Con la Luisa, l’edicola c’è, da una vita

Giornali per vocazione, con il sorriso stampato

Erano gli anni Cinquanta quando i genitori di Luisa Andreoli, il signor Giovanni e la moglie Maria misero su un banchetto per la vendita di giornali. Stava sotto l’arcata dei portici di corso Mazzini, di fronte al portone al civico 25. Nell’androne di quel portone Jolanda, che era la fiorista del paese, esponeva e vendeva i suoi fiori e le sue piante. Lo dico perché ai correggesi piace da matti discutere la collocazione e il succedersi negli anni dei negozi. A quei tempi corso Mazzini e vie confluenti erano occupati da esercizi commerciali d’ogni tipo e da laboratori artigianali, con un continuo viavai di gente. Anche se i giornali quotidiani erano ancora per una fascia limitata di clienti, in pochi metri oltre ad Andreoli c’erano il negozio di Bonaretti, che principalmente vendeva cartoleria dove oggi c’è la sede di Primo Piano, Riccò con l’unica vera edicola davanti al Municipio, e Verter Montanari in via Antonioli, che era anche profumeria.

Mi racconta Luisa Andreoli: «Nel dopoguerra erano popolari soprattutto i fotoromanzi, tipo Bolero film e Grand Hotel, che utilizzavano il linguaggio cinematografico, e i loro parenti stretti, i fumetti come Tex e Diabolik. Si vendevano anche le pubblicazioni settimanali per ragazzi, da Topolino al Corrierino dei piccoli al Vittorioso. Nel 1961 il banco dei miei genitori si trasformò in una piccola edicola. Col “miracolo economico” crescevano le disponibilità delle famiglie e quindi aumentava la domanda di giornali e di periodici. Finalmente leggere non era più un lusso. Acquisirono una larga diffusione, oltre ai quotidiani d’informazione e sportivi, i rotocalchi, dalla Domenica del Corriere a Grazia, e le riviste legate alla crescente espansione della televisione, come TV sorrisi e canzoni. Nascevano pubblicazioni osé, da Le ore a Playboy, e avevano un enorme successo le figurine Panini».

E veniamo alla storia di Luisa. «Nel 1961 mio padre morì, e io, a diciassette anni, presi il suo posto.» Non la contraddico, ma è evidente che Luisa si confonde. Chi ci crede che oggi lei vada per gli ottant’anni? Nessuno, ovviamente. «All’inizio mi pareva un mestiere arido, rapporti impersonali, buongiorno-buonasera (perché c’era anche l’edizione serale di alcuni quotidiani, attività che è stata presto sostituita dall’invadenza dei telegiornali). Di quel periodo ricordo il freddo d’inverno: io e mia madre ci riscaldavamo con le braci di un fornellino. Però pian piano i clienti crescevano, erano di ogni estrazione e si fermavano a fare due chiacchiere; allora è diventata un’occupazione piacevole. Questo è stato il periodo d’oro della carta stampata. C’erano sei o sette quotidiani, meno della metà delle testate che circolano oggi, ma se oggi vendo quindici copie di un giornale importante allora ne vendevo il triplo. Si vendeva ogni tipo di pubblicazione. Cominciavano ad apparire le riviste specializzate, le enciclopedie a fascicoli ebbero un boom notevole, i periodici di storia e sulla natura offrivano una specie di formazione permanente. Finché nel 1983 ci siamo trasferiti, abbiamo potuto investire nell’edicola in piazza Garibaldi in cui lavoro tuttora. C’è da dire non solo che i correggesi erano diventati assidui lettori ma anche che l’offerta di carta stampata era davvero qualificata: periodici come Epoca, Gente, L’Europeo, L’Espresso erano signore riviste. È cominciata in quegli anni la comparsa dei libri nelle edicole, prima al traino dei quotidiani e poi in modo autonomo. Subito dopo sono arrivati, pian piano, i giochi per bambini: un arricchimento dell’offerta delle edicole che ultimamente è diventato preponderante rispetto alla vendita dei giornali. Reggono il modellismo, l’enigmistica e la stampa specializzata. Prima la televisione e poi internet hanno fagocitato tutto: i viaggi, le notizie, l’arte, la fotografia.»

In effetti è proprio come dice Luisa. Le nuove tecnologie e il finanziamento pubblico (complessivamente oltre trenta milioni di euro all’anno) consentono a molti editori di andare in edicola vendendo poche copie. E comunque le tirature dichiarate negli ultimi quindici anni si sono ridotte a un terzo, la pubblicità sceglie altre strade e gli editori storici, quelli strutturati per fare ancora un vero quotidiano, sono in rosso. Continua Luisa: «Poi c’è un aspetto qualitativo. Sparite le vecchie gloriose riviste, ormai l’edicola straripa di periodici dai nomi più vari ma dai contenuti identici, pieni non di notizie ma degli stessi pettegolezzi insulsi. È il tentativo di scimmiottare le chat e i social. Il fatto è che progressivamente i correggesi abituati a leggere e ad informarsi attraverso il materiale cartaceo si riducono, non c’è niente da fare».

Ma allora non c’è futuro per le edicole? «Non credo.
A meno di non abbinare la stampa con tanti altri prodotti. È in qualche modo un ritorno alle origini. Guarda, fino a vent’anni fa le edicole si vendevano e si compravano, oggi si chiudono. Non solo il reddito che danno è risicato, ma anche il lavoro è impegnativo e non piace ai giovani. Aggiungici che siamo soggetti al monopolio di una unica società di distribuzione per tutto quello che vendiamo. Un tempo arrivavano periodicamente gli ispettori dei maggiori editori di quotidiani a misurare la nostra efficienza: ad esempio dovevamo avere almeno una copia invenduta, segno che coprivamo completamente il mercato. Oggi decide il distributore, che nel gioco dei resi fa cassa sulle nostre spalle. Peccato, perché rimane un bel mestiere

Peccato davvero. Senza ironia: sei un’istituzione, un presidio di comunità. «Ho il carattere di mia madre, mi piace ascoltare e parlare con la gente, senza però fare da amplificatore dei pettegolezzi. Ricordo che una volta raccontai una maldicenza a mia madre e lei mi diede uno schiaffo. C’è un’etica in questo mestiere. Qualche volta ci si arrabbia, come con quel tipo che insisteva per comprare solo la pagina reggiana del Resto del Carlino perché le altre non le leggeva. O con qualcuno che ordina gli arretrati e poi scompare. Ma il rapporto con la gente per me è sempre bellissimo.» Edicola in latino significa “piccolo tempio”. Nell’edicola dei giornali si onorano ancora cultura e gentilezza.

Giovanni Andreoli e la moglie Maria.

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