Concerti domestici con corde d’amore

Video musicali da lockdown: la famiglia formentelli

“Tra i piaceri della vita, la musica è seconda solo all’amore. Ma l’amore stesso è musica”, Aleksandr Puskin.

 

Non a caso ho scelto questa citazione, perché quella che vi sto per raccontare è una storia d’amore e di musica insieme, l’una nato grazie all’altra e coronata da tre dolci note che vibrano nell’aria, esattamente come le corde degli strumenti che le producono. Loro sono Daniel e Cecilia insieme ai figli Caterina, Gabriele e Francesco: la Formentelli Family. Una viola, due violoncelli, un violino ed un giovane percussionista, che abbiamo conosciuto durante il lockdown su YouTube grazie alle loro esibizioni corali in cui proponevano colonne sonore di celebri film quali Pirati dei Caraibi, 007, l’Ultimo dei Mohicani, Momenti di gloria, riadattati per archi, strumenti che animano la vita della nostra famiglia. Il tutto condito da costumi e animazioni assolutamente pertinenti che rendevano oltremodo gradevole la visione di questi filmati. Li ho incontrati per saperne di più…

 

Com’è nata l’idea di questi video?
«L’idea è nata da noi (Cecilia e Daniel) perché desideravamo rimanere in contatto con i nostri amici, anche lontani. Inizialmente abbiamo pubblicato i video delle nostre lezioni quotidiane, consapevoli del fatto che online trovi tutta la musica che vuoi e che è bella da vedere ma se la guardi fatta da chi conosci ha tutto un altro aspetto. In più era un modo per dimostrare come fanno lo smart working i musicisti e quanto lavoro di prove e studio richieda un’esecuzione. In seguito gli amici ci hanno chiesto di pubblicare altro, così abbiamo pensato di coinvolgere i ragazzi: questo ben si conciliava con l’esigenza di farli studiare, dato che le lezioni si erano bruscamente interrotte. Consapevoli anche che lo studio sulle singole note dopo ore e giorni diventa noioso, abbiamo proposto loro queste esibizioni: veri e propri concerti davanti alla telecamera che diventavano allo stesso tempo insegnamento di come si suona insieme e di quanta difficoltà ci sia in un’esecuzione senza la tecnologia che modifica in caso di errore. Non essendo noi in grado di tagliare e ricucire i video, qualora l’esecuzione non fosse stata perfetta alla prima, andava rifatta interamente dall’inizio! Per questo hanno avuto modo di capire cosa significhi esibirsi in maniera perfetta e quanto lavoro, dedizione e attenzione richieda. In sostanza, studiavamo insieme e poi ci esibivamo di fronte alla telecamera. La scelta dei pezzi è venuta a Cecilia mentre guardavamo una serie di film classici durante la quarantena. Ogni video aveva un lavoro di una settimana / dieci giorni».

 

Voi genitori siete due musicisti di professione, mentre i ragazzi chiaramente no. Il loro avvicinamento alla musica come è avvenuto?
«Inizialmente li abbiamo indirizzati sugli strumenti su cui anche noi potevamo seguirli, in modo da aiutarli e farli crescere, detto ciò se un giorno vorranno smettere, liberissimi di farlo, ma siamo convinti che la musica aiuti a sviluppare una certa destrezza. Il nostro è uno strumento completamente asimmetrico: mentre una mano fa un gesto, l’altra fa il gesto diametralmente opposto. Questo paradossalmente aiuta anche in altre situazioni».

 

Perché è importante che i ragazzi studino musica?
«Sia perché favorisce la manualità ma anche perché esercita la pazienza e la determinazione. Soprattutto all’inizio ci si esercita tanto ma i risultati non arrivano subito, come spesso in questo mondo troppo veloce ci si abitua a pensare; passi innumerevoli frustrazioni e momenti di sconforto e dopo anni sei arrivato non al livello dieci, ti affacci solo al livello 1. Studiare musica insegna il lavoro duro e così  comprendi che la piantina cresce se innaffiata quotidianamente tutti i giorni. Studiare musica ti aiuta nello studio delle lingue e della matematica, oltre ad aprirti la mente».

 

Secondo voi cosa manca nelle scuole a livello di insegnamento musicale?
«Senza voler generalizzare, ma in genere manca l’insegnamento della storia della musica. É importante raccontare le basi e i compositori che hanno scritto le grandi musiche che tutti conosciamo. Tutti riconoscono certe melodie ma pochi sanno chi le ha composte! Inoltre la storia della musica incarna tutti i valori di determinati periodi storici, esattamente come la letteratura. Studiarla significa approfondire la propria cultura. Sarebbe importante anche esercitare la musica polifonica, studiare canto in un coro fin da bambini».

 

Quante ore al giorno vi esercitate?
«Tante. Kavakos diceva: “io lascio il violino due giorni all’anno: Natale e Pasqua”. Ora, senza voler esagerare così, per comprendere cosa significa studiare uno strumento è necessario considerare che almeno un’ora serve al riscaldamento: scale, arpeggi ecc. Poi si parte con la tecnica e passa un’altra ora, infine si comincia a studiare il pezzo con l’intonazione e il resto. Quindi due ore solo per prendere in mano lo strumento, diciamo così. Un ragazzino dovrebbe fare almeno due ore al giorno. É chiaro che l’esercizio deve essere quotidiano, se si avvicinano i concorsi si studia tutto il giorno».

 

Per cinque anni la vostra famiglia è stata in Francia. Com’è fare il musicista all’estero?
«Purtroppo migliore rispetto all’Italia in termini di qualità lavorativa. All’estero hanno capito che il musicista, che è un artista, ha bisogno della sua alternanza lavorativa, ovvero sia il tempo di studiare a casa e di riposarsi dal palco. Qui in Italia non viene riconosciuto il lavoro di studio a casa come tempo lavorativo, si considera come tale solo quello fatto in teatro (prove e concerto). Come se si potesse improvvisare un’esibizione ad alti livelli! Invece il lavoro a casa è fondamentale e richiede molto tempo».

La chiacchierata con Daniel e Cecilia è stata molto lunga ed altrettanto interessante, scoprendo che si sono conosciuti ed innamorati al conservatorio, violoncellista lei e violista lui. Fin da giovanissimi hanno avuto carriere che hanno preso strade diverse ma che si sono intrecciate, aldilà del piano sentimentale, anche sul piano professionale. Suonano insieme, quando possono, costituendo un magnifico duo e studiano spronandosi al miglioramento continuo l’uno dell’altra. Il loro amore reciproco, sublimato da quello per la musica che vedo evidente negli occhi di entrambi, ha contribuito a rendere inscindibile il loro sodalizio nell’arte e nella vita. Daniel, che sarebbe opportuno chiamare “Maestro Formentelli” è un musicista di fama internazionale, Cecilia, dal canto suo, è un’affermata violoncellista pur non facendolo come unico mestiere. Insieme ai loro tre figli ci hanno regalato una lezione importante. Nella vita come nella musica contano poche cose: una famiglia unita, una forte passione che ti sproni a dare il meglio di te, lo spirito di sacrificio e la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi. Il tutto condito da tanti sorrisi e da tanto amore.

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