fino all’ultimo un forte legame con la città d’origine dei propri antenati: a Correggio, infatti, il regista aveva ereditato delle proprietà e periodicamente vi soggiornava; negli anni sessanta e settanta fu collaboratore o oggetto di iniziative culturali della biblioteca comunale, alla quale donò vario materiale che, con quello poi conferito dal figlio Francesco alla morte del regista, è andato a costituire il ricco e prezioso Centro di documentazione Cottafavi (migliaia di “pezzi” fra scritti autografi, articoli, recensioni, libri, suoi film e lavori televisivi, in pellicola, vhs o DVD, locandine originali e fotografie)». Nella presentazione del personaggio si citano insomma fin da subito Correggio e il Centro di documentazione, attivo presso la nostra Biblioteca Comunale.

Attivo perché continua a conservare, affinché siano disponibili a tutti, i materiali depositati e perché promuove la conoscenza del suo lavoro di regista.

L’incontro con il critico cinematografico Steve Della Casa di venerdì 18 maggio, a vent’anni dalla morte del regista, inaugura infatti una serie di iniziative per ricordare il suo cinema: una mostra documentaria e tre proiezioni, presentate da tre giovani appassionati, che col cinema, a vario titolo lavorano. Nicola Bonini, Marcello Baboni e Nico Guidetti presenteranno tre diversi film del regista in Sala Conferenze al sabato pomeriggio. Nico Guidetti, inoltre, sta preparando, con l’appoggio del Centro di documentazione, un documentario su Vittorio Cottafavi regista di cinema e televisione.

Infatti Vittorio Cottafavi ha avuto nel corso della sua carriera cambi di percorso, dovuti al suo fare cinema non sempre in linea con i tempi. Pur cercando sempre di conciliare il grande cinema con l’aspetto più popolare e commerciale, gli è capitato di realizzare La fiamma che non si spegne, in periodo neorealista, dove però la resistenza era fatta da un carabiniere, Salvo D’Acquisto, e non da partigiani. Questo lo portò lontano da Roma, a Torino, a girare melodrammi e poi i peplum, i film con Ercole, Maciste, Ursus.

Quando nel 1964 poi realizzò I cento cavalieri, un film storico sulla guerra tra cristiani e mori in Spagna, si ritrovò di nuovo fuori contesto: stava cominciando il filone degli spaghetti western e quel film pacifista, antimilitarista, condito da una sferzante ironia non ebbe successo di pubblico. Fu allora che Cottafavi si rivolse alla televisione, intuendo, come Rossellini, che avrebbe potuto raggiungere un pubblico molto più ampio di spettatori: I racconti di Padre Brown e A come Andromeda sono tra gli sceneggiati da lui girati. Steve Della Casa ha raccontato tutto questo con competenza e una lunga serie di aneddoti, informazioni e curiosità, che da soli hanno reso l’idea di un fare cinema definitivamente tramontato. Anche ora però succede che registi del grande schermo si spostino sulle serie TV: in questo Cottafavi è stato un precursore, quando scelse di passare alla televisione, conservando però sempre la capacità di raccontare con ironia anche gli argomenti più seri.

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