Coppi o Bartali? No, muscoli o volt

L’e-bike apre nuovi dilemmi tra gli appassionati del pedale

L’inverno è quasi alle spalle senza accorgersi veramente di averlo vissuto. Gli sportivi riprendono le loro attività outdoor (all’aperto) dopo averne svolte altre indoor (sul divano). Anche se infagottati ad alta tecnologia termica, dentro a griffe tecniche con cui pensano di passare inosservati, non mi sfuggono. Li conosco tutti.

Attività all’aperto per antonomasia, il ciclismo fiorisce come le margherite ai primi raggi di sole. Dunque si riparte. Ma con quali biciclette? Perché, come avrete certamente notato, il progresso è venuto a supporto dell’invecchiamento della popolazione. Negli ultimi tempi sulle strade si è innestato un nuovo tipo di dualismo e i tifosi non mancano da ambo le parti: non più Coppi/Bartali, Gimondi/Merckx o Saronni/Moser, ma fra la  bicicletta azionata solo dai muscoli e quella elettrica (con batteria e motorino elettrico nascosti nella canna o nella borraccia), la cosiddetta e-bike.

Come sempre, si tende a chiedere il parere degli “esperti”. In questo caso ci affidiamo sia agli utilizzatori esclusivi (di uno o dell’altro mezzo) che ai promiscui, cioè a chi le usa entrambe.

Il ciclo-purista non ha dubbi e afferma categoricamente: «Piuttosto che l’onta di usare il motorino”, preferisco smettere e andare a piedi.
A parte il costo ragguardevole dell’oggetto (fino a poco meno di una Panda), il ciclismo è fatica: sfidare le salite, l’allenamento duro, testare i propri limiti e superarli, i morsi dei crampi all’arrivo; sentire il sudore che sgocciola, ti entra negli occhi e brucia, il cuore che batte all’impazzata. Ho un messaggio per chi cerca scorciatoie per evitare tutto questo: se desiderate solo una sgambata spensierata in camicia e cravatta, andate in Via Emilia a vedere le vetrine».

In gruppo se ne discute. I motorizzati partono assieme ai muscolari: in pianura si mimetizzano nel gruppo, fanno in modo che davanti, a prendere aria, ci stiano i puristi. Poi, appena si comincia a salire, danno “gas”, li affiancano con un sorrisetto sarcastico, senza una goccia di sudore: sembrano finti. Rallentano, li aspettano e poi li risorpassano, il cosiddetto “elastico”: sembra un po’ che prendano per il culo. Nel gruppo i puristi, più che discutere, s’incazzano, come i francesi quando vedevano Bartali vincere.

Mi sembra di capire che cercare un accordo tra le due filosofie sarà un bel problema. Più conciliante sembra chi si è convertito all’e-bike. Il cosiddetto motorizzato quasi si scusa, e mi racconta: «Anch’io andavo molto spesso in bicicletta con gli amici, poi gli impegni, il calo fisico, l’età che avanzava, non riuscire ad allenarsi quel tanto che serviva a rimanere in gruppo… stavo smettendo di uscire con gli amici. Poi, di colpo, ecco sul mercato “l’aiutino”, la bici-con-pedalata-assistita, un modo elegante per definire l’indispensabile sostegno nei momenti più difficoltosi, quel tanto che basta per non morire in salita, quando il fiato non ne vuol sapere di venir fuori e i muscoli sono intossicati dall’acido lattico. Dovrei abbandonare la compagnia, che ammiro e invidio, perché loro sono ancora pimpanti, forti di corpo e di testa, e io…» E tu? «E io schiaccio un pulsante, innesto la modalità “Strong” sul display per arrivare al punto di ristoro e di raggruppamento assieme al gruppo degli amici più forti (e più giovani), fresco come una rosa». Ammettiamolo, messa così fa quasi venire le lacrime agli occhi.

Manca ancora qualcosa per avere un quadro più preciso e dettagliato:
il
Promiscuo”. «La muscolare è il primo amore che non si scorda mai, fino a quando, oltre al sacrificio fisico, diventa anche motivo di conflitto con l’altro “amore” della vita, la moglie e la famiglia. Partenze antelucane, arrivi ad orari incerti, stanchezze inabilitanti dopo lo sforzo intenso, brama del divano che contendi al gatto, poca voglia di movimento per negozi e passeggio. Poi, la tecnologia mi offre la soluzione di mediazione: la pedalata normale in pianura, sulle ciclabili; quella elettrica azionata prima con parsimonia in collina, poi un po’ di più sulle vere salite e nei lunghi percorsi panoramici. Sono sempre assieme agli altri, ma con la coscienza ciclistica che salva la pace in famiglia».
Eh sì, c’è della tenerezza in tutto ciò.

L’intuizione della bicicletta assistita ha incentivato il turismo di movimento, anche se non ha (ancora) avuto il successo che si sperava per la mobilità urbana: andare al lavoro, a scuola, lasciare in garage il più possibile l’auto. Una rara eccezione è “Rosario”, l’ubiquo venditore di rose di plastica. Lui è stato in assoluto il primo ad avere l’e-bike a Correggio per motivi di lavoro.
Finchè non gliela hanno rubata, ma questa è un’altra storia.

Tutto bene si direbbe. Mah. C’è sempre un mah in tutte le cose, anche in quelle che sembrano solo belle e buone. Il mah è il costo ancora sostenuto per articoli tecnicamente affidabili, oltre agli utenti che ne fanno un uso non sempre adeguato. Come tutti i veicoli, anche le e-bike sono soggette a certe limitazioni: velocità di 25 km/h, casco indossato, dotazioni specifiche come luci e clacson. Roba che, anche se allegata al mezzo, spesso viene rimossa: si elimina ad esempio il limitatore di velocità, raggiungendo facilmente i cinquanta all’ora. E così l’e-bike si trasforma in un ciclomotore improprio, senza targa e senza sicurezza. Perché la tentazione della trasgressione fai-da-te vince sulla paura che ti becchino, soprattutto se nessuno controlla.

In conclusione, come in tutti i dualismi i tifosi fanno fatica a recepire le motivazioni dell’altra parte. Per me, che sono stato un ciclista solo muscolare (anche se con poco muscolo), credo che se dovessi ritrovare lo stimolo a tornare sulle due ruote lo farei solo su una e-bike, sia essa da strada o da fuori strada. Ma sicuramente invidio tantissimo chi riesce ad avere la forza mentale e fisica per spingere su ogni terreno la bicicletta solo con la forza di muscoli. E mi viene il magone quando mi capita di vederli partire in gruppo e tornare spappolati.

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