Compie un anno la comunità laudato si’ di Novellara

Paolo santachiara e Don Giordano raccontano l'esperienza

Parliamo di un’esperienza che si svolge a Novellara e qualche lettore potrà obiettare che deroghiamo dalla nostra congenita correggesità. Ma non solo le cose cattive viaggiano nel mondo. Anche quelle buone per fortuna: figuriamoci tra comuni confinanti! E poi i protagonisti che ce ne parlano hanno a che fare con noi, ospiti di occasioni volute qui a Correggio da Primo Piano incontri: con Carlin Petrini sul cibo e con Raffaele Cantone sulla legalità. Risolto l’ostacolo del campanile, veniamo all’esperienza che merita la nostra attenzione: la Comunità Laudato si’ di Novellara, che compie un anno di vita. Ne parliamo con Paolo Santachiara, fiduciario della Condotta Slow Food di Reggio Emilia, e con Don Giordano Goccini, correggese doc e parroco di Novellara. La parola a Paolo.

 

Come e quando, caro Paolo, è nata la Comunità Laudato Si’a Novellara?
«Era il 4 ottobre, circa un anno fa, quando a Novellara si è costituita la Comunità Laudato Si’, parte di una rete più grande composta da una cinquantina di gruppi analoghi sparsi in tutta Italia e nel mondo. Le comunità Laudato Si’ traggono diretta ispirazione dall’Enciclica omonima di Papa Francesco e si propongono di riflettere e lavorare per promuovere un’ecologia integrale, cioè una particolare attenzione alla salvaguardia della nostra Casa Comune, al rispetto della Terra e di ogni uomo che la abita».

 

Quali sono gli obiettivi e le finalità che questa Comunità si è data? cosa avete realizzato insieme sino ad oggi?
«L’obiettivo è quello di sostenere iniziative concrete che possano salvaguardare l’ambiente interrompendo l’inquinamento della terra, dell’aria e dell’acqua e stimolare cammini che pongano l’attenzione alle situazioni di fragilità sociale favorendo il nascere di oasi di fraternità. A Novellara la Comunità Laudato Si’ è composta da circa 40 persone, sia credenti che non credenti, provenienti da molteplici esperienze culturali e di età diverse, che si sono incontrate periodicamente cercando di affrontare temi che sono partiti dall’impatto delle attività umane sull’ambiente e sulla salute di ciascuno e hanno approfondito poi la produzione sana del cibo, il suo commercio, la finanza etica, e l’educazione dei bambini e degli adulti».

 

Quali sono i prossimi passi?
«Ci stiamo muovendo per creare una cooperativa fra piccole aziende agricole virtuose, così da realizzare una rete che favorisca il diffondersi di attività rispettose dell’ambiente attraverso metodologie biologiche e biodinamiche. Stiamo lavorando all’apertura di uno spazio di vendita, incoraggiando la piantumazione di alberi per ridurre la presenza di CO2 nell’aria e cercando di stimolare la comunità civile a crescere nella consapevolezza delle connessioni tra tutti i settori produttivi ed economici, con il benessere profondo di ogni essere vivente. Intendiamo inoltre coinvolgere in questo cammino anche i bambini, attraverso un approccio al loro sviluppo educativo per giungere alla formazione di idee e conoscenze, sia in ambito cognitivo che in abito etico ed emotivo. Stiamo quindi provando a costruire un “Laboratorio delle idee”, che si propone di educare allo “stare nel mondo”rendendo i bambini osservatori critici e competenti e, di conseguenza, attori e produttori di cambiamento nel presente e nel futuro».

Sentiamo adesso Don Giordano.

Quali sono, caro Don Giordano, le tematiche dell’enciclica di Papa Francesco che vi hanno spinto a fondare questa Comunità?
«Direi non tanto le tematiche ma piuttosto la prospettiva di fondo, ovvero una nuova visione antropologica. Il Papa sceglie San Francesco ed il suo riconoscersi “creatura tra le creature” e lo mette al centro di un nuovo umanesimo. Questa è la vera sfida dell’enciclica. Certamente i temi appartengono poi ad un’agenda concreta di cose da fare e di atteggiamenti da cambiare. Ma prima di tutto questo c’è una visione da cambiare, e questa è certamente quella che mi interessa di più, anzitutto per la Chiesa: anche nella teologia infatti, complice una lettura unilaterale del testo della genesi, l’uomo è da sempre posizionato al centro della creazione. Nella Laudato Si’ invece c’è questa nuova consapevolezza che spinge a considerare che, senza tutte le altre creature e senza una comunione universale con tutti gli esseri viventi, l’uomo non ha più vita, anzi è proprio l’uomo che nel suo delirio di onnipotenza sta rovinando un equilibrio della creazione, un ecosistema. Ecco la responsabilità di essere fratello con tutte le creature».

 

Si tratta dunque di accelerare i passi verso nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale?
«La proposta di Papa Francesco va verso un’ecologica integrale. Sappiamo che la nostra vita è diventata globalizzata e interconnessa: non si può pensare di parlare di acqua senza parlare di rispetto delle popolazioni indigene, non si può parlare di energia senza parlare di guerra e armamenti, non si può parlare di piante senza parlare di economia. In sintesi il grido della terra ed il grido dei popoli vanno ascoltati insieme. L’altra prospettiva che mi piace molto di questa enciclica è quella ecumenica: la Laudato Si’ è una comunità di credenti e non credenti, che lavorano insieme partendo da valori che contengono una visione dell’uomo. Lo dico con rammarico, la Chiesa ha affrontato la Laudato Si’ con una sostanziale indifferenza e fatica a seguire Papa Francesco nel suo respiro universale, per l’umanità, la storia, la terra».

 

Come far sentire al mondo la voce dei più vulnerabili, come si chiede nella Laudato Si’?
«È un problema molto serio: c’è un gran rumore di fondo e quando si prova ad amplificare la voce dei più vulnerabili ci si accorge che non si fa altro che aumentare quel rumore di fondo. Credo però che la via più promettente sia quella delle storie, delle narrazioni delle voci e delle persone reali. Il web, che doveva essere lo strumento per dare voce a tutti, in questo momento crea molta confusione e fatica ad accendere i riflettori sulle persone che ne hanno davvero bisogno. In questo mondo globalizzato credo che il primo passo per ascoltare la voce dei poveri sia quello di ascoltare quelli che abbiamo tra di noi. I nostri vicini di casa. Nella voce dei poveri c’è un grande riscatto, una grande potenzialità e nella loro voce c’è un antidoto alla nostra stanchezza, una guarigione a questa nostra indifferenza».

 

La nuova enciclica di Papa Francesco parla di fraternità. Una nuova sfida per la Chiesa?
«C’è una grande sfida teologica in questa nuova enciclica. È un ribaltamento di prospettiva che vede “nell’altro” non solo qualcuno da rispettare ma, ancora più, qualcuno di cui si ha bisogno per raggiungere Dio. Tornano tanti temi già trattati nella Laudato Si’ ma visti dal punto di vista della fraternità tra i popoli. Papa Francesco utilizza l’immagine del poliedro e non della sfera, l’umanità è un poliedro con tante facce e tante sfumature».

 

Grazie a Paolo e a Don Giordano. Non ci resta che augurare buon lavoro a loro e a tutti coloro che si impegnano per costruire un mondo migliore.

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