Con quella pancia un po’ così…

Noi che giocavamo a Fatima

Prendiamo a prestito Paolo Conte per raccontare di una simpatica rimpatriata di vecchi amici nel campetto spelacchiato della chiesa di Fatima, quello della loro giovinezza. C’erano tanti anni, tanti chili e tanti acciacchi in più. E tanti capelli e tanto fiato in meno. Eccoli. Non esitano a rischiare il poco o tanto dell’amor proprio rimasto in serbo, cimentandosi di nuovo in una partita di calcio non a tempo ma all’ultimo respiro, che, tranquilli anche gli spettatori, arriva presto. Tempi di rock and roll, sfruttando un famoso cantautore, il nostro “Ligabue”. Certo pure lui qualche calcio su quel “tappeto” ex erboso l’avrà dato, no?

Alle spalle di alcuni dei presenti, ci sono grandi momenti di gloria: per Salvatore Bagni c’è una vita da mediano in Nazionale e in grandi squadre come Inter e Napoli, per Orazio Rustichelli c’è la grande epopea nelle Riunite e nella Nazionale di basket, ancora altri come Gianni Gualdi e Tullio Magnani erano assi portanti della vecchia Spal pallacanestro. Poi c’è chi è ingegnere, chi artigiano, e così via … non tutti baciati dalla notorietà ma tutti importanti allo stesso modo gli uni per gli altri, gli amici di sempre, che per l’occasione ritornano spensierati scavezzacolli con il pallone, i nostri “cavester” di strada.

Ma bando alle ciance, inizia la partita.

In campo gli stati d’animo variano di minuto in minuto; nell’ordine, divertimento, fiatone, male di gambe, crampi, arsura, in linea con l’età non più verde… ma agonismo sempre, voglia di primeggiare anche attraverso pratiche al limite della correttezza. Le imprecazioni verbali sono rimaste invariate nel tempo. Sul campo non ci sono più amici ma avversari tenaci fino al fischio finale dell’arbitro che ha conservato, almeno lui, pur quasi paonazzo, quel minimo di fiato sufficiente a far trillare il fischietto,

Alla fine, il risultato: e chi lo ricorda? Scomparso. I partecipanti sono tutti abbracciati, nella foto ricordo finale. Questo è il risultato che conta.

Provate a riconoscerli, da sinistra a destra, accosciati: Donato-Fabrizio-Alvaro-Mauro-Enrico-Orlando-Gianni-Giovanni-Aldo-Roberto

In piedi ci sono: Giorgio-Luciano-Massimo-Tullio-Senen-Luciano-Salvatore-Fulvio-Orazio-Stefano-Renzo-William-Maurizio-Franco-don Walter.

Terminati gli adempimenti per la stampa locale, tutti sotto la doccia poi a mangiare, bere, fumare, come un tempo. Partono gli sfottò e i ricordi piccanti. E si ricorda chi non c’è più, con un po’ di malinconia. Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia, diceva il Magnifico. Ma magnifico è ritrovarsi perché la vita continua: dice questa giornata a Fatima.

Allora, alla prossima rimpatriata, ragazzi d’antan, però con la promessa reciproca di trovarsi un po’ più tonici e allenati. Sarà così? Sulla seconda parte dell’auspicio è lecito dubitare.

Condividi:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Leggi anche

Newsletter

Torna su