Cocomeri da primato ed è subito amore al primo morso

A Novellara la festa estiva di “Miss Anguria”

Il 29 luglio scorso si è svolta a Novellara la tradizionale festa di “Miss Anguria” organizzata dalla Pro Loco, quest’anno con l’interessante novità di una prestigiosa ambientazione: il cortile ed il palcoscenico nella Rocca dei Gonzaga. Tantissimi i partecipanti e gli spettatori.  

La festa è stata caratterizzata da due avvincenti sfide. La prima, che premia il cocomero più pesante, ha decretato come vincitrice l’Azienda Scarlassara di Cadelbosco, che ha presentato in gara un frutto da ben centoventuno chilogrammi. Mentre la seconda, che premia il cocomero con il più alto grado zuccherino, ha incoronato l’Azienda Agricola Brioni di Novellara.

Come ha poi ricordato il presidente della Pro Loco novellarese Marco Villa, un momento fondamentale dell’evento, a cui si teneva particolarmente, è stata la consegna della borsa di studio ad uno studente meritevole in memoria di Gabriele Bartoli, il novellarese protagonista delle scorse edizioni, scomparso prematuramente, che credeva fermamente nella formazione dei giovani agricoltori.

Dell’importanza di Miss Anguria per Novellara, e del settore agricolo correlato, abbiamo parlato con il presidente del Consorzio di tutela dell’Anguria Reggiana IGP, Ivan Bartoli, che siamo andati a trovare proprio nella sua azienda.

Bartoli, quant’è importante per l’economia agricola novellarese la coltivazione del cocomero?
«Il Consorzio di tutela dell’Anguria Reggiana IGP comprende sedici comuni al nord della via Emilia, delineando confini ben precisi all’interno dei quali si può identificare l’anguria IGP. Il Comune di Novellara è quello con la produzione più elevata, circa il 70% di quella complessiva, a seguire troviamo Cadelbosco e Gualtieri.

Per l’economia novellarese la coltivazione di anguria ricopre una superficie fra i cento e i centoventi ettari; come produzione lorda vendibile ricopre il primo posto nel settore agricolo».

Come mai nel 2016 è stata riconosciuta nella bassa reggiana l’unica IGP del prodotto per tutta Italia?
«Si tratta di un progetto partito nel 2009, con grande supporto della provincia di Reggio Emilia, nato dall’esigenza degli agricoltori di identificare il proprio prodotto sul mercato con un unico marchio, anche evocando la storia centenaria della nostra zona a proposito della coltivazione dell’anguria. Il tutto accade in buona parte grazie alla predisposizione dei nostri terreni, argillosi e giovani, ricchi di potassio ed altre sostanze che fanno la differenza, non tanto in termini quantitativi ma specialmente qualitativi».

Quali caratteristiche la distinguono dalle tante in commercio?
«La caratteristica principale è la garanzia del grado brix zuccherino molto elevato, ossia dodici, che deriva in buona parte da una coltivazione peculiare e da un metodo di raccolta specifico. Noi garantiamo tre stacchi, in modo da raggiungere la maturazione ottimale del prodotto. Andiamo cioè a staccare i cocomeri almeno tre volte nello stesso campo con la roncola: battendo i frutti uno ad uno, devono avere caratteristiche organolettiche e visive impeccabili. I clienti di riferimento sono una nicchia, soprattutto il banco da frutta specializzato che necessita di dimensioni sempre più grandi per poter fare del porzionato e vendere così delle fette di cocomero di varie taglie».

Le tecniche di raccolta sono quindi ancora quelle di una volta, con lo spiccatore?
«Si, esatto, lo stacchino o spiccatore: è la figura indispensabile per la IGP reggiana, regolamentata dal disciplinare di produzione, perché ci permette di fare la differenza e raggiungere la garanzia voluta per il nostro prodotto. Il che ti fa poi provare “quell’amore al primo morso”, come dice il nostro slogan promozionale». 

L’industrializzazione ha cambiato qualcosa nella lavorazione del prodotto?
«Il commercio all’ingrosso sta cambiando, perché il mercato chiede una confezione, mentre noi abbiamo sempre lavorato con le maxi confezioni da trecento chilogrammi, che sono ideali per la produzione dei cocomeri. Adesso i commercianti cominciano a chiedere confezioni più ridotte, anche da due angurie; un’altra esigenza che si sta manifestando è di spedire lontano la merce, anche all’estero, quindi di conseguenza si presenta la questione articolata del contenitore di spedizione, la logistica ed i costi correlati. Inoltre è sempre più richiesta un’ulteriore lavorazione che è la spazzolatura, per togliere i residui di terra e preparare confezioni più piccole, fino alle mini-confezioni da due angurie».

Il cambiamento climatico sta comportando problemi per i coltivatori e per i consumatori? I consumi e il mercato come vanno?
«Il cambiamento climatico ci sta mettendo a dura prova. Negli ultimi vent’anni è cambiata tantissimo la coltivazione dell’anguria ed anche alcune tecniche di produzione, poiché il sole è più intenso che in passato. Una nostra prerogativa è quella delle serre per la coltivazione, che ci stanno salvando dai cambiamenti climatici. Nonostante le grandinate sempre più frequenti e pesanti, per esempio, riusciamo a sventare la perdita del raccolto. È quindi diventato indispensabile ormai lavorare in coltura protetta. Inoltre la serra può servire da ombreggiante nelle estati calde: la pianta riesce a stare meglio e si può evitare una forzatura alla maturazione, mantenendo il ritmo di maturazione classico di trentacinque/quaranta giorni. Evitiamo così quell’accelerazione che non consentirebbe di raggiungere la garanzia del grado brix stabilito».

Per ulteriori informazioni e curiosità
  www.anguriareggianaigp.it

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