Corso Mazzini, da umile fossa a strada maestra

Da una mappa del Seicento

A partire dall’anno Mille, Correggio era un borgo fortificato che nella sua espansione andava distribuendosi attorno a tre nuclei urbani: Castelvecchio, Borgovecchio e Borgonuovo. Essendo i tre nuclei cittadini sorti in tempi diversi, erano configurati come entità distinte e separate da fosse di difesa. La fossa più lunga che separava, da ovest a est, l’abitato di Borgovecchio dagli abitati di Castelvecchio e Borgonuovo, a ridosso del Rinascimento verrà colmata e diverrà il Corso che oggi denominiamo “Giuseppe Mazzini”, e che seguirà il tipico andamento sinuoso di un corso d’acqua.

 

Corso Giuseppe Mazzini è oggi la via principale di Correggio, e da piazzale Carducci (a oriente) a piazzale Porta Reggio (a occidente) taglia, con andamento sinuoso, il centro urbano. Presenta, all’altezza di via Antonioli, uno slargo che bruscamente confluisce nella strozzatura del Palazzo dell’Orologio, vero fondale prospettico alla visione d’insieme. Quel Palazzo fu costruito nel Cinquecento come sede della Giustizia, e l’aggiunta del portico, nel 1616, accentuò l’attuale restringimento tra Corso Mazzini e via Roma. Il Corso Mazzini è doppiamente impreziosito da portici laterali alti, ampi ed eleganti, e da edifici composti di piano terreno, due piani di abitazione e, parzialmente, soffitte soprastanti. Anticamente i fabbricati erano composti di un solo piano di abitazione, oltre il pianterreno e la soffitta. La strada fu costruita sulla colmata della fossa di separazione fra il nucleo di Borgovecchio e i due nuclei di Borgonuovo e Castelvecchio, e venne pavimentata con ciottoli di fiume.

Nel Cinquecento, delle quattro Porte poste ai lati della città, per scelta militare se ne lasciarono aperte solo due, cioè Porta di san Giovanni, poi di Modena a oriente, e porta di sant’Antonio, poi di san Paolo, poi di Reggio a occidente. L’accesso alla città attraverso queste due sole porte modificò il valore della strada, denominata Maestra, che da semplice cerniera di collegamento tra i vari borghi assunse, a poco a poco, la funzione di maggior asse di sviluppo commerciale e residenziale di Correggio. La Strada Maestra, come le altre contrade minori, era affiancata da fognature a cielo aperto che non raramente provocavano epidemie di tifo. Entro il 1839 le cloache furono tutte coperte e fatte scorrere attraverso tubature.

Nel 1653 i Domenicani, con sede nel convento attuale Convitto, ottennero dal Duca di Modena l’autorizzazione ad aprire una strada larga, o piazza, che collegasse direttamente la Strada Maestra con la loro chiesa di san Giuseppe di Calasanzio, al fine di consentire la vista della chiesa dalla strada principale della città. A tali fini puramente scenici, fu sventrato un rione e furono abbattute dieci case. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento l’amministrazione estense si preoccupò di abbellire gli esterni dei palazzi prospicienti sulla strada Maestra e su altre importanti contrade cittadine, per adeguarli alla modernità estetica delle metropoli, così nel 1790 emanò il primo Regolamento dell’Ornato. I palazzi dovevano essere intonacati e “coloriti con teneri colori (non bianco o colori troppo forti e osceni e che s’adeguino al gusto delle fabbriche moderne”. Poiché non si ottenne il riscontro atteso, nel 1842 la commissione d’Ornato stanziò fondi da erogare ai proprietari che intendevano rinnovare le facciate delle loro abitazioni, anche se si dovette aspettare un ventennio prima che si potesse accedere ai contributi.

Il 2 dicembre 1851 il Consiglio della comunità offrì incentivi a tutti gli abitanti della Strada Maestra che intendessero pavimentare con selce dura i portici di loro pertinenza. Più tardi (1856) il governo della città concesse sette anni di tempo per indurre i proprietari di detti portici a lastricarli con marmo di Verona. Nel 1912, sul Corso allora detto Vittorio Emanuele II, furono posati i lastroni in granito per costituire le corsie tuttora esistenti.

Le prime titolazioni della via erano: Strada maggiore o Contrada Maestra verso Porta Reggio, e Contrada Maestra verso Porta Modena, poi dal 1871 solamente Strada Maestra. Il 16 novembre 1896 si denominò Corso Vittorio Emanuele II, poi il 27 dicembre 1943 mutò in Corso Giuseppe Mazzini per volontà di Benito Mussolini, che ordinò che tutte le manifestazioni, le insegne e le indicazioni riferentesi alla casa regnante dei Savoia dovessero essere eliminate o sostituite.

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